Società
L’Europa è in piazza per la casa, la maggioranza pensa alla vigilanza privata per eseguire gli sfratti
Vigilanza privata per gli sfratti: la maggioranza studia nuove misure, mentre l’Europa investe nell’edilizia sociale per affrontare la crisi abitativa
La proposta, presentata da Fratelli d’Italia, Lega e Udc, prevede che gli ufficiali giudiziari possano avvalersi, su richiesta e a spese del proprietario, di istituti di vigilanza privata durante le operazioni di rilascio dell’immobile. L’obiettivo dichiarato è compensare la carenza di personale e garantire maggiore rapidità alle procedure. La vigilanza privata avrebbe una funzione di assistenza, mentre le attività di rilascio e restituzione dell’immobile rimarrebbero affidate all’ufficiale giudiziario.
Non si tratta, dunque, di affidare formalmente gli sfratti a soggetti che forniscono servidi di vigilanza privata, ma di consentire il loro coinvolgimento in operazioni che riguardano l’esecuzione di provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Una distinzione giuridicamente rilevante, che non elimina però gli interrogativi sull’ingresso di operatori privati in una fase particolarmente delicata del rapporto tra proprietari, inquilini e istituzioni.
Gli emendamenti non si fermano qui. Altre proposte puntano a introdurre una sanzione minima di 50 euro per ogni giorno di ritardo nella riconsegna dell’immobile, oltre a prevedere misure per contrastare la morosità. Si discute anche di un registro nazionale degli inquilini morosi, accompagnato da certificazioni di affidabilità economica e sociale, e di agevolazioni fiscali per i proprietari che non percepiscono i canoni di locazione. Sono tutte ipotesi ancora in discussione, non disposizioni già approvate.
Il confronto con quanto accade nel resto d’Europa è significativo. La crisi abitativa riguarda ormai gran parte del continente, ma in numerosi Paesi le risposte politiche si concentrano sull’ampliamento dell’offerta di alloggi sociali e accessibili.
Secondo i dati Ocse, in Italia gli alloggi destinati alla locazione sociale rappresentano appena il 2,4% del patrimonio abitativo, contro una media del 7,1% nei Paesi dell’organizzazione. In Austria la quota arriva al 24%, in Danimarca al 21% e nei Paesi Bassi supera il 35%. Sono differenze strutturali che incidono sulla capacità dei sistemi pubblici di offrire alternative al mercato privato.
Anche gli investimenti raccontano una diversa gerarchia delle priorità. La Germania ha annunciato un programma da 39 miliardi di euro per il periodo 2024-2036 destinato all’edilizia sociale e accessibile. La Spagna prevede 23,5 miliardi di fondi federali per l’edilizia sociale tra il 2025 e il 2029. In Irlanda il piano abitativo punta alla costruzione di 300mila nuove abitazioni entro il 2030, comprese 72mila case sociali.
In Portogallo, dove la crisi degli affitti ha alimentato una forte mobilitazione, il governo ha annunciato nuove misure fiscali e un programma per aumentare l’offerta abitativa. Anche in Spagna la pressione sociale ha contribuito a riportare il tema della casa al centro dell’agenda politica.
Il problema italiano non è naturalmente soltanto quello degli sfratti. La difficoltà di accesso all’abitazione riguarda famiglie a basso reddito, giovani, lavoratori e una parte crescente dei ceti medi, soprattutto nelle grandi città. L’aumento dei canoni, la scarsità di alloggi pubblici e il divario tra redditi e costi abitativi rendono sempre più fragile la posizione di chi vive in affitto.
Il diritto dei proprietari a rientrare in possesso degli immobili e a ottenere il pagamento dei canoni è un elemento essenziale del funzionamento del mercato. Ma la tutela della proprietà e la velocizzazione degli sfratti attraverso l’uso della vigilanza privata non risolve, da sola, la questione abitativa. Accelerare le procedure di sfratto può ridurre i tempi della giustizia civile, senza per questo aumentare la disponibilità di case accessibili o offrire soluzioni a chi perde la propria abitazione.
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