Criminalità

Minacce a Saviano e Capacchione: definitive le condanne

La Corte d’Appello di Roma ha confermato le condanne ad 1 anno e mezzo di carcere per il capoclan Francesco Bidognetti e 1 anno e due mesi per l’avvocato Michele Santonastaso.

14 Luglio 2025

Aggiornamento 20 marzo 2026

Oggi la Cassazione ha reso definitive le condanne ad un anno e mezzo di carcere per il capoclan di camorra Francesco Bidognetti, e un anno e due mesi per l’avvocato Michele Santonastaso, nell’ambito del processo per le minacce rivolte nel 2008 a Roberto Saviano e a Rosaria Capacchione.

Queste le parole di Saviano:

Oggi, dopo 18 anni dai fatti, la Corte di Cassazione ha definitivamente riconosciuto la minaccia mafiosa di cui sono stato destinatario.

Nel 2008, Francesco Bidognetti, vertice del clan dei casalesi, attraverso il suo avvocato Michele Santonastaso, nel corso dell’appello del maxi processo Spartacus, minacciò me e Rosaria Capacchione facendo leva sul suo potere mafioso e comunicando all’esterno che eravamo noi gli obiettivi e che Gomorra aveva contribuito alla sconfitta del clan dei casalesi.
Ci sono voluti 18 anni per una sentenza definitiva, mentre io sto scontando già da 20 la pena delle minacce mafiose.
Ringrazio l’Arma dei Carabinieri che mi è stata accanto, che mi ha protetto, tranquillizzato, ringrazio uno a uno, dal profondo del cuore, tutti i carabinieri che in questi lunghi anni sono stati accanto a me, facendomi da famiglia.
Ma lo Stato, oggi, non può dire di aver vinto perché non è in grado di assicurarmi un futuro di libertà, libertà dal pericolo che incombe dal giorno in cui quella minaccia è stata pronunciata.
Il mio pensiero va infine a tutte quelle persone che in questi anni mi hanno reso oggetto degli attacchi più vili. Molto di loro, oggi, siedono al governo.

 

 

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Dopo più di 16 anni di processo è arrivata la sentenza più importante della vita di Roberto Saviano.

Qualcuno potrebbe pensare che la foto in copertina sia una evitabile esposizione del dolore di Saviano, io ritengo invece che vada reso evidente e sottolineato, anche a chi ha posizioni “politiche” contrarie, il dolore che questa situazione ha creato a lui, ma anche a Rosaria Capacchione.

Rosaria Capacchione e Roberto Saviano

La sentenza della Corte d’Appello di Roma, che ha confermato le condanne ad 1 anno e mezzo di carcere per il capoclan Francesco Bidognetti e 1 anno e due mesi per l’avvocato Michele Santonastaso nell’ambito del processo per le minacce rivolte nel 2008 a Roberto Saviano e a Rosaria Capacchione, mette un punto ad una vicenda giudiziaria senza precedenti in Italia per degli intellettuali (la Fnsi e l’ordine dei giornalisti erano infatti parte civile).

Le minacce arrivarono in aula a Napoli durante il processo di secondo grado (Spartacus) nei confronti del clan dei Casalesi, e qui Saviano stesso lo racconta molto bene.

I giudici hanno ribadito la decisione del Tribunale che riconosceva la sussistenza delle minacce aggravate dal metodo mafioso.

Le parole di Saviano

Mi hanno rubato la vita.

Sedici anni di processo non sono una vittoria per nessuno, ma ho la dimostrazione che la camorra in un’aula di tribunale, pubblicamente ha dato la sua interpretazione: che è l’informazione a mettergli paura. Ora abbiamo la prova ufficiale in questo secondo grado che dei boss con i loro avvocati firmarono un appello dove misero nel mirino chi raccontava il potere criminale. E non attaccarono la politica, ma il giornalismo, insinuando che avrebbero ritenuto i giornalisti, e fu fatto il mio nome e quello di Rosaria Capacchione, i responsabili delle loro condanne. Non era mai successo in un’aula del tribunale in nessuna parte del mondo. 

La vicenda umana

Alla lettura della sentenza, Saviano ha abbracciato in lacrime il suo legale, Antonio Nobile, e dall’aula è partito un applauso.

L'abbraccio tra Saviano e l'Avvocato Antonio Nobile
L’abbraccio tra Saviano e l’Avvocato Antonio Nobile

Se la vicenda processuale si conclude oggi con la sentenza pronunciata dalla Presidente del Collegio Cristina Scipioni, certamente non si conclude la vicenda umana di due giornalisti che hanno perso libertà e serenità e per i quali qualcuno ha avuto il coraggio di sminuire (sono certo che non arriveranno le scuse da nessuno di loro) le minacce subite.

Le lacrime di Saviano e l’abbraccio al suo legale dimostrano quanto abbia pesato quell’episodio e quanto davvero abbia rovinato la vita dell’autore di Gomorra.

Oggi un tribunale lo ha ufficializzato, ma questa vicenda dovrebbe portare tutti ad essere grati a chi porta avanti queste battaglie.

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