1° maggio 1988: Napoli Milan 2-3 quando la storia è stata riscritta

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27 aprile 2018

Sono passati trent’anni da quel Primo maggio 1988, indimenticabile per tutti i milanisti. Al San Paolo, davanti a ottantamila persone, il Milan di Sacchi sconfisse il Napoli per 3 a 2 e mise il sigillo sul suo undicesimo scudetto, il primo dopo la stella, il primo dopo Gianni Rivera. Chiunque abbia almeno quarant’anni e sia milanista si ricorderà esattamente cosa stava facendo e dove era quel giorno.

Ero e sono un sacchiano osservante, del resto per me la predicazione ha coinciso con gli anni dell’università, ed è stato come partecipare alle messe in cui cantava Aretha Franklin. Mi sono ritrovato dentro la storia perché avevo l’età giusta per seguirlo allo stadio, anche se era difficile perché per il vecchio San Siro i biglietti non si trovavano mai. E chi oggi vede le immagini di quei giorni può solo rendersi conto di come le leggi della fisica fossero solo opinioni. Gli stadi scoppiavano di tifo, San Siro e il San Paolo più di tutti.

Il Milan di Sacchi è stato la realizzazione dell’utopia di giocare dando spettacolo, di attaccare sempre, di pressare alto. Quello che oggi sembra scontato (basta vedere Guardiola, Conte, Klopp, Simeone, Wenger Zidane, Ancelotti, Sarri etc..) allora era considerato il tradimento del calcio all’italiana. Sacchi è stato un po’ come Fosbury, è arrivato, ha cambiato e ha vinto. E per questo non è stato perdonato. E’ vero ha avuto giocatori straordinari, ma sui quali la sua mano ha influito decisamente. L’ultima partita ufficiale giocata dal Milan prima dell’arrivo del Profeta è stato Milan – Sampdoria 1-0, spareggio valido per l’accesso in coppa Uefa.

La formazione era Nuciari, Tassotti, Bonetti, Baresi, F. Galli, Maldini, Zanoncelli, Di Bartolomei, Donadoni, Massaro, Virdis. in più c’era Evani che quel giorno non scese in campo. L’allenatore era Fabio Capello che subentrò a Liedholm a poche giornate dalla fine del campionato. In grassetto sono evidenziati quelli che saranno in campo al San Paolo, qui invece la formazione di quell’epica partita: G. Galli, Tassotti, Maldini, Colombo, F. Galli, Baresi, Donadoni, Virdis, Gullit, Evani; poi entrarono Van Basten (che quell’anno giocò pochissimo e fece 3 gol e poi esplose all’europeo) e Massaro. Certo Gullit (quando lo prendemmo ci derisero per il Mocio Vileda), Ancelotti (che per tutti era rotto) e Angelo Colombo (che era un onesto pedalatore ma non era certo considerato un fuoriclasse) erano stati tre innesti fondamentali, insieme a Giovannone Galli. Il telaio composto da giocatori forti c’era, però, già dalla stagione precedente.

Sacchi era inviso ai soloni del giornalismo di allora (Brera in testa, ma anche Italo Cucci non disdegnò di attaccarlo durante i mondiali del 94) perché non aveva la nobiltà del campo e soprattutto era un innovatore vincente (anche Marchioro, il Barone Liedholm e Viciani giocavano la zona ma non ottennero gli stessi risultati).
Quella partita fu straordinaria e irripetibile, e se ne parlerà per sempre per una miscela di fattori: il Milan era in rimonta, aveva sconfitto nettamente i maradoniani (mi piace chiamarli così) nella partita di andata, e sul campo avrebbe avuto più punti del Napoli se due pirla non avessero, uno colpito un giocatore del Napoli a Pisa (che così ottenne i due punti a tavolino) e l’altro lanciato un petardo verso Tancredi durante Milan Roma per cui ci fu lo stesso epilogo (vittoria per i lupacchiotti); le polemiche e le sconfitte di inizio stagione contro Fiorentina e Espanyol; la vittoria nel derby la domenica precedente alla sfida di Napoli in cui dominammo, letteralmente, l’Inter; l’immenso Diego che caricò i suoi tifosi “voglio lo stadio pieno, e non voglio vedere nemmeno una bandiera rossonera”; la vigilia tiratissima e l’impossibilità di vedere la gara. Così mi dovetti affidare ad Ameri che non capiva un cazzo di quello che succedeva in campo, tant’è che quando Van Basten segnò disse che il pallone non era entrato in rete, ma si corresse subito. L’attimo fu però interminabile. Non c’era la tv e potevamo solo immaginare.

Attacchiamo, attacchiamo con religiosa convinzione e così prendiamo una punizione dal limite, non abbiamo colpitori all’altezza del Pibe però avevamo PPV Pietro Paolo Virdis in grado di pensare più velocemente di un replicante, e così tocca a lui buttare dentro la palla che toglie il primo mattone dalla base del muro del Napoli. Iniziano a barcollare, a Napoli il giorno prima non si era compiuto il miracolo di San Gennaro e sulla ruota del lotto erano usciti il 17 (disgrazia) e il 90 (la paura), cattivi presagi per la squadra azzurra. Ma, alla fine del primo tempo, è Diego, il quarto re magio, a fare il miracolo, pitturando una punizione all’incrocio, stile stella cometa. Giovanni Galli non ci arriva: 1 a 1, tutto da rifare.

Durante l’intervallo parlano tutti, il Petisso, O lione, Umberto Agnelli, Cirino Pomicino, tutta la nomenklatura di allora. Tutti pro Napoli. La squadra era in fiducia e Ruud una specie di messia, tutti lo seguivano (o lo inseguivano) senza però prenderlo mai. Parte da destra crossa al centro, ancora PPV di testa e siamo di nuovo in vantaggio. Il Napoli aveva tenuto in panchina Giordano e Carnevale, non mandiamo dentro Massaro e Van Basten. E’ vero dovevamo attaccare ma abbiamo continuato a farlo anche quando eravamo in vantaggio. Il Napoli si avvicina alla nostra area e impegna il nostro portiere, il quale rilancia su Gullit che prende palla sulla nostra trequarti, si fa sessanta metri e, da sinistra, la mette in mezzo e alza le braccia per esultare, sapeva già che Marco Van Basten stava arrivando. 3 a 1 è fatta, Careca farà il 3 a 2 ma non è cambiato più nulla.

E’ il riscatto di noi milanisti, dopo Cesena 1982 (dove la rimonta da 0 – 2 a 3 – 2 non ci salvò dalla B, perché il Napoli la fece sporca con il Genoa); dopo la Cavese; dopo il derby di Mark Hateley, vedere Pietro che corre a braccia aperte verso i suoi compagni e ci fa volare insieme a lui è stato il nirvana calcistico per tutti i rossoneri.
Finale della partita e della storia: pubblico di Napoli che applaude il Milan, Ruud che esce con una sciarpa partenopea al collo, Maradona che dice che il Milan ha vinto meritatissimamente la partita. E Arrigo che dice “non so se siamo più forti, oggi siamo stati più bravi. Oggi.”

Viene da dirlo, un calcio che non c’è più in cui anche i grandissimi come Ruud e Diego ti sembravano alla mano, gente con cui prenderci il caffè. Piazza Duomo diventa immediatamente un circo e siamo tutti impazziti, io e (Stefano) il mio compare di scorribande rossonere insieme a tutto il popolo cacciavite siamo tornati a rivedere le stelle dopo anni davvero infernali. L’anno successivo c’è stato l’esodo a Barcellona, ma tutto è partito da Napoli quel primo maggio di trent’anni fa. E chi non ha la pelle d’oca ripensandoci adesso non è un vero milanista.
Forza Milan, sempre.

TAG: 30 anni, baresi, gullit, maadona, milan, napoli, sacchi, virdis
CAT: calcio

Un commento

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  1. federicociappini 6 mesi fa
    Grazie Marco! Minchia, ho i lucciconi. Casciavit x sempre!!!
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