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Giornalismo

Malta, riforma del “Quarto Potere”: tutele reali o mosse per ripulire l’immagine dello Stato?

C’è voluto il sacrificio di Daphne Caruana Galizia per spingere Malta a riformare le leggi sulla stampa. Un’analisi sulle nuove tutele per i reporter, il nodo delle querele temerarie e i dubbi della società civile a nove anni dall’attentato

27 Settembre 2026

Serve la morte di una penna per far tremare le fondamenta del potere. È stato necessario il boato di un’autobomba, il fumo nero levatosi tra le colline d’orzo e le macerie del silenzio, perché uno Stato si accorgesse all’improvviso dell’abisso in cui era sprofondato. C’è voluto il sangue versato di Daphne, il prezzo più alto e irreparabile, perché le istituzioni smettessero di voltarsi dall’altra parte e corressero affannosamente ai ripari, cercando di puntellare con leggi e riforme tardive quell’edificio della libertà d’informazione che per anni avevano lasciato sgretolare nell’impunità.

L’eredità di Daphne e il nodo delle riforme: Malta alla prova della libertà d’informazione

L’inchiesta pubblica sulla morte della giornalista Daphne Caruana Galizia, conclusasi nel luglio 2021, ha segnato un punto di svolta drammatico per le istituzioni di La Valletta. I tre giudici della commissione d’inchiesta sono giunti a una conclusione netta: lo Stato maltese deve ritenersi responsabile di aver creato un “clima di impunità” che ha facilitato la preparazione e l’esecuzione dell’attentato dinamitardo del 16 ottobre 2017. Da quel verdetto è nata l’esigenza impellente di rifondare l’ecosistema mediatico e legislativo del Paese attraverso un pacchetto articolato di riforme sul giornalismo. A cinque anni dalla pubblicazione delle raccomandazioni dell’Inchiesta Pubblica, l’iter di approvazione e l’effettiva portata di questi interventi rimangono tuttavia al centro di un acceso dibattito politico, giudiziario e sociale.

Dalla diagnosi della commissione d’inchiesta all’intervento legislativo

L’analisi svolta dai magistrati dell’Inchiesta Pubblica non si limitava a ricostruire la dinamica dell’omicidio, ma evidenziava una sistematica fragilità degli argini istituzionali di fronte alla corruzione e alle pressioni sui reporter d’inchiesta. Tra le indicazioni prioritarie consegnate all’esecutivo figuravano il riconoscimento formale del lavoro giornalistico nella Carta fondamentale, la tutela dei professionisti dell’informazione dalle intimidazioni giudiziarie e la garanzia di una totale trasparenza nella proprietà dei media. Per dare seguito a queste indicazioni, il Governo maltese ha istituito un comitato di esperti con il compito di redigere proposte normative ad hoc, sfociate in una serie di progetti di legge presentati in Parlamento. Il percorso d’aula si è rivelato sin da subito complesso, evidenziando una profonda spaccatura sulla natura vincolante e sull’efficacia concreta delle tutele introdotte.

Il riconoscimento del quarto potere e le nuove garanzie costituzionali

Uno degli assi portanti della riforma presentata dall’esecutivo riguarda la revisione della Costituzione maltese. Il progetto intende elevare la libertà di stampa a vero e proprio pilastro democratico, riconoscendo il giornalismo libero come un “quarto potere” indispensabile per il bilanciamento delle istituzioni pubbliche. Parallelamente, i testi legislativi mirano a rafforzare la protezione della segretezza delle fonti informative, ostacolando sequestri ingiustificati di materiali di lavoro, dispositivi elettronici e appunti d’indagine. L’obiettivo dichiarato è quello di prevenire forme di pressione giudiziaria o investigativa nei confronti dei cronisti che si occupano di casi di corruzione e malaffare, garantendo ai whistleblower un canale d’accesso sicuro verso gli organi di stampa.

La lotta alle azioni legali intimidatorie e lo snodo delle SLAPP

Un tema centrale nell’elaborazione della riforma riguarda il contrasto alle cosiddette SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation), ovvero le citazioni in giudizio o le richieste di risarcimento danni sproporzionate concepite per paralizzare il lavoro d’inchiesta mediante il prosciugamento delle risorse finanziarie delle testate. Daphne Caruana Galizia, al momento della morte, dovette affrontare decine di procedimenti civili e penali per diffamazione, molti dei quali promossi da figure d’alto profilo politico ed economico anche presso giurisdizioni estere come il Regno Unito e gli Stati Uniti. I progetti normativi elaborati dal governo intendono dotare i tribunali maltesi di strumenti per archiviare celermente le cause ritenute meramente vessatorie. Inoltre, l’ordinamento nazionale si sta conformando alle direttive e ai regolamenti dell’Unione Europea, tra cui il recepimento dell’’European Media Freedom Act, allo scopo di uniformare gli standard di trasparenza sui proprietari delle testate e sull’assegnazione dei fondi pubblici per la pubblicità istituzionale.

Le perplessità delle ONG e della Daphne Caruana Galizia Foundation

Nonostante gli annunci ufficiali sul valore innovativo del pacchetto normativo, il mondo dell’informazione e della società civile ha espresso riserve sostanziali sull’efficacia reale delle misure proposte. Organizzazioni internazionali quali Reporters Sans Frontières (RSF), il Committee to Protect Journalists (CPJ) e la stessa Daphne Caruana Galizia Foundation hanno evidenziato come la protezione contro le SLAPP rimanga parziale. Secondo gli analisti indipendenti, il testo elaborato si focalizza prevalentemente sulle azioni legali avviate fuori dai confini nazionali, lasciando irrisolto il problema delle querele temerarie intentate direttamente all’interno delle corti maltesi. L’Istituto dei Giornalisti Maltesi (IĠM) ha a più riprese auspicato un consulto pubblico più ampio e incisivo, lamentando il rischio che la riforma si risolva in un adempimento puramente formale anziché in un radicale cambio di paradigma culturale e normativo.

Le richieste della società civile e le prospettive dell’opposizione

Il ritardo nell’attuazione integrale delle raccomandazioni emanate dalla commissione d’inchiesta continua ad alimentare le manifestazioni di protesta dell’opposizione e dei gruppi civici, tra cui i movimenti Repubblika e Occupy Justice. Le organizzazioni di cittadini chiedono che la riforma sui media sia accompagnata da un rafforzamento complessivo dell’impalcatura anticorruzione. Tra i provvedimenti caldeggiati figurano l’introduzione dell’illecito di ostruzione alla giustizia, norme più severe sull’abuso d’ufficio per i funzionari di Stato e una legge mirata sull’arricchimento illecito dei componenti del Parlamento e dell’esecutivo. Il confronto sulle riforme del giornalismo resta dunque aperto: l’adeguamento della legislazione alle direttive europee e l’effettiva tutela dei cronisti sul campo rappresentano il metro di misura fondamentale su cui la comunità internazionale continuerà a valutare la tenuta democratica del Paese.

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