Lettera sul tacere senza star zitti

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17 maggio 2020

Cara FB
tacere e non dir niente non sono sinonimi. Si può parlare – e scrivere – senza dir nulla e, d’altra parte, tacere dicendo parecchio. In certi casi, anzi, l’unica maniera per dire qualcosa è proprio “farsi avanti e tacere”.

Ma occorre pur “farsi avanti”, perché altrimenti quel tacere diventa vuoto mutismo. E il mutismo finisce per pareggiare il conto con la chiacchiera perché le equivale. La differenza però, ne sai qualcosa, sfugge a molti.

Oggi, se me lo permetti vorrei tacere senza star zitto. Ecco allora l’argomento di questo mio tacere: la signora Leda Rafanelli, nata a Pistoia il 4 luglio 1880 e morta a Genova il 13 settembre 1971 alla non trascurabile età di novantuno anni. Chi era? Quasi nessuno, se la misuriamo con il doppio decimetro della Storia. Ma con quel misurino si prendono cantonate che, se mi consenti il gioco di parole, vorrei definire per l’appunto Storiche. La signora Leda Rafanelli, la cui bellezza – almeno quella – puoi verificare in foto, fu donna di grande levatura; che, fortuitamente, non ci abbia lasciato nemmeno un monumento lo ascriverei senzaltro a suo merito. Nel corso dell’adolescenza diventò anarchica e lo rimase per tutta la vita. Ma a vent’anni, da anarchica già perfettamente attestata, si convertì all’Islam e musulmana rimase, ugualmente, per tutta la vita. Come nome da convertita scelse “Djali” e così motivò, una volta per tutte, la scelta: “Mi sono donata questo nome, oltre il bel nome che porto,/ poi che Djali vuol dire: di me stessa, / ed io ho sempre appartenuto solo a me stessa”.

Leda-Djali fu sempre “diversa”, ma di una diversità impalpabile e non classificabile in nessuna delle categorie in cui la burocrazia culturale oggi incasella perfino i “diversi”. Questo la rende inafferrabile e incomprensibile per chiunque non sia in grado di camminare fuori da quei binari che da una partenza conosciuta portano a un arrivo inevitabile.

Sono comodi, i binari, ma una volta che ti ci incammini non riesci a scantonare una stazione. Chiunque sappia da dove sei partito ti può recitare a memoria l’intero itinerario che sei destinato a percorrere e che, inesorabilmente, percorrerai.

E’ per questo che i viaggiatori, sui treni, hanno l’aria dei pacchi a domicilio.

Per di più solo quando viaggi su binari corri il rischio di deragliare. Se invece non lo fai, è vero, puoi perderti, ma non è detto che sia un gran male. Leda-Djali, dunque, non si omologò a quella caricatura dell’Islam che piace ai suoi demonizzatori sferraglianti sui binari. In quella irriducibile volontà di non omologarsi rimase pienamente, consapevolmente e totalmente anarchica.

Una libera donna islamica.

E nel suo caso non solo le due cose non sono in contraddizione ma si sostengono, sorprendentemente, l’un l’altra.

Ma come possono capirlo i vociferanti da rotaia e da rotativa? Esistono spazi che solo se hai un po’ di dimestichezza con il margine riesci a intravedere.

(E)marginatamente tuo
ur

TAG: Cultura, giornalismo, italia, politica
CAT: costumi sociali, società

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