Diritto all'abitare

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Diritto all’abitare: una proposta per tutta l’Europa

In questi giorni la crisi abitativa è tornata al centro delle cronache. In Spagna vediamo enormi manifestazioni e addirittura la caduta del Governo Sanchez, ma il problema è anche italiano e europeo. Esiste però una proposta sul diritto all’abitare: di cosa si tratta?

6 Ottobre 2026

Che in Italia, soprattutto in grandi città come Milano, esista un grosso problema sul diritto all’abitare è evidente. Quello che stiamo scoprendo in questi giorni è però che il problema non riguarda solo noi.

L’esempio più eclatante è quello della Spagna, dove in questi giorni il Premier Sanchez ha convocato elezioni anticipate dopo essere finito in minoranza su alcune proposte per “l’emergenza casa”.

In Europa esiste una proposta contro la crisi abitativa. Vediamo di cosa si tratta.

Diritto alla casa: il caso spagnolo

Nelle ultime settimane, a fronte della crisi abitativa, decine di migliaia di persone sono scese in piazza in circa cinquanta città spagnole per chiedere di poter continuare a vivere nelle proprie case.

A Madrid la protesta è esplosa dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni cha da più di 70 viveva nella stessa casa. Una casa che, dopo un cambio di proprietà, è passata da un affitto di circa 500 euro a uno di oltre 1600. Il suo sfratto è diventato il simbolo della protesta di una nazione intera.

Il Governo Sanchez aveva messo sul tavolo nuove misure per affrontare l’emergenza abitativa. Tra le proposte c’erano la protezione dagli sfratti per gli inquilini vulnerabili, la proroga dei contratti e i limiti agli aumenti degli affitti. Il Parlamento spagnolo ha bocciato le proposte di Pedro Sanchez, che di conseguenza ha convocato le elezioni anticipate.

Una mossa rischiosa, che però punta proprio sulle proteste di massa per ottenere una maggioranza più larga che gli consenta di attuare le politiche sociali legate anche alla casa.

La situazione spagnola è ben spiegata in questo video dalla collega Annalisa Girardi, e qui trovate un possibile nuovo tentativo di Sanchez di intervenire sulla questione casa.

La situazione italiana e europea

In ogni Stato membro dell’Unione, la casa è oggi una delle prime preoccupazioni. Le risposte politiche su questo diritto restano però frammentate e insufficienti e il paradosso, in Italia e non solo, è evidente:

da una parte ci sono persone senza casa o che non riescono a pagare l’affitto (e tantomeno il mutuo), dall’altro ci sono edifici vuoti o inutilizzati e un patrimonio pubblico che non si riesce ad assegnare.

In Europa (dove il prezzo delle case è salito del 45%) milioni di edifici restano vuoti, mentre l’emergenza abitativa e la marginalità sociale crescono. Gli affitti brevi svuotano interi quartieri delle loro comunità residenti e i capitali speculativi continuano a essere attratti dai guadagni del settore immobiliare.

Mentre i “fondi avvoltoio” fanno salire i propri guadagni, nel nostro continente ogni notte settecentomila persone dormono per strada o in un dormitorio, e Il 38% delle famiglie a rischio povertà spende quasi la metà del reddito solo per un tetto sopra la testa.

A questo si aggiunge un patrimonio edilizio pubblico vecchio ed energeticamente inefficiente, troppo spesso demolito anziché rigenerato, che aggrava simultaneamente la crisi abitativa e quella climatica.

In Italia il Governo Meloni dice di avere una risposta: un “Piano casa” da centomila alloggi in dieci anni.

Le famiglie nelle graduatorie per una casa popolare sono però circa seicentocinquantamila, e i numeri sono di oggi, mentre tra dieci anni non sappiamo come potrà essere la situazione.

Una proposta per tutta l’Europa

“Right to Housing! Now and Forever” è un’Iniziativa dei Cittadini Europei promossa da HouseEurope! e Volt Europa per portare il diritto alla casa al centro dell’agenda europea. L’obiettivo è costruire politiche comuni per rendere l’abitare più accessibile, recuperare gli edifici vuoti, tutelare gli inquilini e contrastare la speculazione. Per portare l’iniziativa alle istituzioni europee servono un milione di firme valide raccolte nell’Unione.

Diritto all'abitare

Qui il link per firmare.

L’iniziativa propone di agire da subito su ciò che già esiste, senza attendere i tempi lunghi della nuova edificazione: la crisi è presente, e la risposta deve esserlo altrettanto.

Questa richiesta poggia anche su una convinzione istituzionale precisa: l’Unione Europea dispone già, nei Trattati e nella Carta dei diritti fondamentali, degli strumenti giuridici necessari per un’azione incisiva sulla casa, ma finora ha scelto la cautela, privilegiando un approccio orientato alla competitività economica rispetto a una piena tutela del diritto all’abitare.

Ecco i cinque punti della proposta:

  • Recuperare gli immobili vuoti;
  • ristrutturare il patrimonio esistente;
  • impedire che le persone vengano espulse dalle proprie case senza una reale alternativa;
  • contrastare la speculazione e garantire che le abitazioni finanziate con i soldi pubblici rimangano pubbliche e accessibili nel lungo periodo;
  • creare un’agenzia europea per la casa che coordini investimenti e politiche.

Il riconoscimento formale del diritto alla casa a livello europeo darebbe legittimità politica e urgenza operativa a misure oggi disperse tra Stati membri con capacità e volontà profondamente diseguali.

“Ni una Maricarmen más”, “nessun’altra Maricarmen”

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