Letteratura
L’ananas sulla pizza
Due vecchi amici, ex compagni di Liceo si rincontrano casualmente dopo molti anni.
E si mettono a parlare di politica.
Sala d’aspetto del Dott. Bianchi, dentista, ci sono due poltrone di finta pelle, una pianta finta e un numero di Famiglia Cristiana del 2025.
E c’è il mio amico Aldo.
Ci conosciamo dai tempi del Liceo. Sezione C.
Non ci vediamo da una vita.
Ma lui è quasi identico al ragazzo di tanti anni fa, rughe e capelli grigi a parte.
“Ciao, finalmente ci si vede!”, gli dico.
“Ci conosciamo?”, dice lui con tono incerto.
“Evidentemente il mio declino non ti consente di capire chi sono, ma ci conosciamo da almeno 60 anni!”
“Ok, ma pensi di dirmi chi sei o vuoi che provi a indovinare? Sai, non sono mai stato un fisionomista…”
“Sono Franco!”
“Ma certo! Come ho fatto a non riconoscerti!”, esclama lui, abbracciandomi.
Passiamo un quarto d’ora a parlare di mogli, figli e nipoti, poi la discussione finisce lì, sulla situazione politica
“Comunque è una vergogna!” attacca Aldo.
“Sì,” dico io. “Una vergogna totale.”
“E allora?”
“E allora bisogna essere pragmatici, Aldo. Per una volta. Basta con le purezze. L’unica soluzione è il campo largo. Ma largo davvero! Devono esserci tutti, anche quelli del centro, compreso Renzi.”
Aldo mi guarda come si guarda uno che ti dice che ha messo l’ananas sulla pizza.
“Anche loro? Franco, ma ti senti? Cioè, dopo una vita che ci spiegano che siamo noi il problema, che siamo vetero, che non abbiamo capito il mercato, adesso li invitiamo sul palco a dirci come si fa la sinistra?”
“Cosa c’entra il palco? L’importante è vincere. I numeri, Aldo. I numeri.”
“I numeri! I numeri dicono che la gente non va più a votare. Va al mare. Resta a casa. Perché non ci crede più.”
Aldo si sporge in avanti, la voce bassa, da cospiratore:
“Bisogna tornare alle origini, Paolo. Ad una sinistra-sinistra. Perché questo è l’unico modo per incoraggiare al voto i ceti deboli, gli astensionisti delusi. Meglio perdere un 3/4 per cento di moderati, che dare la sensazione di essere votati più agli accomodamenti e ai compromessi che alle soluzioni forti e innovative, in grado di invertire la rotta, di superare gli immobilismi.”
A quel punto sbuffo.
“Sinistra-sinistra. Bellissimo. Così puri che non si vince mai.”
“Meglio puri che annacquati” ribatte Aldo. “Dentro ci metti di tutto, così non sa più di niente.”
“Meglio annacquati che avvelenati dall’ideologia.”
“Meglio avvelenati che venduti.”
Ci guardiamo e ridiamo. La stessa risata del liceo, quando si prendevano in giro per le ragazze.
In quel momento si apre la porta.
Si affaccia il Dott. Bianchi.
Sorriso perfetto, abbronzatura perfetta, orologio che vale quanto un’automobile.
Notoriamente, orgogliosamente, di destra: Fratelli d’Italia sulla foto profilo, fatturato da paura.
Lo conosco da una vita, da ragazzi frequentavano lo stesso patronato.
“Signor Aldo? Tocca a lei. Prego.”
Aldo si alza, un po’ a fatica. Si sistema la felpa. Fa per entrare.
Io mi rivolgo al dentista e, indicando il mio vecchio compagno di Liceo, gli dico:
“Puoi stare tranquillo, i tuoi amici, grazie a lui e a quelli come lui, governeranno ancora un bel po’.”
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