Cronaca

Garlasco: una nazione allo specchio 

7 Febbraio 2026

Per chi si occupa di società e di comunicazione, il caso Garlasco pone domande che vanno ben oltre il piano investigativo o giudiziario. È l’enorme attenzione che il caso continua a generare a renderlo un oggetto di analisi: non per stabilire colpe o responsabilità, ma per capire perché così tante persone continuano a seguirlo, a discuterne, a interrogarsi. Ne fa una fotografia l’ultima indagine svolta da CSA su un campione rappresentativo della popolazione italiana.

Un italiano su tre dichiara di essere interessato al caso e di seguirlo con continuità: il 4,7% più volte al giorno, il 27,2% più volte alla settimana. L’attenzione è maggiore tra le donne e tra i più giovani, con un picco nella fascia 34-44 anni. Colpisce anche la distribuzione geografica: l’interesse è più alto nel Sud e nelle Isole, nonostante il caso sia avvenuto nel Nord Italia.

Che il tema sia percepito come tutt’altro che chiuso lo conferma un dato netto: solo il 12% degli italiani considera il caso definitivamente risolto dall’esito in giudicato. L’88%, al contrario, esprime un “ragionevole dubbio” sulla correttezza della sentenza. Un dato che segnala una sfiducia sistemica e che spiega, almeno in parte, la persistenza dell’attenzione mediatica. Le emozioni associate al caso sono forti. Prevalgono lo sdegno (27%) e la rabbia (17%), ma anche la curiosità (17,4%). Dietro  queste reazioni emerge un bisogno di verità: un bisogno che per il 30% del campione si accompagna anche alla speranza che questa verità possa ancora essere raggiunta.

In questo senso, Garlasco diventa un vero e proprio fenomeno di comunicazione. Non solo un fatto di cronaca, ma il luogo simbolico di un bisogno di riparazione e di partecipazione: la rivendicazione, da parte dei cittadini, della legittimità di interrogarsi, discutere e valutare criticamente ciò che viene raccontato dai media. Anche i media tradizionali, pur restando centrali, non sono più spazi unidirezionali. Televisione, stampa e talk show diventano arene di dibattito in costante dialogo con ciò che nasce online. Contenuti, linguaggi e protagonisti si spostano continuamente dalla rete ai media mainstream e viceversa, in una dinamica di piena crossmedialità.

Se la televisione resta il principale punto di riferimento informativo per il 63% del campione, tra i più giovani il ruolo centrale è giocato dai social: per il 38% sono i singoli post a rappresentare la principale fonte di informazione, più ancora dei canali online tradizionali, a partire da YouTube. Accanto ai bisogni di giustizia e di verità, quello di partecipazione emerge così come il terzo motore del “successo” del caso Garlasco, ormai riconosciuto come una vera case history di comunicazione e già oggetto di studio in diverse università, in Italia e all’estero.

Le ragioni dichiarate dagli intervistati confermano questo quadro.  Il bisogno di giustizia è indicato dal 30,9%, spesso accompagnato dal desiderio personale di capire come siano realmente andate le cose (lo dichiara il 26.2 %).  Ma una mobilitazione così ampia non può che fondarsi  su motivazioni diverse e stratificate. Gli elementi più morbosi, che alimentano la curiosità e vengono ammessi dal 24,4% del campione, convivono con spinte di tipo cognitivo: un intervistato su cinque segue il caso per comprendere meglio come vengono condotte le indagini.
Un coinvolgimento che parte dalla pancia e arriva alla testa, e tiene sospesi milioni di italiani.

 

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.