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Inchiesta sulla cessione di San Siro, ipotesi di turbativa e rivelazione di segreti

La Procura di Milano indaga sulla vendita dello stadio. nove indagati e perquisizioni: sotto accusa dirigenti, consulenti e manager dei club.

31 Marzo 2026

Perquisizioni all’alba e telefoni sequestrati nell’inchiesta della Procura di Milano sulla vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan. I pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, con decreto del gip Roberto Crepaldi, hanno iscritto nove persone nel registro degli indagati per turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio.

Tra i nomi figurano il direttore generale del Comune Christian Malangone, l’ex assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi — già responsabile unico del procedimento — e l’ex vicesindaco Ada Lucia De Cesaris, consulente dell’Inter. Coinvolta anche la direttrice della pianificazione Simona Collarini.

Nel fronte dei privati compaiono i consulenti Fabrizio Grena per l’Inter e Marta Spaini e Giuseppe Bonomi per il Milan, oltre a due manager nerazzurri: l’ex ceo corporate Alessandro Antonello e il procuratore Mark Van Huuksloot.

Secondo gli inquirenti, almeno due episodi di rivelazione di segreto, nel 2021 e nel 2023, avrebbero riguardato la diffusione anticipata di bozze di delibere comunali: una del 5 novembre 2021 tra Malangone, Tancredi e De Cesaris; un’altra del 19 gennaio 2023 tra Tancredi e Van Huuksloot. Elementi emersi da chat e mail già acquisite dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Nell’inchiesta si evidenzia anche una chat in cui l’architetto Stefano Boeri, constatando che il suo progetto di uno “stadio-bosco” non era stato apprezzato, il 10 settembre 2019 avvertiva “in amicizia” il sindaco di Milano Beppe Sala che sull’operazione San Siro stavano prevalendo gli interessi privati a scapito di quelli pubblici. «Attenzione che si crea un grave precedente di sostituzione di interessi privati e decisioni private ai criteri di informazione e scelta – del Comune – basati sull’interesse collettivo. Beppe per me il caso è chiuso, perdere concorsi è del tutto normale… ma ti segnalo che qui la cosa è diversa», aveva scritto l’archistar del Bosco Verticale.

Nel mirino anche l’iter amministrativo culminato il 1° ottobre 2025 con la cessione dell’area del Meazza — 280 mila metri quadrati per 197 milioni di euro. La Procura ipotizza sei anni di “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”, individuando nell’Avviso pubblico del 24 marzo 2025 un atto equipollente a un bando, ritenuto potenzialmente costruito su misura. L’indagine nasce anche da esposti, tra cui quelli di Luigi Corbani e Claudio Trotta.

Intanto, presi alla sprovvista dagli eventi di stamani, i vertici del Comune di Milano ha no deciso di rinviare a data da destinarsi la conferenza stampa per la fine dei lavori di restauro di Palazzo Marino prevista per questa mattina.

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