Accelerare la crescita con l’imprenditoria femminile

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14 giugno 2018

La crescita c’è ma non si investe abbastanza per darle la giusta spinta. L’Italia ha superato la crisi economica ma occorre investire maggiormente, come in Francia e Germania. Non solo le imprese hanno bisogno di investire in macchinari ma anche in beni immateriali come software innovativi, competenze digitali e formazione del personale, per stare al passo con gli altri paesi europei.

A dirlo è il centro studi e ricerche di Intesa Sanpaolo che registra una crescita troppo lenta, soprattutto per quanto riguarda l’imprenditoria femminile. Il potenziale inespresso nel nostro paese è ancora enorme e le donne faticano a realizzarsi in qualità di imprenditrici e lavoratrici autonome.

Il tasso di attività femminile in Italia, infatti, continua a essere tra i più bassi in Europa, 55,9% nel 2017 (55,2% nel 2016) sul totale delle donne tra i 15 e i 64 anni. Soltanto la Macedonia con il 51,7% e la Turchia con il 37,5% riescono a fare peggio di noi. Eppure, secondo Banca d’Italia, un tasso più alto di attività femminile potrebbe accelerare finalmente la crescita del paese. L’aumento del tasso di occupazione delle donne al 60% comporterebbe, quasi “meccanicamente”, un aumento del PIL nazionale fino al 7 per cento.

Qualche passo, però, il Paese in questi anni lo ha fatto. Rispetto al 2010, la crescita registrata è di 4,8 punti percentuali, con una punta dell’80,8% proprio per le donne con livelli educativi più elevati.

Le imprese femminili, seppur non abbastanza velocemente, continuano a crescere. Nel 2017, secondo i dati Unioncamere, sono oltre 1.331.000 (+10.000 vs. 2016, + 30.000 vs. 2014), il 21,86% sul totale delle imprese. Le società di capitali condotte da donne sono circa 284.000 (+17% vs. 2016) e sono oltre il 21% delle imprese femminili. Se poi si guarda all’età delle imprenditrici c’è un dato che risulta particolarmente importante: le imprese guidate da under 35 sono oltre 170.000 (il 12,78% sul tot. imprese femminili e il 28,7% sul tot. imprese giovanili), a sottolineare il forte interesse delle nuove generazioni di donne verso la proprio indipendenza e la valorizzazione delle proprie competenze e lavoro.

Le regioni in cui si concentra la crescita più consistente di imprese guidate da donne sono Sicilia, Lazio, Campania e Lombardia. Nel Mezzogiorno, peraltro c’è ovviamente una maggiore propensione all’«autoimpiego», date le condizioni più critiche del mercato del lavoro.

Imprese femminili registrate in Italia, in % del totale delle imprese (2017). Fonte: elaborazioni su dati Osservatorio per l’imprenditoria femminile, Unioncamere-InfoCamere

Ma di cosa si occupano le imprenditrici in Italia? Quasi la metà del saldo complessivo si deve all’aumento delle imprese femminili attive nel settore turistico e in quello delle altre attività dei servizi (es. servizi alla persona). In termini percentuali, si riscontra il maggiore aumento rispetto al 2016 nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (+3,8%). Poi c’è il settore della moda, anche in quello le donne sono particolarmente attive.

Altro aspetto sicuramente interessante da sottolineare è che le le imprese a conduzione femminile mostrano una maggiore propensione all’export (51% di esportatori vs 45% nel resto del campione manifatturiero analizzato), ma anche una buona attenzione all’attività di marketing (il 9,3% delle imprese ha registrato marchi a livello internazionale, vs 9,2%) e all’innovazione (8,2% di imprese che brevettano, vs 8,7%), fattori rilevanti oggi per l’accelerazione della crescita.

Proprio per sottolineare l’importanza dell’attività femminile nella generazione di valore economico e sociale, e per incoraggiare le aziende ad attuare politiche concrete e innovative nel campo della parità di genere, la Fondazione Marisa Bellisario in collaborazione con il Gruppo Intesa Sanpaolo ha istituito lo speciale riconoscimento «Women value company – Intesa Sanpaolo», quest’anno alla seconda edizione. Il riconoscimento vuole premiare quelle piccole o medie imprese che si sono distinte nella gestione della gender diversity, attraverso politiche e strategie di sviluppo, promozione delle carriere femminili, azioni innovative ed efficaci di welfare aziendale. Quest’anno ad aggiudicarselo sono state Zeta Service, con sede principale a Milano, che offre alle medie e grandi aziende servizi di amministrazione del personale, consulenza del lavoro e sviluppo del capitale umano, e Arterra Bioscience, piccola impresa biotech con sede a Napoli, che sviluppa tecnologie innovative per l’individuazione di molecole ad attività dermo-cosmetica.

Silvia Bolzoni, presidente e amministratore delegato Zeta Service, e Gabriella Colucci, amministratore delegato Arterra Bioscience, riceveranno il riconoscimento domani a Roma da Teresio Testa, responsabile Direzione Sales & Marketing Imprese della Banca dei Territori Intesa Sanpaolo, nel corso della cerimonia di premiazione delle «Mele d’Oro», che andrà in onda su Raidue il 19 giugno.

In memoria della prima donna top manager del nostro Paese, la Fondazione assegna ogni anno le «Mele d’Oro» del Premio Marisa Bellisario «Donne ad alta quota». Il riconoscimento viene assegnato ogni anno a figure femminili che si sono distinte nella professione, nel management, nella scienza, nel mondo accademico, nell’economia e nel sociale, a livello nazionale e internazionale.

 

Gabriella Colucci (Arterra Bioscience)

 

Silvia Bolzoni (Zeta Service)

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TAG: Fondazione Marisa Bellisario, Imprenditoria femminile, intesa sanpaolo, Women value company 2018
CAT: economia civile, Questioni di genere

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