Clima, non andremo lontano se non interveniamo sulla produzione di energia

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5 Dicembre 2015

L’azione contro il cambiamento climatico deve passare prima di tutto dal settore energeticoI gas serra derivanti dalla produzione di energia, infatti, sono il doppio rispetto a quelli prodotti da altri settori. Ad affermarlo è l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), organismo indipendente con il compito di sostenere la sicurezza energetica e fornire risposte ai paesi membri sulla garanzia di accesso a fonti affidabili e pulite. L’AIE ha lanciato una sfida ai Governi del mondo, dichiarando che, nel 2020, si potrebbe raggiungere un picco delle emissioni legate alla produzione di energia a livello globale. Per fare in modo che le emissioni si riducano dopo il 2020, e si verifichi il contenimento del riscaldamento globale, l’Agenzia esorta i Governi ad adottare misure e politiche più stringenti.

Dall’anno scorso i prezzi del petrolio hanno registrato un forte calo, insieme ad altri combustili. Alcuni paesi ne hanno approfittato per proseguire nei programmi di eliminazione dei sussidi alle fonti fossili, che impattano sul clima. Nel 2014 le energie rinnovabili hanno coperto quasi la metà della nuova capacità di generazione elettrica, ma non è abbastanza.

Anche se gli obiettivi al centro delle negoziazioni della Conferenza mondiale sul clima (COP21) promettono di dare slancio alla transizione verso un sistema energetico a bassa intensità di carbonio, il trend di crescita della domanda di energia non cambia. I due fenomeni sono però correlati.

La domanda mondiale di energia, infatti, dovrebbe aumentare di un terzo al 2040, dai livelli attuali. L’incremento sarà guidato da India, Cina, Medio Oriente e Sud Est asiatico. Ci sarà invece una riduzione della domanda da parte dei Paesi OCSE.

Nel 2040 la quota delle fonti non fossili dovrebbe passare al 25% del mix energetico mondiale.

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Quali azioni è possibile intraprendere affinché il sistema energetico sia orientato lungo un percorso sicuro e sostenibile?

 

  • Peso della Cina sul trend energetico globale e stabilizzazione di emissioni CO2

La Cina resta il maggior produttore e consumatore di carbone. Nel 2030 diverrà il primo consumatore petrolifero e il suo mercato del gas supererà quello dell’UE. Al 2040 la domanda di energia della Cina sarà il doppio di quella degli Stati Uniti. È in corso un cambiamento del sistema energetico cinese, che va verso la riduzione del consumo di carbone. Il 50% della domanda di energia del paese oggi è soggetto a standard obbligatori in materia di efficienza energetica. Questo, con la diffusione di eolico, solare, idroelettrico e nucleare, porterà alla stabilizzazione delle emissioni di CO2 nel paese che ne emette di più.

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  • L’India salirà al centro della scena energetica mondiale

Il maggiore contributo alla crescita della domanda di energia arriverà dall’India. Al 2040, con la modernizzazione, aumenterà la domanda di carbone, insieme a quella di petrolio e alla diffusione di tecnologie a basse emissioni di carbonio. Fonti su cui l’India ha grande potenziale sono il solare e l’eolico. La crescita della produzione di carbone, però, farà sì che l’India diventi il secondo maggior produttore al mondo di questa fonte. Il paese è oggi contrario alla riduzione di emissioni CO2.

A livello mondiale è lontano il raggiungimento dell’obiettivo di assicurare a tutti forme di energia affidabili, sostenibili, moderne ed economiche. Il 17% della popolazione è priva di elettricità e il 38% mette a rischio la salute affidandosi all’uso di inquinante biomassa solida per cucinare. Al 2030 il numero di persone prive di elettricità dovrebbe scendere a 800 milioni.

  • I prezzi del petrolio torneranno a crescere

La domanda di petrolio crescerà fino al 2030 ma il successivo aumento verrà limitato dai prezzi più alti, dagli sforzi di eliminazione dei sussidi e dalla sua sostituzione con combustibili alternativi. La domanda di Stati Uniti, Ue e Giappone diminuirà al 2040. In ambito OPEC, la crescita dell’offerta, invece, sarà guidata da Iraq e Iran. L’intensità con cui il tight oil viene sviluppato negli Stati Uniti potrebbe determinare un aumento dei costi.

  • Cosa accadrebbe invece se i prezzi del petrolio rimanessero bassi più a lungo del previsto?

Se i prezzi rimanessero bassi da non consentire la realizzazione dei necessari investimenti sul lato offerta, aumenterebbero le preoccupazioni in materia di sicurezza delle forniture di gas. Le prospettive dei biocarburanti verrebbero compromesse dalla economicità dei carburanti tradizionali. Stessa sorte toccherebbe alla penetrazione di veicoli elettrici o a gas e all’incentivo a investire in tecnologie efficienti e meno inquinanti, con ripercussioni sul clima.

  • Cina e Medio Oriente domandano più gas e consumano più della Ue

Con i prezzi depressi in Nord America il gas sarà disponibile in grandi quantità e a prezzi competitivi. L’espansione ne sarà limitata dalle politiche di efficienza e dalla concorrenza delle rinnovabili e del carbone.

  • Il carbone assorbirà solo il 10% circa della crescita attesa da qui al 2040
  • Il settore elettrico è in prima linea nel processo di decarbonizzazione del sistema energetico, in favore del picco delle emissioni CO2

Al 2040 la generazione elettrica da fonti rinnovabili raggiungerà una quota del 50% nell’UE, del 30% circa in Cina e Giappone, e superiore al 25% negli Stati Uniti e in India: per contro, il carbone rappresenterà meno del 15% della produzione elettrica al di fuori dell’Asia. Ridurre l’uso delle centrali elettriche a carbone meno efficienti e vietarne la costruzione è importante per riduzione delle emissioni.

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  • L’efficienza energetica svolge un ruolo di cruciale importanza nel contenere ad un terzo l’aumento della domanda mondiale di energia al 2040

La preferenza politica verso opzioni energetiche a basse emissioni di carbonio viene rafforzata dalle dinamiche dei costi, dal momento che petrolio e gas diventano più costosi da estrarre, mentre il costo di rinnovabili e tecnologie efficienti negli usi finali diminuisce. Le politiche governative di supporto e le forme di incentivazione restano determinanti, dato che pochi paesi impongono un prezzo significativo sull’anidride carbonica.

  • Cinque misure chiave per il raggiungimento del picco delle emissioni dell’energia nel 2020 e necessarie a contenere il riscaldamento globale entro i 2 °C 

1)  aumento dell’efficienza energetica (industria, edilizia, trasporti)

2)  riduzione delle centrali a carbone meno efficienti (fino al loro divieto)

3)  aumento degli investimenti in tecnologie per le rinnovabili, passando dai 270 miliardi di dollari del 2014 a 400 miliardi di dollari nel 2030

4)  graduale eliminazione dei sussidi ai combustili fossili entro il 2030

5)  abbattimento delle emissioni di metano nella produzione di petrolio e gas

Per l’Agenzia Internazionale per l’Energia si tratta di un traguardo per il clima che è possibile raggiungere senza costi, «senza modificare prospettive economiche e di sviluppo», ma utilizzando «tecnologie e politiche» ad hoc. Deve esserci una corrispondenza tra obiettivi climatici di contenimento delle temperature e obiettivi a lungo termine nelle emissioni di gas serra.

(Fonte: World Energy Outlook 2015)

TAG: cambiamenti climatici, clima, CO2, COP 21 Parigi, elettricità, energie rinnovabili, incentivi alle rinnovabili, inquinamento, OCSE, petrolio
CAT: clima, Inquinamento

Un commento

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  1. wanderer 5 anni fa

    Titolo strano. In realtà, fino ad oggi, si è fatto esattamente solo quello: si è intervenuti sulla produzione di energia. Elettrica per la precisione.
    Su altri fronti, tipo i trasporti, non si fatto praticamente nulla; anche perchè oggettivamente non ci sono alternative credibili al petrolio attualmente e anche nel prossimo futuro.

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