Criminalità
Perché l’oro continua a essere uno degli strumenti preferiti del riciclaggio internazionale
L’oro è il mezzo ideale per il riciclaggio: concentra ingenti valori in poco spazio, è occultabile e trasportabile, sottrae i fondi ai controlli bancari spezzando la tracciabilità, mantiene il valore ed è facilmente riconvertibile in contanti altrove.
La recente operazione coordinata da Europol, che ha coinvolto le autorità del Kosovo, dell’Italia e della Francia, offre uno spunto di riflessione che va ben oltre il sequestro di beni e gli arresti eseguiti.
Tra gli elementi più significativi dell’indagine emerge infatti la conversione di parte dei proventi del narcotraffico in lingotti d’oro, successivamente destinati ad agevolarne il trasferimento e il reimpiego.
Il dato merita attenzione perché conferma come il riciclaggio contemporaneo non consista soltanto nell’occultare denaro, ma sempre più spesso nel trasformarne la natura economica, convertendo il contante in beni caratterizzati da elevata liquidità, facile trasportabilità e valore universalmente riconosciuto. L’oro rappresenta, sotto questo profilo, uno degli strumenti privilegiati.
Perché proprio l’oro?
Dal punto di vista criminale il metallo prezioso possiede caratteristiche difficilmente riscontrabili in altri beni.
Un patrimonio di centinaia di migliaia di euro può essere concentrato in pochi lingotti, facilmente occultabili, trasportabili oltre frontiera e successivamente rivenduti in mercati differenti.
La conversione del denaro in oro consente, inoltre, di interrompere la tradizionale tracciabilità bancaria, quella che solitamente si cerca di realizzare attraverso la cosiddetta fase di stratificazione (layering) ricorrendo ad una moltitudine di transazioni volte a dissimulare l’origine illecita dei fondi, a frazionarne l’ammontare attraverso numerose scatole societarie al fine di renderne più difficile la tracciabilità alle autorità; in questo caso, la conversione del denaro nel metallo prezioso, consente di uscire da un circuito sottoposto a controlli sempre più stringenti come è quello bancario.
È proprio questa trasformazione che rende l’oro particolarmente efficace nella fase di layering, cioè nella fase del riciclaggio finalizzata ad allontanare i proventi dalla loro origine illecita.
Il denaro contante diventa un bene mobile, facilmente trasferibile e successivamente riconvertibile in liquidità in contesti geografici differenti.
La prospettiva del FATF
Il Financial Action Task Force dedica al fenomeno uno specifico rapporto, evidenziando come le caratteristiche intrinseche dell’oro ne facciano uno degli strumenti maggiormente esposti al rischio di riciclaggio. Infatti, i rapporti del FATF richiamano l’attenzione su come l’oro consenta ai gruppi della criminalità organizzata di trasformare denaro contante di provenienza illecita in un’attività stabile, anonima, facilmente e rapidamente negoziabile, idonea a conservare o reimpiegare i proventi delle attività criminali, nonché idonea a mantenere (se non anche ad incrementare) il proprio valore.
Ed è per le circostanze di cui sopra che gli operatori che commerciano questa tipologia (come altre) di metallo prezioso sono progressivamente sottoposti a regole sempre più stringenti da rispettare in materia di presidi “antiriciclaggio”.
Il quadro italiano
Anche il sistema italiano dedica particolare attenzione alle operazioni in oro.
La normativa nazionale attribuisce alla UIF specifiche competenze in materia di dichiarazioni relative alle operazioni in oro effettuate dagli operatori professionali, riconoscendo così il settore come particolarmente sensibile sotto il profilo della prevenzione del riciclaggio.
La Guardia di Finanza, inoltre, ha più volte evidenziato nelle proprie attività investigative come il commercio di oro possa costituire uno strumento di occultamento e trasferimento di ricchezza illecita, specie nei contesti di criminalità organizzata e di traffico internazionale.
Le implicazioni operative
La conversione del contante in lingotti non rappresenta un semplice investimento, quanto piuttosto, una vera e propria trasformazione patrimoniale del provento illecito. Per professionisti e intermediari finanziari ciò significa prestare particolare attenzione a operazioni caratterizzate da:
- acquisti di oro non coerenti con il profilo economico del cliente;
- frequente conversione di denaro in metalli preziosi senza plausibile giustificazione economica;
- utilizzo di intermediari o società diverse nelle fasi di acquisto, detenzione e successiva rivendita;
- trasferimenti internazionali accompagnati da improvvise operazioni su beni rifugio.
L’analisi del rischio non dovrebbe quindi limitarsi alla singola operazione, ma considerare la funzione che l’oro può assumere all’interno dell’intero schema di riciclaggio.
Le indagini degli ultimi mesi, infatti, confermano che il riciclaggio evolve seguendo logiche sempre più sofisticate: se in passato l’obiettivo era principalmente occultare il denaro, oggi la finalità appare spesso quella di trasformarlo in beni capaci di conservarne il valore, facilitarne la circolazione e renderne più complessa la tracciabilità.
In questo scenario, l’oro continua a rappresentare uno degli strumenti privilegiati della criminalità economica internazionale e questo spiega le notizie riguardanti le recenti operazioni dell’autorità giudiziaria.
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