Se chiedi solo una cortesia e in automatico ti rispondono: «Non ho soldi»

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21 maggio 2016

Un piccolo episodio mi ha illuminato. Riguarda me e dunque perdonerete la questione personale. Lo racconto semplicemente, per come si è svolto, per le parole che sono state usate, per il tono delle parole che sono state usate. Rientravo verso casa, quasi le sei di pomeriggio, quell’aria di Roma leggera e avvolgente, l’ultimo saluto a Marco Pannella a piazza Navona. A quattrocento metri dall'”arrivo”, mi cade la catena della bici. Peraltro appena sostituita, piena di quel bel grasso che non se ne va più. Non è più

come un tempo, quando la catena che scende ti pare un incubo, oggi fai quattro operazioni e riparti. Questa volta, non so perchè, le operazioni diventano otto, poi sedici, e via di multipli. Un casino. Ho una giacca crema intenso che col grasso non lega. Provo a tenerla fuori. Riparto finalmente, arrivo davanti al portone. Già, le  chiavi: e adesso le mani in tasca chi le mette così conciato?

Arrivano tre persone, un uomo con due signore. Penso sia corretto rivolgermi a lui, mostrandogli le mani nere di grasso: «Mi perdoni, le posso chiedere una cortesia?». (Che poi sarebbe mettermi la mano nella tasca per due decimi di secondo, estrarre le chiavi, rimettermele in mano, e andarsene, essendo ringraziato per l’eternità). No, il tipo che veste elegante da grande magazzino, alza appena lo sguardo, temo non intercetti neppure lo stato pietoso delle mie mani e con tono deciso fa: «No guardi, NON HO SOLDI».

Non hai soldi? Non è una buona cosa per te, fratello, ma io in verità volevo solo chiederti se mi mettevi la mano in tasca (senza altri obiettivi) e mi cavavi fuori le chiavi. Tutto qui. Senza dazioni di denaro. Nè da parte mia nei tuoi confronti, nè da parte tua nei miei, se questo ti può rassicurare. Per cui, con molta calma mi produco in un ulteriore sforzo liberale, evitando prima di tutto di ridergli in faccia e, in secundis, di mandarlo poderosamente a cagare. Il mio obiettivo primario è un cristiano che mi prenda le chiavi dalla tasca. Gli faccio presente, dunque, il mio stato, sventolando le mani come si faceva un tempo nella rivista americana quando i neri li facevano i bianchi e si tingevano col lucido da scarpe: «No guardi, in realtà avevo bisogno solo di un aiuto…» Lui stavolta qualcosa intercetta ma gli resta addosso la paura dell’ignoto. E di un ignoto, che sarei io. Per cui, allontanandosi risponde: «E non ho neanche dei fazzolettini…»

A questo punto della partita, che per me è malinconicamente persa, soccorre la  leggerezza femminile. La consapevole leggerezza femminile, che vuol vedere le cose e magari cercare anche di capirle. Una delle due signore si ferma, sorride, e con il sorriso si mette in posizione di ascolto. La ringrazio, dico subito, in verità non volevo soldi nè altro, ma solo un aiuto tecnico. Vede le mie mani, se può prendermi lei le chiavi nella giacca le sarei grato. La signora ha accorciato le distanze, semplicemente. Mette una mano in tasca, me le porge, sorride nuovamente e torna dal pirlone.

Resto impressionato da un aspetto preciso di questa piccola storia, che si innesta naturalmente su situazioni molto più grandi e problematiche. Quel signore non ha neppure guardato, alzato gli occhi, il che gli avrebbe forse consentito di capire meglio chi aveva di fronte. Appena ha sentito il «mi perdoni, le posso chiedere una cortesia?», peraltro espresso in italiano impeccabile, ha risposto in automatico: «NON HO SOLDI». Un riflesso assolutamente condizionato, un’opposizione preventiva a qualsiasi fastidio possibile, certificazione evidente di uno stato di palese esasperazione. Diceva Grazia Cherchi molti anni fa, per spiegare come uscire dal senso di colpa verso tanta gente che soffre e che “chiede”, che ogni giorno valutava una situazione, una e una sola. E a quell’unica situazione, offriva il suo piccolo tesoretto di giornata. Tutti gli altri disperati che lo stesso giorno si fossero posti sulla sua strada non avrebbero avuto nulla. E così il giorno dopo, ancora uno e uno solo.

Quello era un tempo ancora possibile, il dolore delle persone non era così evidente come oggi, l’emergenza molto più blanda, eppure una persona sensibile come Grazia Cherchi si poneva già il problema. Oggi evidentemente anche un piccolo accenno, ci fa scattare in automatico il nostro miglior «NON HO SOLDI». Non importa se hai davanti un occidentale ben vestito che ha solo le mani molto sporche e parla in buon italiano. I tuoi occhi non lo vedranno neppure, sentirai solo quelle parole, la richiesta di aiuto e questo ti basterà. Un pericolo, dunque da evitare.

Ps. Se il mondo possa esser salvato dalla profondità femminile, rispetto alla pochezza dei maschi, è dibattito già aperto. Ho le mie idee sull’argomento, a cui oggi aggiungo un episodio illuminante.

TAG: barbarie
CAT: Roma

Un commento

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  1. pistis-luigi 2 anni fa
    Bello, bellissimo episodio, ulteriore conferma di quanto sia deteriorata la società in cui viviamo. L'avete notato? la gente fa persino fatica a rispondere al saluto, non sposta nemmeno gli occhi per vedere chi ha detto Buongiorno!
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