Vocabolarietto portatile – Libertà

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14 Giugno 2018

“Per me non ci dovrebbe essere nessun limite alla spesa in contante: ognuno è libero di pagare come vuole e quanto vuole” ha detto il signor Matteo Salvini, l’uomo che tiene moltissimo alla libertà di chi ha i soldi da spendere ma molto meno a quella di chi, da spendere, ha solo se stesso e si spende sui barconi a rischio della vita.

Libertà.

Libertà d’impresa, libertà di mercato, libertà d’esercizio, libertà di scambio…pare che “libertà” sia diventata la parola d’ordine dei bottegai e arricchirsi turlupinando il prossimo il suo immancabile corollario.

Perciò risuona continuamente col rintocco della campana a morto; e purtroppo il morto è proprio lei. La parola “libertà” ha già qualcosa di fantasmatico perfino nelle sue accezioni classiche.

Prendiamo la “libertà di pensiero”.

Che vuol dire?

Tutti, insomma, siamo liberi di pensare quello che vogliamo.

Ma se, dato il bombardamento mediatico al quale veniamo sottoposti dalla nascita, finisce che solo una percentuale ridicola di noi riesce a farlo e quei pochi non solo non vengono neppure presi in considerazione ma sono comunemente considerati degli spostati? Che conta questa conclamata “libertà di pensiero?

E la libertà di espressione?

Avere la libertà di esprimersi ma non avere la voce per farlo a cosa serve? La mia libertà di espressione conta quanto il due a briscola, quella di Scalfari o Saviano (giusto per dire…) è il re d’aremi e non ha alcuna importanza chi di noi dica minchiate.

La libertà di azione e movimento?

Bellissima cosa. Si può andare dappertutto, liberi come il vento: visitare la Cina, la Russia, le Americhe, arrivare ai poli e poi all’equatore nello stesso giorno. Ma se non ho neppure i quattrini per il biglietto del tram? E che se ne fa il migrante di questa libertà se per fruirne deve crepare?

Però ci indigna a tal punto il burqa che neppure vediamo quanto poco contino le nostre famosissime “libertà formali” trasformate in graziosi, coloratissimi, gadget che servono solo a chi può permetterseli e a prendere per il culo chi invece permetterseli non può.

Se si va a cercare la parola “libertà” sul dizionario di Giovanni Semerano si copre che corrisponderebbe ad una originaria definizione accadica: la-ibru (una particella negativa “la” che significa “no, senza, non” e la parola “ibru” che indica “il membro di una comunità, il compagno”). Quel “no” nega, è vero, la comunità ma, nello stesso tempo, le si appoggia, la presuppone ed è evidente che, senza di essa, fluttuerebbe nel vuoto come un no detto a niente. Libertà è, cioè, una di quelle parole che, da sole, non si reggono in piedi e che hanno bisogno di un sostegno. La stampella di cui questa parola non può fare a meno è una cosa che oggi viene, prima che ignorata, irrisa: una comunità di uguali. Libertà, senza questo supporto, è parola vuota o, peggio, la giustificazione di ogni sopruso perché in un mondo in cui dominano ineguaglianza e ingiustizia si è liberi solo a spese di qualcuno.

Ed è precisamente questo, temo, il genere di libertà per cui tutti i bottegai del mondo fanno tanto chiasso.

TAG: Cultura, matteo salvini
CAT: costumi sociali, Media

Un commento

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  1. vincesko 2 anni fa

    Liberi e Uguali. “Ovunque c’è grande proprietà, c’è grande diseguaglianza. Per ogni uomo molto ricco ce ne devono essere per lo meno cinquecento poveri, e l’opulenza di pochi presuppone l’indigenza di molti”(Adam Smith, economista e filosofo morale).

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