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Energia

Edison, nel 2025 i ricavi salgono a 17,7 miliardi (+15%) ma margini e utile in contrazione

Ricavi in crescita e forte spinta agli investimenti (1,5 miliardi all’anno fino al 2030), ma il contesto di mercato e il calo della produzione colpisce la marginalità. L’a.d. Monti avverte: «Cambiamenti normativi possano impattare sul piano e apertura del capitale a terzi».

18 Febbraio 2026

Il gruppo Edison chiude il 2025 con ricavi di vendita a 17,74 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 15,4 miliardi dell’anno precedente grazie all’incremento dei prezzi energetici, alla crescita dei volumi venduti di energia elettrica (+26,2%) e del gas (+13,3%).

La società energetica controllata dal colosso statale francese Edf e guidata dall’amministratore delegato Nicola Monti ha ribadito oggi, nel corso della conferenza stampa sui risultati 2025, la traiettoria di sviluppo nel solco della transizione energetica, con un piano di investimenti significativo nei prossimi anni. «Confermiamo il percorso di sviluppo strategico già illustrato in occasione del nostro 140° anniversario nel 2023. Edison investirà tra 1 e 1,5 miliardi di euro all’anno nei prossimi anni per sostenere la transizione energetica del Paese e raggiungere i propri obiettivi di sostenibilità a lungo termine».

Il manager ha poi aggiunto che «il perimetro delle attività resta incentrato su tre pilastri: rinnovabili e sistemi di flessibilità, sicurezza energetica, in particolare attraverso il Gnl e lo sviluppo dei green gas. Destineremo l’85% dei nostri investimenti a progetti pienamente allineati agli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite».

I conti Edison 2025

A fronte di ricavi per 17,74 miliardi di euro, il margine operativo lordo (Ebitda) si attesta a 1,3 miliardi di euro, in calo rispetto agli 1,7 miliardi del 2024 per effetto delle minori opportunità di ottimizzazione del portafoglio gas, della riduzione della produzione rinnovabile – in particolare idroelettrica (-26%) – e della contrazione dei margini unitari di vendita. Il calo è stato in parte compensato dall’aumento della produzione termoelettrica (+20%), sostenuta anche da impianti di ultima generazione ad alta efficienza.

Nel 2025 le attività rinnovabili e l’area clienti e servizi hanno generato il 53% dell’Ebitda, in linea con il percorso che punta a circa il 70% entro il 2030. L’utile netto si riduce a 240 milioni di euro rispetto ai 403 milioni del 2024, mentre l’indebitamento finanziario registra un saldo a credito di 219 milioni di euro.

Gli investimenti crescono del 19%, con forte focus sulle rinnovabili: oltre il 90% di aumento nel settore, 200 MW di cantieri conclusi, 250 MW in costruzione a fine 2025 e ulteriori 500 MW pronti ad avviarsi nei prossimi 18 mesi grazie alle aste Fer X (un meccanismo di incentivazione gestito dal Gse per sostenere la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili).

Il consiglio di amministrazione propone dividendi pari a 0,035 euro per azione ordinaria e 0,065 euro per azione di risparmio: agli azionisti (99,5% del capitale in mano a Edf) andranno dunque 170 milioni di euro.

Il contesto di mercato produzione elettrica di Edison nel 2025

La domanda di energia elettrica nel 2025 in Italia è in lieve flessione (-0,6%) a 310,5 TWh rispetto a 312,3TW del 2024. Nell’anno la quota del fabbisogno coperto dal parco produttivo nazionale è pari all’85% (263,1 TWh, +1%), mentre calano le importazioni (-8% a 46,9 TWh). Nel periodo, la produzione termoelettrica cresce (+4,4% a 153 TWh), soddisfacendo il 50% circa della domanda, mentre la produzione rinnovabile rappresenta nel complesso il 35% circa del fabbisogno. Il fotovoltaico si conferma la prima fonte green nel mix nazionale (+22,9% a 44,3 TWh), grazie anche alle nuove installazioni; calano invece la produzione idroelettrica (-21% a 42,3 TWh) a causa delle minori precipitazioni dopo un 2024 che ha registrato una performance al di sopra delle medie storiche trentennali; e quella eolica per via della minore ventosità (-3,7% a 21,2 TWh).

Sul fronte dei prezzi, il prezzo unico nazionale (PUN) si è attestato su un valore medio di 115,9 euro/MWh, in crescita del 6,8% da 108,5 euro/MWh dello scorso anno. Nel 2025 la domanda di gas in Italia è tornata a crescere (+4,2%), attestandosi a 64,3 miliardi di metri cubi), interrompendo la fase di contrazione registrata nel 2024, quando i consumi erano scesi al secondo livello più basso degli ultimi quindici anni, dopo il minimo del 2014. A guidare la ripresa dei consumi gas sono soprattutto il settore termoelettrico (+7,4% a 22,3 miliardi di metri cubi) e le maggiori esportazioni (+57% a 3,33 miliardi di metri cubi), verso la frontiera Nord, in particolare attraverso il punto di uscita di Tarvisio. Nel periodo crescono anche i consumi industriali (+0,6% a 11,7 miliardi di metri cubi), mentre si contraggono gli usi residenziali (-0,8% a 26,9 miliardi di metri cubi) per effetto delle temperature superiori alle medie stagionali principalmente nel mese di dicembre. Sul fronte dei prezzi, il gas spot in Italia è cresciuto del 6,3% a 40,9 centesimi di euro a metro cubo da 38,4 centesimi di euro a metro cubo nel 2024.

La performance industriale è in netta crescita sia sul fronte della produzione elettrica sia su quello delle vendite. In particolare, nel 2025 Edison ha contribuito alla stabilità e alla sicurezza della rete elettrica nazionale soddisfacendo oltre l’8% della domanda domestica italiana attraverso il suo parco centrali altamente differenziato, flessibile ed efficiente. In aumento anche i volumi venduti di energia elettrica (+26,2%) e di gas (+13,3%) ai clienti finali sia B2C, B2B che B2G. Contestualmente, per effetto soprattutto dei maggiori volumi di Gnl, si attesta in crescita anche l’approvvigionamento di gas naturale (+11,7%), che arriva a soddisfare il 22% della domanda nazionale.

Obiettivi  strategici Edison al 2030

Considerato l’attuale scenario di mercato, Edison prevede per il 2026 un Ebitda compreso tra 1,2 e 1,4 miliardi di euro, in un contesto caratterizzato da volatilità dei prezzi energetici e incertezza normativa. La società conferma inoltre l’aggiornamento della guidance al 2030 con l’obiettivo di raggiungere 4 GW di capacità rinnovabile e oltre 1,5 GW di stoccaggio elettrico tra batterie e pompaggi. A livello finanziario, il piano prevede un Ebitda compreso tra 1,7 e 1,9 miliardi di euro e investimenti annuali tra 1 e 1,5 miliardi.

Il gruppo sottolinea che tali previsioni non includono eventuali impatti negativi di provvedimenti legislativi in discussione che potrebbero incidere su risultati e investimenti del settore energetico. «Vedendo le curve di formazione del prezzo di energia al 2028 il prezzo è atteso sotto gli 80 euro, oggi siamo a 110 euro. Veder già che il mercato fattorizza uno sconto di 20 euro dà l’idea dell’impatto che queste norme potrebbero avere sul mercato. Aspettiamo di vedere nei prossimi giorni il risultato delle misure paventate ma credo che bisogna creare le condizioni per continuare a fare investimenti nelle fonti rinnovabili. Fare manovre invasive rischia di distorcere gli equilibri e la messa a terra di ciò che gli investitori hanno deciso si fare».

Infine, «per quanto riguarda gli asset biometano di Snam noi siamo interessati ad aumentare il perimetro delle nostre attività, sia con la gestione diretta e la proprietà di impianti di produzione, sia con la contrattualizzazione a terzi e il fatto che Snam sia in qualche modo obbligata dal da dalle regole di unbundling a mettere sul mercato questi impianti crea per noi una un’opportunità, quindi andremo a vedere e a valutare questa opportunità», ha aggiunto Monti.

Capitale e possibili scenari futuri

Sull’assetto azionario restano aperte alcune domande sul riassetto a livello della proprietà. «Gli advisor sono al lavoro da diversi mesi, nessuna decisione è stata presa –  ha risposto Monti –. Ad oggi ci sono alcune incertezze da valutare sull’apertura del capitale da parte di Edf». Le decisioni dell’azionista «saranno comunicate successivamente anche tenendo presente alcune incertezze tra cui anche quelle sulle modifiche legislative che sono state paventate». Il decreto sulle bollette, atteso oggi in Consiglio dei ministri, «potrebbe far cambiare prospettive sul nostro business plan e anche sulla possibile apertura a terzi del capitale», ha concluso Monti.

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