Domande senza risposta

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2 febbraio 2019

Se dicessi che non mi piace starmene tranquillo dalla parte del torto mentirei per la gola. Mi piace al punto, purtroppo, che provo sempre a dare agli altri, in dono, tutte le ragioni di cui, devo ammetterlo, non saprei neppure cosa fare. Le riciclo come i regali della zia. Però in questa kermesse tragicomica del Venezuela (comica, s’intende, per noi che stiamo qui in Italia, tragica per i venezuelani) per quanto mi prodighi nel distribuire ragioni, quando alla fine faccio i conti, mi manca sempre il settimo nano. Spiego meglio. Vorrei porgere ai sostenitori del signor Guaidò, insieme alle scuse dei diffidenti, tutte le ragioni del mondo. Dice che Maduro è un corrotto? Ok, it’s all right rispondo (all’americana così ci si capisce meglio). Concesso senza neppure un attimo di incertezza: Maduro è un corrotto. Punto (come dicono quelli che si guardano le palle allo specchio). Anzi, per soprammercato vorrei aggiungere che è pure un delinquente.
Contenti? Si? Ora ecco il seguito.
Io, vedete, sono italiano…o almeno questa sarebbe la mia cittadinanza ufficiale…così c’è scritto sulla mia carta d’identità (perciò suppongo sia vero) e c’è anche scritto che, in Italia, ci risiedo…il che, pure, immagino sia vero, anche se in un luogo piuttosto defilato (ma insomma le notizie arrivano lo stesso). Posso dunque testimoniare qualcosa che i miei conterranei confermeranno: l’Italia ha esperienza grande ed invidiabile quanto a corrotti e delinquenti ai vertici dello stato. Ma allora, ecco, come mai nessuna UE, nessun Donald Trump e nessun Salvini (che quei delinquenti e quei corrotti, conosce piuttosto intimamente) sono caduti in preda ad acmi di indignazione? Come mai nessuno di loro s’è armato fino ai denti in difesa della democrazia occidentale ed ha redatto ultimatum da far tremare i polsi?
Tom? Nessuna risposta. Tom! Nessuna risposta.
Ma ho ancora molta ragione da dare a chi se la vuol prendere, perciò accomodatevi che faccio prezzi di realizzo. La polizia venezuelana? Non ne parliamo! Torturatori e assassini vi si annidano. Ok, it’s all right. Epperò anche qui c’è un’appendice che è un’appendicite. Alquanto infiammata…perché? Ma perché io, vedete, sono italiano…o almeno ecc. ecc. ecc. (rileggere sopra).
Non ho, certo, i dettagli venezuelani ma ci ho quelli locali. E qui da noi abbiamo avuto grande abbondanza di stragi di stato, assassini e torture in questura…erano altri tempi? Ok, It’s all right…ma un momento, ora che ci penso…e la Diaz? E Cucchi? Non era ieri o l’altroieri? E oggi come va? Siamo a posto? Così la domanda è parallela alla precedente: come mai nessuna indignazione? Come mai nessun ultimatum? Non sarà che, per avendo le carte assolutamente in regola quanto a corrotti, delinquenti, torturatori e assassini ci manca qualcosina che, invece, i venezuelani ci hanno?
Tom? Nessuna risposta. Tom! Nessuna risposta.

In forma di Post Scriptum

DEMOCRATICAMENTE PARLANDO…

Ho ricevuto un commento al mio pezzo precedente sul Venezuela:https://www.glistatigenerali.com/america-mondo_media/limportanza-dello-scaffale-nella-politica-internazionale/
A quanto pare difende Guaidò (da me!) e precisa:
“L’articolo è incompleto: “il primo presidente autoeletto della storia delle democrazie occidentali” A VALLE DI UN LEGITTIMO PERCORSO GIURIDICO ED ISTITUZIONALE. Se voglio faziosità, allora me ne vado sul blog dei 5stelle, mentre qui mi aspetto analisi obiettive e considerazioni profonde”.
Non ho la più pallida idea di che genere siano le “analisi obiettive” e le “considerazioni profonde” che il commentatore si “aspettava” da me, né la ragione per cui mi accusi di faziosità, ma direi che questo ha poca importanza.
Per me l’interesse del commento consiste nella precisazione in maiuscolo.
In un primo momento, lo confesso, l’avevo presa a ridere. Che in una democrazia rappresentativa ci si possa autoeleggere “A VALLE DI UN LEGITTIMO PERCORSO GIURIDICO ED ISTITUZIONALE” potrebbe essere benissimo una battuta di Cetto Laqualunque e non tra le meno riuscite. D’altra parte, appena ripresomi dal divertimento, ho capito che quella frase è molto più di una battuta e che perciò buttarla a ridere sarebbe ingeneroso. Dietro quella che appare una scemenza scritta col solito birignao professorale che caratterizza sempre il leone da tastiera c’è, in realtà, il big bang culturale che ha generato il nostro universo politico. In quel rimanere in bilico tra la barzelletta (talvolta intenzionale, più spesso involontaria), la baggianata e la furbata è custodita, come un brodo primordiale, l’essenza della storia italiana degli ultimi tre decenni.
E’ esattamente con quel moto oscillatorio che si sono mossi Berlusconi, Grillo, Renzi, Salvini ed è l’ampiezza di quella oscillazione ad aver definito la retorica istituzionale a cavallo dei due secoli.
Perciò ha perfettamente ragione il golpista Juan Guaidò dichiarando “Mi aspetto molto dall’Italia” e non ha torto nel suggellare le sue aspettative in maniera degna di don Vito Corleone con un riconoscimento che soavemente si trasforma in minaccia: “L’Italia ha portato molti investimenti in Venezuela…e spero che continui a farlo”.
Capito mi hai? Il ragazzo pare sia un massone…e si vede.
Insomma di questo giovanotto noi sappiamo molto poco ma possiamo dire che di sicuro lui sa come rivolgersi ai suoi simili.
Dunque avanti, italiani, ancora uno sforzo…diamogli quello che si aspetta da noi e prendiamoci quello che ci spetta…perché questa nazione può attendersi tanto da lui.
Direi che sono fatti l’uno per l’altra.
Un tizio capace, nell’immaginario collettivo, di “autoproclamarsi” presidente della repubblica delle banane (ma attenzione: “a valle di un legittimo percorso giuridico ed istituzionale”…) possiede le carte in regola per diventare figura di riferimento istituzionale, e prima ancora culturale, del nostro paese. E viceversa: questa nazione può insegnargli molto (e tanto, ne sono certo, gli ha già insegnato).
Insomma se dio vuole abbiamo finalmente trovato di nuovo l’eroe dei due mondi.
Per la barba possiamo rimediare.

TAG: Cultura, Donald Trump, giornalismo, Matteo Renzi, matteo salvini, salvini, silvio berlusconi, Unione europea
CAT: costumi sociali, Media

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