Italia
L’AI è il capolavoro della scuola
Per anni la scuola ha premiato chi sapeva ripetere, organizzare e rispondere nel modo corretto. Oggi una macchina lo fa meglio di qualsiasi studente. Forse il problema non è l’AI. È il modello educativo che, abbiamo offerto.
Da qualche mese discutiamo di una sola cosa: l’AI entrerà nella scuola? Gli studenti copieranno? Gli insegnanti sapranno riconoscere un tema scritto da una macchina?
La domanda è sbagliata.
L’AI non è il problema della scuola. È la sua studentessa migliore.
Per anni abbiamo insegnato ai ragazzi che contava trovare la risposta giusta. Non la domanda giusta. La risposta. Corretta, ordinata, completa, valutabile. Abbiamo premiato chi ripeteva meglio, sintetizzava meglio, organizzava meglio. Poi è arrivata una macchina capace di farlo infinitamente meglio di uno studente.
L’AI fa esattamente ciò che la scuola le ha insegnato a fare. Risponde, sempre.
Non protesta, non si distrae, non mette in discussione la domanda, non perde tempo a dubitare.
È la studentessa perfetta.
Il guaio non è l’AI. Il guaio è che abbiamo educato generazioni di ragazzi ad assomigliarle.
Da anni la scuola parla il linguaggio delle competenze, delle performance, delle valutazioni, degli indicatori. Ha trasformato il sapere in prestazione. Lo studente in curriculum, l’errore in una colpa.
Poi ci chiediamo perché i ragazzi abbiano paura di sbagliare. Quando abbiamo smesso di insegnare che una risposta sbagliata può essere l’inizio di un pensiero?
La scuola dovrebbe essere il luogo dove si impara a dubitare. È diventata il luogo dove si impara a soddisfare un criterio. Chi vive per essere valutato smette presto di pensare. Cerca la risposta attesa. È esattamente ciò che fa un algoritmo.
Non temo l’AI.
Temo una scuola che si accorge del guaio soltanto quando una macchina svolge meglio il compito che lei stessa ha assegnato agli studenti per decenni. La domanda non è se vietare l’AI ma che cosa può fare un ragazzo che una macchina non farà mai? Se la risposta è scrivere un tema, abbiamo già perso. Se invece è desiderare, intuire, sbagliare, cambiare idea, contraddirsi, immaginare l’impossibile, allora la scuola ha ancora un futuro. A una sola condizione. Che smetta di considerare l’efficienza il suo ideale educativo. Una scuola che produce studenti perfetti finirà inevitabilmente per essere superata da una macchina perfetta. Il compito della scuola non è costruire intelligenze artificiali. È difendere, con ostinazione, tutto ciò che dell’uomo una macchina non riuscirà mai a imitare.
Il dubbio.
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