Michele Sorry, l’uomo che si dispiace

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26 marzo 2020

Michele Sorry, l’uomo che si dispiace, ieri, dispiacendosi che qualcuno lo facesse, ci ha spiegato quanto sia “demenziale sollevare sospetti e recriminazioni “politiche” perfino su misure di evidente salute pubblica come queste. Chi storce il naso, e paventa regimi, anche se crede di essere iper-democratico e di sinistra, è in termini tecnici un liberista: ovvero uno che ha del tutto perduto di vista il concetto di limite, il concetto di società, il concetto di bene comune” infatti, dice Sorry, allo stato dell’arte “Ognuno perde qualcosa, certamente: ma a vantaggio di tutti. Della comunità”.
Inutile dire quanto Sorry si dispiaccia a sproposito.
Non solo, il poveretto, fa confusione tra il concetto di “comunità” e quello di “società”, immaginando che siano intercambiabili, ma, come gli è congeniale, scambia il sistema sociale nel quale viviamo, e che gli garantisce i privilegi di cui gode, con il migliore dei mondi possibili: quello in cui il “bene” è comune e tutti siamo “sulla stessa barca”. Trarre conclusioni giuste da queste premesse sbagliate sarebbe superiore alle forze di chiunque figuriamoci a quelle di uno che, oramai da anni, si dondola su un’amaca e, come a Celentano, “gli dispiace per gli altri”. Ieri, per dire. Sono andato a fare la spesa. In casa mia, Sorry, siamo in quattro e non abbiamo un reddito che ci permetta di venir serviti a domicilio. Per cui devo continuare, piaccia o no agli occhiuti difensori della salute pubblica, a frequentare a mio rischio e pericolo il discount meno caro della città per risparmiare qualche euro e arrivare a fine mese. Insieme a me è entrato un vecchio. Indigente oltre ogni possibile dubbio. Avrà avuto novant’anni e, più che trascinare il carrello, lo usava come si usa il deambulatore, per tenersi in piedi. Per quale ragione, Sorry, quel vecchio che avrebbe dovuto trovarsi a casa, accudito e protetto, arrancava dietro un carrello aggirandosi tra gli scaffali, con l’aria di chi non sa né quello che sta facendo né perché lo sta facendo? Perché, Sorry, non c’è alcuna “comunità” ad accudirlo. Egli vive invece in una “società” strutturata secondo la legge del profitto, quella legge che garantisce a te, Sorry, un’amaca dalla quale giornalmente scrivere fatue stupidaggini e, a lui, un carrello dietro il quale trascinarsi. Esercito e Polizia dunque sono sì, schierati, ma quello che proteggono non è affatto “il bene di tutti” perché non c’è alcuna “comunità” e nessun “bene comune” da difendere, oggi e qui. Essi sono schierati a difesa di una “società”. E non di una società qualsiasi. Bensì, precisamente, di quella “società” che garantisce a un giocatore di calcio e alla sua magnifica moglie, al primo colpo di tosse, il tampone a domicilio mentre lascia che un povero vecchio solo crepi trascinandosi dietro a un carrello: quando non lo arresti perché colto in flagrante reato di passeggiata. Resta dunque confermato quanto precedentemente constatato: ci avete, sorry, sempre la faccia come il culo.

TAG: Cultura, giornalismo, italia, politica
CAT: costumi sociali, società

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