IC Trionfale: è classista la scuola o la società?

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22 gennaio 2020

La polemica scoppiata nei giorni scorsi attorno a una scuola romana rivela l’ipocrisia di una politica che in questi anni non ha fatto che accrescere le disuguaglianze sociali, ma alla scuola chiede di occultarle. Insomma un’isola di socialismo, avremmo detto un tempo, in una società che oggi è divisa in classi più di 30 anni fa, quando ci spiegarono che saremmo diventati tutti ‘classe media’.

Il polverone scatenatosi qualche giorno fa a proposito del comprensorio scolastico di Via Trionfale a Roma riflette la sfrenata ipocrisia che domina il dibattito politico e l’informazione. Partiamo, come sempre, dai fatti. Mercoledì scorso il sito del quotidiano free press Leggo.it, tra uno scoop sulla ‘nuova fiamma dell’ex fidanzato di Belen’ e il video ‘Ecco un ghepardo che si sente un micio’, pubblica un articolo intitolato ‘Roma, descrizione choc sul sito di un istituto: “Qui l’alta borghesia, lì i figli dei poveri”’. Pietra dello scandalo un passo della presentazione pubblicata sul sito dell’IC Trionfale nel 2011, di cui il giornalismo italiano si accorge solo la settimana scorsa: ‘L’ampiezza del territorio rende ragione della disomogeneità della tipologia dell’utenza che appartiene a fasce socio-culturali assai diversificate. La sede di Via Trionfale e il plesso di Via Taverna accolgono, infatti, alunni appartenenti a famiglie del ceto medio-alto, mentre il Plesso di Via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana; il plesso di Via Vallombrosa, sulla Via Cortina d’Ampezzo, accoglie, invece, prevalentemente alunni appartenenti alle famiglie dell’alta borghesia assieme a figli di lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti e simili)’.

Stimolati da Leggo le grandi testate rilanciano a titoli unificati: ‘La scuola che divide gli studenti’, mentre la politica si rivolge al suo sport preferito: lo scaricabarile. ‘La scuola dovrebbe sempre operare per favorire l’inclusione. Descrivere e pubblicare la propria popolazione scolastica per censo non ha senso. Mi auguro che l’istituto romano di cui ci racconta oggi Leggo.it possa dare motivate ragioni di questa scelta. Che comunque non condivido’ ammonisce la neoministra della scuola Lucia Azzolina. Mentre il sottosegretario Peppe De Cristofaro (Sinistra Italiana) difende la Costituzione: ‘Sono davvero sconcertato che nel 2020 una scuola pubblica possa presentarsi sul proprio sito internet distinguendo i propri plessi in base al rango socio-economico dei propri alunni andando contro ogni valore espresso dalla nostra Costituzione. Sto già intervenendo per richiederne l’immediata rimozione dal sito web’. E da lì è una valanga.

La FLC CGIL di Roma e del Lazio ‘condanna fermamente il carattere classista che si evince dalla presentazione dei plessi dell’IC di Via Trionfale sul proprio sito. “È inaccettabile che ancora nel 2020 si facciano differenziazioni in base al rango socio-economico”, dichiara il Segretario Generale FLC CGIL Roma e Lazio Alessandro Tatarella. “Il sindacato dei lavoratori della conoscenza ritiene intollerabile che un’istituzione della Repubblica come la Scuola alimenti e perpetri distinzioni in ordine di classe, tradendo il proprio ruolo pedagogico, inclusivo e di rimozione delle disparità per dare a tutte e tutti le stesse opportunità sociali” continua Tatarella’, segue rituale citazione dell’articolo 3 della Costituzione. Persino il presidente dei presidi del Lazio Mario Rusconi scarica la collega: ‘La scuola non può evidenziare eventuali differenziazioni socio-culturali degli alunni iscritti poiché, tra l’altro, oltre a dare una cattiva rappresentazione di se stessa agli occhi di chi legge corre anche il rischio di originare idee o forme classiste’. Non poteva mancare l’infaticabile patrocinatore di ogni causa da prima pagina, Carlo Rienzi del Codacons: ‘Si tratta non solo di un gesto vergognoso e squallido, ma di un episodio che potrebbe costituire un reato. Per questo abbiamo deciso di presentare una denuncia penale alla Procura della Repubblica di Roma contro dirigente scolastico e consiglio di istituto, in cui si ipotizza la fattispecie di istigazione alla discriminazione’. Unica eccezione alla gogna un comunicato di Maddalena Gissi, segretaria generale della CISL Scuola.

Due giorni dopo La Nazione scova una frase analoga sul sito di un istituto di Firenze, il Masaccio: ‘L’incidenza di studenti con cittadinanza non italiana è di 213 alunni su 1352, non sono presenti studenti nomadi, risulta invece un esiguo numero di studenti provenienti da zone particolarmente svantaggiate’ e spara il titolone: ‘”In questa scuola non ci sono rom”, dopo l’istituto Trionfale nuovi “identikit” choc in Toscana’. Poi saltano fuori altri tre casi in un altro liceo romano, a Brescia e a Genova (qui la polemica nel 2018 aveva investito il prestigioso liceo Doria, che annovera tra i suoi ex alunni Paolo Villaggio, Massimo D’Alema, l’ex presidente FIAT Paolo Fresco e gli ultimi due sindaci). Che dire? O una setta suprematista bianca sta facendo proseliti tra i presidi italiani, plasmandone addirittura il linguaggio, oppure qualcosa è sfuggito sia alla politica che all’informazione.

La risposta alla domanda che nessuno si è peritato di fare a tempo debito arriva dall’IC Trionfale, così come due anni prima era arrivata dal liceo genovese: si tratta semplicemente di frasi tratte dai documenti che ogni istituto è tenuto a presentare al Ministero, in particolare il RAV (Rapporto di Autovalutazione): nel caso del Trionfale non il RAV 2019-2022, citato da alcuni giornali, che esprime analoghe valutazioni, pur in modo più stringato e  linguisticamente più neutro, ma un testo precedente. Il MIUR smentisce scrivendo che quanto pubblicato sul sito dell’IC Trionfale ‘non ha nulla a che fare con Linee guida ministeriali o altra documentazione richiesta dal Ministero dell’Istruzione’. Ma sul suo sito la guida alla compilazione del RAV è consultabile e a pagina 6 (vedi foto), dove si spiega come redigere il rapporto per quanto riguarda lo status socio-economico della popolazione scolastica, il MIUR chiede di rispondere alle tre domande seguenti: ‘– Qual è il contesto socio-economico di provenienza degli studenti? – Qual è l’incidenza degli studenti con cittadinanza non italiana? – Ci sono gruppi di studenti che presentano caratteristiche particolari dal punto di vista della provenienza socio-economica e culturale (es. studenti nomadi, studenti provenienti da zone particolarmente svantaggiate, ecc.)?’ Nessuno però ha verificato la smentita del MIUR.

La vera notizia, dunque, è che non c’è nessuna notizia. Il Ministero chiede alle scuole di descrivere la propria ‘utenza’ in termini socio-economici. I dirigenti scolastici si adeguano e alcuni di loro usano le stesse parole come presentazione della propria scuola. Un sito che non si può dire autorevolissimo pubblica la non notizia dell’IC Trionfale. I grandi media affamati di titoli acchiappaclick per ragioni pubblicitarie rilanciano, facendo un po’ di moralismo sulla scuola che divide i poveri dai ricchi. La politica prende le distanze. La preside dell’IC Trionfale, che 10 anni fa si era ritrovata a difendere  l’Istituto Pisacane di Tor Pignattara, troppo multietnico per i gusti di Alemanno e Gelmini, oggi si ritrova catapultata dall’altra parte della barricata quale segregatrice di poveri e immigrati.

L’unico aspetto veramente interessante di questa storia sta non in ciò che viene detto, ma in ciò che viene taciuto. L’ondata di sdegno a buon mercato propagatasi nei giorni scorsi  tra i benpensanti è direttamente propozionale all’ipocrisia di una politica e di una stampa che si scandalizzano non perché oggi la società è divisa in classi più di ieri, ma perché questa verità, di tanto in tanto, fa capolino. Uno sdegno tanto più grande se ciò avviene in una scuola pubblica a cui è sempre stato demandato il compito di nascondere le disuguaglianze sociali, ieri sotto un grembiulino, oggi sotto un velo di eufemismi ancor più trasparente.

Non è la presentazione sul sito di una scuola, bensì il mercato immobiliare che determina la distribuzione della popolazione per censo tra quartierini borghesi, quartieri popolari e borgate e la conseguente composizione sociale degli studenti dei diversi istituti. Alla scuola pubblica non si può chiedere di far scomparire le disuguaglianze, ma soltanto di essere accessibile a tutti, a prescindere dalla classe sociale. Combattere le disuguaglianze, semmai, spetterebbe alla politica, quella che oggi si straccia le vesti, ma che negli anni passati non ha fatto che ampliarle in nome della darwiniana legge della competitività e della necessità di abbandonare qualunque tipo di misura redistribuitiva (a partire dalla riduzione delle tasse alle imprese e sui redditi più alti). Spetterebbe a quella politica che, per quanto riguarda la scuola, ha continuato a ridurre le risorse a disposizione dell’istruzione pubblica, costringendo insegnanti e presidi a rivolgersi a famiglie ed enti privati per fare fronte alle necessità didattiche e in tal modo minando il principio che non debbano esserci scuole e università di serie A e di serie B. ‘La scarsezza delle risorse finanziarie rappresenta una criticità significativa’ è scritto sul Piano di Offerta Formativa dell’IC Trionfale, ma questa invece è una notizia che non fa notizia, né per Leggo.it né per le navi ammiraglie del giornalismo italiano, neppure quando i ministri della scuola si dimettono perché non hanno i fondi necessari.

TAG: classismo, IC Trionfale, Lucia Azzolina, Peppe De Cristofaro, scuola
CAT: scuola

2 Commenti

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  1. dionysos41 2 mesi fa
    Finalmente la voce della verità! " Alla scuola pubblica non si può chiedere di far scomparire le disuguaglianze, ma soltanto di essere accessibile a tutti, a prescindere dalla classe sociale". Sta qui il nodo della questione, che ipocritamente è stato quasi da tutti taciuto.
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  2. andrea-lenzi 2 mesi fa
    il budget della scuola pubblica è decurtato poiché lo stato finanzia quella privata (in quanto al 99% cattolica) e paga stipendi e pensioni gli "insegnanti" di religione. Questo anche viene taciuto per ovvi motivi
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