La moda e le mode

Guido Guerrieri, Lolita Lobosco e Salvo Montalbano: stile, fascino e mistero dei protagonisti del crime italiano

di Chiara Perrucci 12 Febbraio 2026

Dai romanzi di Carofiglio, Genisi e Camilleri alla tv di successo: identità, moda, amore e location iconiche dei personaggi polizieschi più amati dal pubblico

 

Il genere poliziesco non è soltanto indagine e suspense: è atmosfera, identità, psicologia, dettagli. È il modo in cui un personaggio entra in scena, il taglio di una giacca, il rumore dei tacchi su un selciato antico, la luce del mare che incornicia un commissario pensoso.

In Italia, tre figure dominano l’immaginario contemporaneo: Guido Guerrieri, Lolita Lobosco e Salvo Montalbano. Diversi per carattere e ambientazione, ma accomunati da un magnetismo narrativo che travalica la pagina scritta per conquistare la televisione — e il guardaroba emotivo del pubblico.

Guido Guerrieri: l’avvocato inquieto che seduce con l’intelligenza

Creato dalla penna raffinata di Gianrico Carofiglio — ex magistrato, scrittore attento alle sfumature morali e alla fragilità umana — Guido Guerrieri nasce nei romanzi “Testimone inconsapevole”, “Ragionevoli dubbi”, “Le perfezioni provvisorie” e “La regola dell’equilibrio”.

Carofiglio costruisce un protagonista lontano dall’eroe infallibile: Guerrieri è un avvocato brillante, ma profondamente inquieto. Vive ogni caso come una questione personale, oscillando tra razionalità e vulnerabilità. In tv, nella fiction “Guerrieri – La regola dell’equilibrio”, il volto è quello intenso di Alessandro Gassmann, che restituisce al personaggio un’eleganza asciutta e contemporanea. Il pubblico ha premiato Guerrieri per la sua dimensione intima e realistica. Non è un uomo d’azione, ma di pensiero. La sua forza sta nell’empatia — e nella capacità di mettersi in discussione. Un tratto che lo rende incredibilmente moderno. Guerrieri incarna un’eleganza maschile discreta: completi sartoriali dai toni scuri, camicie impeccabili ma mai ostentate, silhouette lineare, dettagli sobri. La sua passione per la boxe racconta un uomo che combatte — più con sé stesso che in aula. Il fascino nasce proprio da questa tensione interiore. Separato dalla moglie Sara, vive un amore sospeso, nostalgico. Non è il seduttore sicuro di sé, ma l’uomo che sente la mancanza. E questa malinconia lo rende umano, vicino, vero. La Bari notturna, silenziosa e profonda, riflette il suo mondo interiore. Vicoli, luci basse, atmosfere intime: la città diventa un’estensione psicologica del personaggio.

Lolita Lobosco, vicequestora che cammina sui tacchi 12 e sulle proprie regole

Lolita nasce dai romanzi di Gabriella Genisi, autrice che ha saputo creare una protagonista femminile forte e moderna, ispirata anche a figure reali del mondo della polizia. In televisione, Luisa Ranieri ne amplifica il carisma trasformandola in un’icona pop della fiction italiana. Le tre stagioni de “Le indagini di Lolita Lobosco” hanno registrato ascolti altissimi, consacrando Lolita come simbolo di una nuova eroina televisiva: professionale, autonoma, consapevole della propria sensualità. Lolita è moda in movimento. Tacchi a spillo anche sulla spiaggia, abiti che esaltano la silhouette, rossetto deciso, capelli sciolti dal vento del lungomare. Guida una Bianchina rossa, cucina spaghetti all’assassina, indossa Louboutin con naturalezza. È la dimostrazione che femminilità e autorità non sono in conflitto. Lolita mette il lavoro al primo posto. Non rinuncia all’amore, ma lo vuole alla pari. Come lei stessa afferma: “un uomo accanto, non davanti”. La sua malinconia non è debolezza: è spazio personale. È la scelta di una donna che sa chi è. La Bari di Lolita è luminosa, solare, vibrante. Il lungomare, i vicoli di Bari Vecchia, le terrazze con vista sulla Cattedrale di San Nicola: ogni location è un set naturale che unisce eleganza e identità territoriale.

 

L’attrice Luisa Ranieri nei panni della vicequestora Lolita Lobosco, fiction Rai. Courtesy of Press Office Rai.

Salvo Montalbano: il commissario che ha fatto della Sicilia un’estetica mondiale

Creato da Andrea Camilleri, maestro del giallo italiano, Montalbano nasce nei romanzi ambientati nella Vigata immaginaria. Camilleri, con la sua lingua ibrida tra italiano e siciliano, ha costruito un universo narrativo unico. Un mondo in cui ironia, malinconia e senso di giustizia convivono. La serie televisiva con Luca Zingaretti è diventata un pilastro della fiction italiana: 15 stagioni, milioni di spettatori, un fenomeno culturale che ha attraversato generazioni. Montalbano non è glamour, ma è magnetico: camicie di lino, giacche leggere, occhiali scuri, movimenti misurati. La sua vera cifra estetica è la lentezza. E poi c’è la cucina: arancini, pasta ‘ncasciata, pesce fresco. Il cibo diventa rituale, identità, sensualità quotidiana. Il rapporto a distanza con Livia è fatto di telefonate, silenzi e incomprensioni. Montalbano ama, ma fatica a conciliare lavoro e sentimento. È l’eterna tensione tra senso del dovere e desiderio. La casa affacciata sul mare è diventata meta di pellegrinaggio. La Sicilia barocca, luminosa, intensa: il paesaggio è parte integrante del personaggio.

Luca Zingaretti nei panni del Commissario Salvo Montalbano, serie tv di enorme successo Rai.

Perché il Sud è lo scenario perfetto?

Il Sud Italia non è soltanto un’ambientazione: è un elemento narrativo strutturale. Bari, la Puglia e la Sicilia offrono luce, contrasti, stratificazioni sociali e culturali che amplificano la dimensione emotiva del racconto poliziesco. A Bari, città di confine tra Oriente e Occidente, convivono modernità e tradizione, legalità e zone d’ombra, eleganza borghese e veracità popolare. È il terreno ideale per un personaggio come Guido Guerrieri, che vive di sfumature morali e conflitti interiori: la Bari notturna, raccolta e silenziosa, riflette la sua introspezione. La stessa città, nella versione luminosa e mediterranea raccontata da Lolita Lobosco, diventa invece spazio di emancipazione femminile: lungomare, vicoli di Bari Vecchia, terrazze assolate. La Puglia offre una bellezza sensuale e contemporanea, perfetta per una vicequestora che unisce autorità e femminilità. La Sicilia di Montalbano, con baroccheggiante e arabesca insieme, e l’inebriante odore del mare di Punta Secca ad aprire i “purmuna” , aggiunge una dimensione quasi mitica. È una terra di silenzi, codici non scritti e memoria profonda. Qui il commissario si muove in equilibrio tra legge e tradizione, tra ironia e malinconia. Il paesaggio non fa da sfondo: è coscienza collettiva, è identità. Il Sud, in sintesi, è il luogo dove il contrasto – luce e ombra, passione e rigore, bellezza e tensione – rende il crime più intenso, più visivo, più umano. Ed è proprio questo contrasto a renderlo narrativamente e persino esteticamente irresistibile.

Guido Guerrieri – “La regola dell’equilibrio” andrà in onda in prima visione su Rai 1 a partire dal 9 marzo (in prima serata). Mentre, la nuova stagione de “Le indagini di Lolita Lobosco” è attualmente in fase di scrittura: le riprese sono previste tra l’estate e l’autunno, con messa in onda successiva su Rai 1 (data ufficiale ancora da definire).

Perché il poliziesco ci seduce così tanto?

Il crime è il genere della verità nascosta. In un mondo complesso, offre una promessa rassicurante: alla fine, qualcosa viene svelato. Ma c’è di più. Il poliziesco racconta conflitti morali, ambiguità umane, passioni trattenute, identità in costruzione. E proprio qui si intreccia con la moda. Moda e crime condividono: costruzione dell’identità e potere dell’immagine, ma anche cura del dettaglio e narrazione personale. Un commissario, un avvocato, una vicequestora non indossano semplicemente abiti: costruiscono un linguaggio visivo. Ogni scelta estetica comunica carattere, valori, desideri.

Tre personaggi, un’unica forza: l’identità

Guido Guerrieri seduce con la mente e la fragilità; Lolita Lobosco conquista con sicurezza e sensualità consapevole. E Salvo Montalbano incarna l’autenticità e il radicamento. Tre modi diversi di essere irresistibili. Tre visioni dell’amore: nostalgico, indipendente, tormentato. Tre autori — Carofiglio, Genisi, Camilleri — che hanno trasformato il poliziesco in un’indagine sull’anima. E forse è proprio questo il segreto del loro successo: non cercano solo il colpevole. Cercano un equilibrio tra giustizia e sentimento, tra rigore e passione, tra identità pubblica e desiderio privato.

Proprio come la moda.

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