Economia
S&P vede una crescita limitata allo 0,8% per l’Italia, con consumi in ripresa e banche solide
Secondo S&P Global Ratings il Pil italiano crescerà dello 0,8% nel 2026, meno della media dell’Eurozona. Consumi più forti della media europea e banche solide sostengono l’economia, mentre commercio e ritardi digitali restano un freno.
L’economia italiana è attesa crescere dello 0,8% nel 2026, in accelerazione rispetto allo 0,5% del 2025, secondo le previsioni presentate da S&P Global Ratings nel corso dell’Italy Annual Press Conference 2026 tenutasi a Milano. Le stime, rimaste invariate rispetto alle precedenti indicazioni dell’agenzia, collocano il Paese su un sentiero di miglioramento graduale, pur restando al di sotto del ritmo medio dell’Eurozona.
Per l’area euro, S&P prevede una crescita dell’1,2% nel 2026, che dovrebbe salire all’1,4% nel 2027 e all’1,5% nel 2028. In questo quadro, l’Italia mostra una dinamica meno brillante, ma con segnali di rafforzamento rispetto all’anno precedente.
Consumi delle famiglie pilastro della domanda
Uno dei principali fattori di sostegno alla crescita resta la spesa dei consumatori. Come ha spiegato Sylvain Broyer, Chief Economist Emea di S&P Global Ratings, «la spesa dei consumatori potrebbe ulteriormente supportare la domanda ma non accelererà se si indebolisce il mercato del lavoro. L’Italia potrebbe essere un’eccezione».
Secondo S&P, i salari reali dovrebbero rimanere in territorio positivo, con una crescita intorno all’1%, mentre i tassi di risparmio sono destinati a ridursi grazie al miglioramento della fiducia e al calo dei tassi di interesse. In Italia, dove il divario tra crescita dei redditi e consumi è più ampio rispetto ad altri Paesi europei, la spesa delle famiglie potrebbe quindi crescere più della media dell’Eurozona.
Stimolo tedesco e ricadute sull’Europa
A livello europeo, due sono i principali driver di crescita individuati da S&P: la politica fiscale espansiva della Germania e la trasformazione digitale. Berlino dovrebbe uscire definitivamente dalla fase di debolezza ciclica, con una crescita dell’1,1% nel 2026 e dell’1,6% nel 2027 e 2028, dopo il +0,3% del 2025.
Secondo Broyer, «la politica fiscale espansiva della Germania dovrebbe spingere la crescita e generare un effetto con ricadute positive nell’Europa centrale e orientale». L’impatto per le grandi economie dell’Eurozona, tra cui l’Italia, dovrebbe invece restare marginale.
Digitale motore europeo, ma l’Italia resta indietro
La trasformazione digitale rappresenta un importante fattore di sostegno per la crescita europea. Dalla fine della pandemia, il settore Ict ha creato circa 2 milioni di posti di lavoro e ha contribuito per 0,4 punti percentuali alla crescita del Pil.
Tuttavia, l’Italia continua a mostrare un ritardo strutturale. Una quota significativa della nuova occupazione resta concentrata nelle costruzioni, mentre la diffusione delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale tra le imprese è inferiore alla media Ue. Questo limita i guadagni di produttività e il potenziale di crescita nel medio periodo.
Commercio estero sotto pressione tra dazi e Cina
Il commercio internazionale resta un freno alla crescita. Come ha affermato Broyer, «l’andamento degli scambi commerciali globali continua a essere un freno per la crescita, con il trade che resta schiacciato tra i dazi americani e la crescente concorrenza della Cina».
Per l’Italia l’impatto è già visibile: «nell’immediato, il surplus commerciale italiano nei confronti degli Stati Uniti si è ridotto di 1-2 miliardi di euro al mese». Inoltre, S&P segnala un aumento della penetrazione cinese anche in settori ad alto valore aggiunto, come quello farmaceutico.
Banche solide, ma tassazione più pesante
Il sistema bancario italiano entra nel 2026 in una posizione complessivamente solida, dopo il picco di redditività raggiunto nel 2025. Secondo Mirko Sanna, Director e Lead Analyst Financial Institutions di S&P Global Ratings, «le banche italiane entrano nel 2026 in una situazione molto positiva».
Tuttavia, l’aumento dell’Irap previsto dalla manovra avrà un impatto rilevante: S&P stima un costo di circa 1 miliardo di euro, con un incremento del tax rate del 2% nel 2026. Il consolidamento del settore continuerà, con ulteriori operazioni di M&A volte a rafforzare le economie di scala, anche se «non è obbligatorio che ci sia un terzo polo», ha chiarito Sanna.
Uno scenario di crescita prudente
Nel complesso, lo scenario delineato da S&P Global Ratingsper il 2026 è quello di una crescita moderata ma più equilibrata, sostenuta da consumi, credito e investimenti pubblici, ma ancora frenata da commercio estero, ritardi digitali e vincoli fiscali. La capacità dell’Italia di affrontare queste debolezze strutturali sarà decisiva per rafforzare il potenziale di crescita oltre il breve periodo.
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