1° Gennaio: La Costituzione compie 73 anni

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2 Gennaio 2021

Finalmente il 2020 se n’è andato, e speriamo si porti via tutto quanto di male ha dato.

Come i miei amici sanno, ho indicato su Facebook il 1 gennaio 1948 come mia data di nascita. Non è vero: lo faccio per ricordare la nascita della Costituzione, e ogni anno propongo qualche riflessione in merito.

Quest’anno, pensando alla pandemia che ha segnato il 2020, la riflessione è su:

  • diritti e solidarietà (art. 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.),
  • salute (art.32: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.)
  • spesa pubblica e sistema fiscale (art.53: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.)

Cosa c’entra la Costituzione con il Covid19?

Le decine di migliaia di morti del nostro Paese, per non parlare di quello che è successo nel resto del mondo, sono lì a ricordarci la fragilità del nostro ipertecnologico mondo, apparentemente indistruttibile, felice, spensierato.

E’ vero, credevamo (o forse lo crediamo ancora?) di poter vivere per sempre nel “Paese dei Balocchi” di collodiana memoria, e non abbiamo mai prestato molta attenzione ai segnali che in questi anni arrivavano dalle parti più sfortunate del mondo, e rispetto alle quali qualche responsabilità, forse più di “qualche”, sicuramente abbiamo.

Se le televisioni ci trasmettevano le gesta di qualche “cattivo di turno” (Osama Bin Laden o qualche altro suo triste epigono) noi comunque non ci preoccupavamo più di tanto, sicuri di poter contare sui nostri fedeli difensori “gli Americani”, che con qualche missile ben piazzato e una più o meno piccola invasione rimettevano le cose a posto (ovviamente poi il dover ricostruire era noioso compito affidato ad altri…).

Il 2020 ha spazzato via tutte le nostre certezze. Ci siamo accorti che un maledetto piccolo ammasso di materiale genetico può metterci in crisi.

Tutto negativo quindi? Come sempre nella storia dell’uomo, anche dalle tragedie più crudeli, si riesce sempre a trarne un insegnamento.

L’insegnamento più importante di tutti è che abbiamo capito quanto falso sia il mito individualista che ha dominato durante gli ultimi decenni. Non è vero quello che nel 1987 disse Margaret Thatcher: “la società non esiste. Esistono gli individui (…)” . Quella ideologia voleva eliminare, e purtroppo in parte c’è riuscita, ogni ruolo dello stato, delle comunità di uomini liberamente organizzati, sull’economia.

Obiettivi preferiti dai teorici del liberismo sono sempre stati i sistemi sanitari pubblici, quelli che hanno consentito a milioni di persone di accedere a cure che altrimenti non avrebbero avuto modo di permettersi. Non nego che operatori privati possano essere inseriti con successo in un sistema sanitario pubblico, ma voglio dire che in questi anni si è ridotta la spesa sanitaria, tagliando su tutto ciò che veniva considerato come un costo (o, il che è lo stesso, che non “faceva guadagnare gli operatori del settore”). Invece di rafforzare il sistema sanitario pubblico, si è preferito ridurlo e renderlo un oggetto da porre in vendita sul mercato.

Abbiamo visto tutti come è andata a finire: aver indebolito la medicina territoriale, ridotto la capacità del sistema di seguire i pazienti a domicilio, tracciare i contagi, ci ha reso tutti più esposti. Aver ridotto la “medicina” solo all’accesso alle strutture ospedaliere ha provocato quello che è sotto gli occhi di tutti: gli ospedali non hanno retto, nonostante l’eroismo di medici ed infermieri, e nella scorsa primavera si è arrivati al punto di dover scegliere a quale paziente dare il casco respiratore o il letto in terapia intensiva. Una tragedia nella tragedia. L’articolo 32 è stato, in molti casi, per molte persone, calpestato.

Eppure in questa tragedia è tornata la società: la protezione civile, le organizzazioni di volontariato, medici e infermieri rientrati volontariamente dalla pensione, persone che si sono messe a produrre mascherine, altri che facevano la spesa per i loro vicini in quarantena, raccolte fondi piccole e grandi per aiutare ospedali o attività economiche. E’ quella solidarietà sociale di cui parla l’articolo 2.

E poi è tornato lo Stato. Ha messo da parte i conticini che stupidamente, e inutilmente, hanno governato la nostra vita negli ultimi 30 anni, e ha rivendicato il ruolo di governare l’economia nell’interesse della società, delle persone.  Si è tornati a finalmente a parlare di rivedere il sistema fiscale per fare in modo da recuperare le risorse che servono a finanziare la sanità, la scuola, i trasporti pubblici. Non possiamo infatti pensare di accumulare un debito infinito che poi scaricheremo irresponsabilmente sulle generazioni future. I soldi servono, adesso, e questa volta i soldi si devono andare a prendere dove ci sono, da chi più ha la possibilità di contribuire, come dice l’articolo 53. Questa è la solidarietà economica di cui parla l’articolo 2.

Finalmente sta arrivando il vaccino. In questi giorni si sta ragionando su chi dovrà essere vaccinato per primo, non perché più ricco o potente, ma chiedendosi come fare per ottenere i migliori effetti sulla società nel complesso. Eppure ci sono persone che non credono nel vaccino, o che sostengono di non potersi fidare di un vaccino sviluppato in solo dieci mesi, e che invocano la loro libertà di non essere vaccinati. Vorrei dire loro una cosa:  la Costituzione non esclude che la legge possa imporci il vaccino, ma la migliore motivazione a vaccinarci è proprio nello spirito di solidarietà di cui essa è intrisa.

E’ vero che nel caso del vaccino, così come nella stragrande maggioranza delle cose della vita, non possiamo avere la certezza al 100% che funzionerà bene e senza effetti, ma è stato messo a punto con la collaborazione delle migliori teste del pianeta, e francamente mi sento molto più sicuro del vaccino che non di certi miei simili che girano liberi per le strade delle nostre città.  Il vaccino ci aiuterà a combattere questo terribile nemico.

E inoltre sarà per tutti, e non solo per chi può permetterselo, perché la salute è un diritto inviolabile dell’uomo, come dice l’articolo 2.

Le nostre piccole egoistiche motivazioni non possono nascondersi dietro un malinteso senso della libertà: c’è bisogno di tutti noi per uscirne fuori, tutti insieme, contribuendo come possiamo, con comportamenti, scelte, risorse di cui la società ha bisogno.

Lo splendido sorriso che si propagava dagli occhi di Claudia Alivernini ci dice che questa è una battaglia che dobbiamo combattere tutti insieme, con fiducia nella scienza e sapendo che vaccinarsi è un gesto di solidarietà nei confronti dei nostri anziani, delle persone più deboli, che dobbiamo tutelare, superando i nostri egoismi e le nostre paure più o meno giustificate.

Come vedete, anche dopo 75 anni, la nostra Costituzione è ancora un faro che ci indica i giusti valori per essere una società felice e prospera, nonostante questi valori siano spesso calpestati o dimenticati. Ecco perché è importante che nelle scuole si torni a studiarla, non come una serie di articoli da imparare a memoria, ma come un insieme di principi che dovrebbero ispirare ogni nostro pensiero o azione.

Buon 2021 a tutti coloro che amano la nostra Costituzione e a quelli che cominceranno a conoscerla, di qualunque colore sia la loro pelle e qualunque sia il loro paese di provenienza.

 

TAG: Carta costituzionale, coronavirus, crisi, sanità, Solidarietà
CAT: Sanità, società

Un commento

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  1. andrea-lenzi 6 mesi fa

    Articolo condivisibile. Aggiungo che il parlamento permette alla superstizione religiosa di impattare negativamente sulla sanità pubblica, sottraendole soldi per darli agli isitituti privati (un tempo i cattolici erano la maggiornaza) ed irreponsabilmente permettet che la chiesa cattolica non paghi quelle tasse che servirebbero al paese sempre, ma a maggior ragione in questo momento storico

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