La metà degli italiani non si sposa (e le unioni civili le sceglie lo 0,02%)

6 Settembre 2018

Siamo più anziani e ci sposiamo sempre meno. Le unioni civili le sceglie solo lo 0,02%. La conferma arriva da una fresca indagine dell’Istat che ci restituisce la fotografia dell’Italia e della popolazione residente nel paese.

Al 1° gennaio 2018 la popolazione residente in Italia è pari a 60 milioni 484 mila unità con un età media di 45,2 anni. I giovani continuano ad essere pochi. Soltanto il il 13,4% della popolazione ha meno di 15 anni, il 64,1% tra i 15 e i 64 anni e il 22,6% ha 65 anni e più. Gli ottantenni e ultra ottantenni raggiungono il 7,0% e la popolazione di 100 anni e più supera le 15 mila e 500 unità. Sono più di mille gli individui che hanno superato i 105 anni e 20 i supercentenari (110 anni e più).

La Liguria è la regione più anziana dell’Unione Europea, grazie alla sua più alta percentuale di individui di 105 anni e più (3,58 per 100mila abitanti). Al primo gennaio di quest’anno, però, la donna più longeva vivente (poi deceduta il 6 luglio scorso) era residente in Toscana ma era originaria della Sardegna: a maggio aveva compiuto ben 116 anni. Ad oggi la più anziana d’Italia ha superato i 115 anni e vive in Puglia. L’uomo più longevo ha quasi 110 anni e vive nella provincia di Trento.

Se poi guardiamo allo stato civile, oggi coniugati e celibi si equivalgono nella classe di età tra i 15 e i 64 anni, anche se tra le donne continuano a prevalere le coniugate (55%). Ma confrontando i dati del Censimento della popolazione del 1991 e quelli di oggi ci accorgiamo che non solo la popolazione in quella classe di età è diminuita  (-309 mila), ma si sposa sempre meno (3 milioni e 843 mila in meno) a vantaggio soprattutto di celibi e nubili (+3 milioni e 90 mila) e, in misura più contenuta, dei divorziati (oltre 972 mila in più).

Il matrimonio, peraltro, se scelto dalle coppie soprattutto più giovani, si realizza tardi. Tra il 1991 e il 2018 nella classe di età 25-34 anni gli uomini che hanno scelto di sposarsi sono passati dal 51,5% al 19,1%, e le donne dal 69,5% al 34,3%. Un cambiamento sociale notevole.

Complessivamente i celibi sono passati dal 48,1% all’80,6% e le nubili dal 29,2% al 64,9% della popolazione. Nella classe di età 45-54 anni quasi un uomo su quattro non si è mai sposato mentre è nubile quasi il 18% delle donne. E guardando a tutte le età, è cresciuto anche il numero dei divorziati e delle divorziate, che dal 1991 ad oggi è quadruplicato:  da circa 376 mila a oltre 1 milione e 672 mila, principalmente nella classe 55-64 anni.

Le coppie anziane, invece, sembrano affrontare questa fase della vita con più serenità. Se nel 1991 era prevalente la quota di donne vedove rispetto alle coniugate (50,5% contro 37,4%), al 1° gennaio 2018 le coniugate superano le vedove (47,7% contro 41,9%).

E quante sono le persone che hanno scelto le unioni civili?

Al 1° gennaio 2018 i cittadini residenti che hanno costituito un’unione civile in Italia o che hanno trascritto un legame precedentemente contratto all’estero ammontano a circa 13,3 mila unità, solo lo 0,02% di tutta la popolazione residente. Nel 68,3% dei casi si tratta di uomini.

In Italia, inoltre, a partire da luglio 2016 e fino al 31 dicembre 2017, sono state costituite nel complesso 6.712 unioni civili (2.336 nel 2° semestre 2016 e 4.376 nel corso del 2017) che hanno riguardato prevalentemente coppie di uomini (4.682 unioni, il 69,8% del totale).

Gli uniti civilmente hanno un’età media di 49,5 anni se maschi e di 45,9 anni se femmine e risiedono principalmente nel Nord (56,8%) e al Centro (31,5%). Le regioni in cui si presenta il maggior numero di unioni civili sono Lombardia, Lazio e Piemonte e rappresentano oltre la metà del totale delle unioni registrate.

Le unioni civili sono infatti più frequenti nelle grandi città: il 35,4% è stato costituito nelle 14 città metropolitane, e quasi una su quattro a Milano, Roma o Torino.

 

 

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TAG: Istat 2018, italia, popolazione
CAT: costumi sociali, Scienze sociali

Un commento

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  1. lina-arena 2 anni fa

    sono contraria alla celebrazione del matrimonio in quanto comporta l’assunzione di doveri e di obblighi che sorgono più dall’affetto che dalla norma. Tuttavia credo sia sempre perferibile il rito civile in quanto il rito religioso, specie quello regolato dal diritto canonico della Chiesa cattolica è una barbarie. Lo sconsiglio alle umane genti ed invito i cultori del diritto a leggere con attenzione e s eguire i percorsi barbari del processo canonico per giudicare poi sulla rozzezza delle norme regolatrici di un rapporto e valutare l’incidenza di strumenti di accertamento distorti e falsi che collidono contro ogni sentimento di giustizia e di lealtà. Lo Stato italiano farebbe bene ad abrogare i Patti Lateranensi e con essi il processo canonico di annullamento del sacramento del matrimonio che impegna gli sfortunati cittadini che hanno avuto l’ardire di adire il Tribunale della Sacra Rota con spese notevoli ma inutili e ridicole come ad esempio la redazione di consulenze tecniche ad opera di consulenti che riescono a valutare, anche per opera dello spirito santo, soggetti che non vedono e non conoscono. Si tratta di un processo burla che sarebbe tempo di abolirlo .

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