Sanità
L’agopuntura, tra protocollo e privilegio
L’agopuntura affascina sempre di più. Se ne parla, la si cerca, aumenta il numero dei medici competenti. Eppure continua a restare ai margini del Servizio sanitario. Perché?
L’agopuntura in Italia occupa un posto piccolo, perché entra nel Servizio sanitario solo a una condizione: comportarsi come ciò che non è, una medicina occidentale.
L’SSN, quando la accetta, lo fa con prudenza e solo se riesce a tradurla nel proprio linguaggio: dolore cronico, cefalea, nausea da chemioterapia.
Sintomo: rimedio.
Solo così l’agopuntura trova posto in qualche protocollo, in pochi ambulatori, in alcuni percorsi oncologici.
Emilia-Romagna e Toscana le hanno aperto qualche varco. Altrove resta quasi sempre nel privato.
Per essere accettata, però, deve assumere un ruolo preciso: fare il farmaco, ma senza gli effetti collaterali.
Il compito resta lo stesso: toglimi questo dolore! Possibilmente in fretta. Possibilmente senza fare altri danni.
L’agopuntura, però, parte da un’altra domanda: non “dove fa male?”, ma “perché proprio lì?”.
Per la medicina cinese il sintomo è una spia, non il problema.
Dolore, nausea, cefalea sono allarmi di uno squilibrio più esteso, che coinvolge la persona nella sua interezza.
Per questo la medicina cinese non si ferma al sintomo: osserva il paziente, ne guarda il colorito, la lingua, ascolta la voce, tasta il polso.
E poi chiede come dorme, cosa mangia, come reagisce.
Come sta nel mondo e dentro se stesso.
Tutto questo richiede tempo: ascolto, più sedute, medici competenti, e una sanità disposta a investire in qualcosa che promette risultati meno immediati, ma più duraturi.
Il Servizio sanitario, oggi, oltre che diffidente è anche povero, e quando le risorse sono poche si investe in ciò che costa meno, si misura facilmente e promette risultati rapidi.
L’agopuntura è l’opposto.
È un investimento sul lungo periodo: meno farmaci, meno visite, meno effetti collaterali.
Ma questi risultati arrivano più tardi…e quindi finiscono sempre in un altro bilancio.
Così, per essere accettata dall’SSN, l’agopuntura cambia forma.
Da visione diventa prestazione.
Ridotta a questo, perde gran parte del suo potenziale, diventa una specie di farmaco senza molecole.
Poi il Servizio sanitario conclude che non vale la pena investirci davvero e,dopo averla sfigurata, la lascia al privato.
Ed è lì che diventa elitaria.
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