Covid, cosa è successo in Lombardia? Le risposte scientifiche in uno studio

10 Luglio 2020

In Lombardia il Covid 19 girva “almeno da metà gennaio, forse da prima”. È un virus che muta poco, pochissimo: quindi “non è diventato meno cattivo, anche se è diventata evidentemente meno cattiva la siundrome che causa, dal punto di vista clinico”, anche perché ovviamente ogni giorno che passa abbiamo imparato a curarlo meglio. Il fatto che muti poco e lentamente ha però anche una conseguenza vantaggiosa: a differenza di virus come HIV, è ragionevole credere che a un vaccino si arriverà in tempi anche abbastanza rapidi Ad arrivare con tanta virulenza in Lombardia non è stato il ceppo cinese, ma quello europeo: e anche su questo sembrano non esserci, dati alla mano, più dubbi. “Ma molte ancora sono le cose che non conosciamo, e per questo insisto: nell’affrontare questa epidemia serve tanta umiltà da parte di tutti, e una sempre più attenta accumulazione e analisi dei dati scieintifici”. Il Coronavirus ha attaccato la Lombardia con un “assalto multiplo e concentrico”. I ceppi che circolavano già da metà gennaio sono almeno due.

Sono, questi, solo alcuni dei passaggi-chiave che hanno segnato, stamane, la presentazione di uno studio dal titolo “Cosa è successo in Lombardia e quali vantaggi porterà alla ricerca in futuro?”, promosso da Fondazione Cariplo e realizzato dai ricercatori dell’Ospedale Niguarda di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia. Il Presidente di Fondazione Cariplo Giovanni Fosti ha sottolineato, in apertura dei lavori, che la Fondazione “ha completamente riallocato il suo budget e ridefinito gli impegni finanziari dell’anno”, proprio per sostenere le esigenze straordinarie di ricerca sull’epidemia e di sostegno all’emergenza economica e sociale da essa causata. L’analisi fornisce importanti indicazioni per chi dovrà lavorare sul vaccino e sulle cure in futuro, infatti è a disposizione una piattaforma open access presso quale tutti i ricercatori interessati potranno scaricare i dati riferiti alla ricerca.

Lo studio è stato presentato questa mattina ed è la più ampia analisi condotta fino ad oggi sul sequenziamento del virus SARS-CoV-2 in Lombardia, una delle terre più colpite al mondo. Lo studio, quindi, è un contribuo qualitativo e quantitativo molto importante, e di rilevanza internazionale. È una fotografia di quanto è accaduto dall’inizio dell’anno attraverso un approccio scientifico “evidence-based”. I ricercatori hanno analizzato le sequenze genomiche virali di circa 350 pazienti, provenienti da aree diverse della regione.

«La ricerca che presentiamo oggi genera una conoscenza sul Covid19 che può contribuire a fare importanti passi avanti per contrastare la pandemia. Fondazione Cariplo considera fondamentale il proprio impegno a favore della ricerca di eccellenza che metta a disposizione conoscenze importanti per il benessere di tutti. Mentre continuiamo a promuovere la ricerca manteniamo fermo il nostro impegno per l’ambiente, per la cultura e per il welfare soprattutto per supportare chi in questo momento sta affrontando le maggiori difficoltà», ha detto Giovanni Fosti, presidente di Fondazione Cariplo.

«I risultati confermano anche che il virus è stabile in una molecola che è Spike, l’ancora che il virus usa per infettare le cellule; stabile anche per le sequenze che vengono usate dal virus per mascherarsi. Questo è un dato importante per gli studi sui vaccini, ma anche per le terapie con anticorpo sia con plasma che con anticorpi monoclonali; si tratta di informazioni molto utili per chi dovrà lavorare nella ricerca di terapie efficaci», ha commentato il professor Alberto Mantovani, coordinatore della Commissione Ricerca Scientifica di Fondazione Cariplo e direttore scientifico di Humanitas.

«I dati raccolti mostrano inequivocabilmente che il virus è entrato in Lombardia prima di quel che si pensasse in origine e, soprattutto, lo ha fatto con assalti multipli e concentrici di ceppi virali diversi, in luoghi diversi ma in tempi molto vicini tra loro», spiega il responsabile scientifico dello studio Carlo Federico Perno (qui le slide del suo intervento), già direttore della Medicina di Laboratorio del Niguarda.

«Il virus ha caratteristiche genetiche molto più simili a quelli oggi presenti in Europa che non a quelli circolanti in Cina. L’ingresso quindi non è diretto dalla Cina ma mediato da una fase Europea. Quando è stato riscontrato il primo caso a Codogno, in una forma leggermente diversa, lo stesso era già presente nella zona nord (includente Alzano e Nembro)», aggiunge Fausto Baldanti (qui le slide del suo intervento), responsabile del laboratorio di virologia molecolare del San Matteo e professore dell’Università di Pavia.

L’analisi comparativa dei genomi virali (condotta con metodi statistici), derivati da tamponi raccolti dal 22 febbraio al 4 aprile 2020, fa risalire l’ingresso di SARS-CoV-2 in Lombardia almeno a metà di gennaio. Forse prima. Il dato è corroborato dalla valutazione della sieroprevalenza di anticorpi neutralizzanti contro SARS-CoV-2 nei donatori di sangue della Zona Rossa di Lodi che, oltre che a consentire di stimare precisamente la diffusione dell’infezione, ha identificato 5 soggetti sieropositivi nel periodo tra il 12 e il 17 febbraio 2020 (Percivalle et al., Eurosurveillance, accepted). Tenendo conto che gli anticorpi neutralizzanti si sviluppano circa 3-4 settimane dopo l’infezione, questi dati dimostrano la presenza del virus a partire dalla seconda metà di gennaio 2020.

Caratterizzando la variabilità virale riscontrata nel territorio e la distanza evolutiva rispetto ai virus circolanti nelle aree severamente colpite dalla pandemia, è stato possibile identificare 2 maggiori catene di trasmissione virale circolanti in modo preponderante in due diversi territori municipali lombardi. La “prima” catena di trasmissione, caratterizzata da 131 sequenze, si è diffusa principalmente nel nord della Lombardia a partire dal 24 gennaio, con il territorio di Bergamo e dei suoi territori adiacenti (es. Alzano e Nembro) maggiormente rappresentati. La “seconda” catena, composta da 211 sequenze, più variabile, ha caratterizzato l’epidemia del sud della Lombardia almeno a partire dal 27 gennaio, con le province di Lodi e Cremona investite maggiormente. Le differenze tra i ceppi virali sono comunque di numero limitato (appena 7 mutazioni nucleotidiche su un totale di circa 30.000 basi di genoma virale).

«La scarsa variabilità virale riscontrata, sia nel tempo che nelle diverse aree geografiche, supporta l’ipotesi di un vaccino efficace e spinge ulteriormente la ricerca mondiale in questa direzione», spiega Perno.

La presenza di tali catene di trasmissione a partire dalla seconda metà di gennaio non esclude tuttavia la circolazione del virus anche in tempi precedenti, sebbene con modalità erratica e non riferibile a eventi massicci di trasmissione.

«Non è possibile escludere, dunque, che tale circolazione silente, multipla e simultanea di ceppi diversi, possa aver esacerbato la già elevatissima trasmissibilità del virus e aver creato così una vera tempesta virale in una regione così densamente popolata, come la Lombardia, rendendo difficili gli interventi di contenimento della diffusione stessa»,  concludono i ricercatori.

Nel corso dell’incontro è stato presentato anche un nuovo programma di Fondazione Cariplo: si tratta del bando “DATA SCIENCE FOR SCIENCE AND SOCIETY” su cui la Fondazione mette a disposizione 2 milioni di euro. L’obiettivo del programma è sostenere progetti di ricerca multidisciplinari nel campo della Data Science per potenziare la comprensione di temi complessi e socialmente rilevanti al fine di produrre conoscenza utile a orientare le politiche e i processi decisionali di persone e organizzazioni.

«L’attuale emergenza sanitaria ha reso particolarmente evidente l’importanza dei dati nel comprendere fenomeni complessi e attuare interventi puntuali; Fondazione Cariplo intende cogliere tale sfida a vantaggio del bene comune, per questo la comunità scientifica locale sarà chiamata a sviluppare progettualità su cinque ambiti di studio strettamente legati alla situazione post emergenziale o, comunque, di rilevante interesse e attualità per il contesto locale», ha commentato Carlo Mango, direttore dell’area ricerca scientifica e trasferimento tecnologico di Fondazione Cariplo.

 

 

TAG: Alberto Mantovani, Carlo Federico Penso, Carlo Mango, Fausto Baldanti, Giovanni Fosti
CAT: salute e benessere

Un commento

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  1. marco-pascucci1 5 mesi fa

    Faccio un commento sulla frase «Il virus ha caratteristiche genetiche molto più simili a quelli oggi presenti in Europa che non a quelli circolanti in Cina. L’ingresso quindi non è diretto dalla Cina ma mediato da una fase Europea. Quando è stato riscontrato il primo caso a Codogno, in una forma leggermente diversa, lo stesso era già presente nella zona nord (includente Alzano e Nembro)», da perfetto ignorante della materia quale sono io.
    Allora, se nel momento in cui il virus ha cominciato a dare i suoi segni di evidenza in Lombardia questo aveva anche avuto il tempo di “europeizzarsi”, quando è entrato in Italia questo sgradito ospite? L’articolo dice che in Lombardia circolava da metà gennaio, forse prima. Ma se questo virus muta poco, come è possibile che una versione diversa da quella isolata in Cina fosse arrivata solo un mese prima? Due sono le cose: o in Cina circolava già una versione diversa che poi è stata esportata, mentre là si è diffusa la versione locale per chissà quali catene trasmissive, oppure il virus è arrivato molto prima di quanto immaginiamo e ha avuto la possibilità di mutare quel tanto che basta da dare luogo ad una versione “europea”. O sbaglio?
    Ripeto, sono un ignorante e faccio considerazioni da ignorante… Però, ditemi voi!

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