Per l’anno nuovo…

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2 Gennaio 2021

YOUNG PERSON’S MINIMAL GUIDE TO NEW YEAR

ovvero

Quel che consiglierei ai giovani per l’anno nuovo, se solo potessi consigliar qualcosa…

 

Il nostro, come sta dimostrando la pandemia, è un sistema agonizzante. Coloro che ne sono stati, e ne sono ancora, i beneficiari si aggrappano, terrorizzati al feticcio dei loro privilegi come i naufraghi di prima classe del Titanic si aggiustavano il cravattino e la parure prima di accalcarsi alle scialuppe da cui quelli della terza venivano tenuti a distanza con le rivoltelle. La disperazione per l’impossibilità di godersi in pace i privilegi natalizi ai quali sono avvezzi, pur essendo evidentemente ridicola, manifesta dietro quella maschera grottesca la ferocia implacabile della stratificazione classista. Il tentativo, del resto coronato da successo, di spacciare per tragedia collettiva il fatto che qualche benestante non è riuscito ad usufruire della totalità dei privilegi che può permettersi ovvero, in altri termini, non ha potuto fare i suoi comodi come ha sempre fatto è caratteristico ma per nulla sorprendente. La sistematizzazione mediatica delle rendite di classe e il loro travestimento da interessi “collettivi” è qualcosa cui siamo abituati da decenni. Sentire dei poveri cristi che riescono a malapena ad arrivare a fine mese e non vanno in vacanza da decenni – né si ricordano ormai cosa significhi di preciso cenare in un ristorante – solidarizzare con chi, per la pandemia, ha dovuto (forse) rinunciare alla crociera di capodanno e al Natale a Cortina può essere desolante ma fa capire a che punto siamo. D’altra parte, mentre il telegiornale spiega il dramma di chi è stato privato del veglione, della discesa in slittino sulla neve e della sauna finlandese non c’è maître à penser che lesini improperi alla canaglia che, in mancanza d’altro, ha ingolfato i mercatini. Il beneficiario del sistema pone sempre come universali le sue esigenze particolari e dà per scontato che il suo modus vivendi sia quello di tutti. Sarebbe addolorato chi, ahimè, ha mancato la prima alla Scala a causa del covid, di non riscuotere solidarietà da chi alla Scala non c’è mai stato in vita sua. Ci sarà sempre un gazzettiere che gli tiene bordone latrando alla luna per l’ignoranza di questi teppisti impermeabili alla ARTE e alla CULTURA. Al benestante perciò, non serve neppure essere in mala fede: può mantenersi liberal e progressista a futura memoria e lasciare ai coatti reazionari il lavoro sporco. La realtà è filtrata ogni giorno da quei mass media gestiti esclusivamente dai suoi simili, beneficiari in misura pari o superiore, dei suoi stessi privilegi. Sono i suoi sodali a decidere di cosa parlare e soprattutto come parlarne. Nessun’altra Weltanschauung che la loro vi trova voce; con qualche magnifico svolazzo ornamentale che funge da curiosità e contribuisce all’audience (foche in pericolo, emergenza ambientale, coraggiose inchieste sulla malavita locale o internazionale, la condizione della donna in Afghanistan, Telethon e Médecins sans frontière). Nulla, però, che metta in discussione ciò che permette, QUI E ORA, a uno di spassarsela e a dieci di sopravvivere con due piedi in una scarpa. Nulla che indaghi la causa di tutto questo perché rimuovere quella causa è impensabile in un sistema che su quella causa si fonda. Basta che chi ruba cento con la destra finga di restituire uno con la sinistra e, oltre a godersela in terra, se la godrà anche in cielo. La santificazione mediatica è smerciata a prezzi di realizzo. Non passa giorno senza subire l’apologia di un milionario passato a miglior vita che ha regalato sogni alle moltitudini. E se dissenti sei un cinico, un rancoroso, un misantropo, uno psicopatico privo di empatia: uno che va tenuto a bada e a distanza, silenziato e, se il caso, represso. Di sicuro un reietto.

Se invece vuoi trovare cittadini modello devi cercarli tra gli avvantaggiati.

Per questa ragione, nei limiti delle mie capacità, faccio un punto d’onore del diventare ogni giorno un cittadino peggiore.

Devo farlo, certo, con la massima circospezione per più di un motivo.

In primo luogo perché c’è sempre un liberal tra le scatole che ti spiega quanto sia importante essere cittadini modello, rispettare le istituzioni ecc. E io, ormai, i rompicoglioni li tollero sempre meno. Poi perché, se voglio mangiare, non mi posso permettere denunce e contravvenzioni. E allora faccio quello che posso.

Ma ritengo un imperativo morale non farsi carico della gestione e del funzionamento di un sistema che perpetua la minorità degli sfavoriti e il privilegio dei beneficiati.

Non contribuire, insomma, ad oliare i meccanismi dell’ingranaggio che mi stritola mi sembra il minimo indispensabile. Perché uno dei più straordinari successi del sistema consiste proprio nella sua capacità di instillare il collaborazionismo negli oppressi, di persuadere gli ultimi che contribuire alla sua efficienza sia “anche” nel loro interesse e perpetuare così le condizioni che li opprimono. Persuaderli insomma che non c’è cosa più onorevole del mettersi da soli museruola e guinzaglio e diventare “BUONI CITTADINI”.

So perfettamente che l’età avanzata è l’unico requisito accademico che posso vantare in curriculum; la cosa, ovviamente, non mi fornisce alcun titolo per dar consigli ai giovani (a quelli, almeno, che non siano fils à papà)…se però, me lo consentisse ecco cosa gli consiglierei con tutto il mio cuore: non rendetevi complici. SIATE ANCHE VOI PESSIMI CITTADINI. Non collaborate con i beneficiari, perché ogni volta che lo fate piantate un chiodo sulla vostra stessa bara. Usate lo stato e le istituzioni come meglio potete per sopravvivere ma non contribuite alla loro efficienza e alla loro forza perché così facendo li renderete più efficienti nello sfruttarvi e più forti nell’opprimervi. Prendete dal sistema tutto ciò che potete e dategli in cambio il meno possibile; rifiutate la logica e la divisa del cittadino modello. Mettete in atto, in mancanza d’altro, almeno questa minuscola forma di resistenza e fatelo quotidianamente.

Siate pessimi cittadini e siatelo nel migliore dei modi.

Potreste perfino trovarlo divertente.

TAG: coronavirus, Cultura, giornalismo, italia
CAT: costumi sociali, Media

Un commento

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  1. cincinnato 7 mesi fa

    Sfruttamento e oppressione. Tesi, antitesi e sintesi. Lotta di classe. Magari Stalin … Da questo arcipelago gulag tardo ideologico non si esce mai. Nemmeno per riveder le stelle.

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