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Energia

Enel, l’a.d. Cattaneo: il nostro piano apprezzato dalla Borsa perché “ipersolido” e “derischizzato”

«L’Italia farà meno margini, però l’estero ne farà di più», spiega l’a.d. Flavio Cattaneo, indicando in Usa, Canada e altri mercati esteri la leva della crescita. Il titolo sale a 9,70 euro (per azione +6,8%).

23 Febbraio 2026

Dopo una giornata sugli scudi, il titolo Enel ha chiuso a 9,70 euro per azione, con un robusto rialzo del 6,8 per cento. Il motivo di tanto brio sul mercato? Oggi il gruppo elettrico guidato dall’amministratore delegato Flavio Cattaneo ha presentato a Milano il nuovo piano strategico 2026-2028, incontrando subito il plauso degli analisti e il favore della borsa.

La soddisfazione dello stesso Cattaneo è stata evidente sin dalle prime battute di un’affollata conferenza stampa, seguita alla presentazione agli analisti, mentre in parallelo il titolo galoppava a Piazza Affari. «La Borsa non vede il passato, vede il futuro», ha detto, e il futuro è un piano «ipersolido» e «derischizzato». Nell’arco di piano si prevede una crescita cumulata di quasi il 19% dell’utile per azione (da circa 0,69 a 0,82 euro) al riparo da rischi. Più del 90% dei 74 miliardi di euro circa del margine operativi lordo (Ebitda) del periodo, infatti, «deriverà da attività regolate o contrattualizzate», e quindi a basso rischio. Cattaneo ha parlato perciò di un piano “derischizzato”: nel piano «abbiamo messo tutti gli aspetti negativi che ci sono stati… significa che se quello che hai messo dentro non accade, o accade in maniera diversa, sono tutte notizie positive».

Un piano da 53 miliardi, con più reti e più rinnovabili

Il piano strategico 2026-2028 vale 53 miliardi di euro di investimenti, dieci in più rispetto al precedente. L’utile netto ordinario per azione è atteso in crescita fino a 0,80-0,82 euro nel 2028, dai circa 0,69 euro stimati per il 2025. Il dividendo per azione è previsto in aumento medio annuo del 6 per cento tra il 2025 e il 2028.

Cattaneo ha definito il piano «ambizioso e credibile», rivendicando il lavoro degli ultimi tre anni: nel periodo 2023-2025 Enel ha raggiunto gli obiettivi annunciati, distribuendo circa 15 miliardi tra dividendi e buyback e liberando ulteriori 15 miliardi per sostenere nuovi investimenti e la remunerazione degli azionisti.

Occhi sull’estero

In Italia il gruppo «farà meno margini, questo è sicuro, però l’estero ne farà di più». Le priorità sono dunque chiare: «Abbiamo delle operazioni in analisi» in paesi «sia lontani, come l’Australia e il Canada, ma anche vicini come la Germania». Per Cattaneo «anche il Sud Africa ha ottime performance e il Cile, dove ora il mercato è stabile e c’è stato un cambio di governo con minore populismo, che per il nostro settore è un problema».

Gli Stati Uniti restano centrali, nonostante il cambio di clima politico. «L’effetto» delle decisioni del presidente Trump «è stato bloccare i progetti greenfield, gli impianti nuovi, bloccando il tax credit fino a una certa data». Gli impianti realizzati prima, dunque, non sono toccati. «Gli Usa per noi restano un ottimo mercato, i prezzi sono in rialzo ed è il mercato dove ripartirà piu velocemente il consumo». E, con una battuta, sintetizza: come dice Trump «’drill baby drill’, ma a loro l’energia serve subito, quindi ‘time baby time’».

Prezzo dell’energia e rischi geopolitici

Il piano incorpora uno scenario prudente anche sul prezzo dell’energia: «Questo piano è ipersolido, il prezzo dell’energia è molto ridotto a 85 euro a megawattora rispetto all’attuale Pun», ha detto Cattaneo Una base cauta, nelle intenzioni, che dovrebbe rendere più robusti i target industriali.

Resta però il fattore geopolitico. Gli eventi in Medio Oriente «incidono sulle comodity e per noi, con un paese importante per la produzione a gas importato via tubo, quello è uno dei rischi che potrebbe scaturire e far ripartire i prezzi». Il rischio è esplicitato, dunque, ma incluso nel perimetro di valutazione.

Nucleare, carbone e idroelettrico

Sul nucleare, Cattaneo è netto: «Noi riteniamo che il nucleare sia necessario in Spagna». E aggiunge: «Guardate quello che è successo in Germania: chiude il nucleare e il prezzo impazzisce. Vorrei ricordare che dopo il blackout si è aumentato la quota di rigenerazione a gas in Spagna». Sul carbone, la posizione è più attendista: «Aspettiamo le decisioni del ministero, abbiamo detto la nostra posizione, avendo debito con green bond che ci obbligano a riduzione di CO2. Tra l’altro, se si tolgono gli Ets è il modo più conveniente di generare perché sul costo di generazione l’Ets pesa per la maggior parte».

E sull’idroelettrico, il tema è tutto regolatorio: «Certo che l’idroelettrico ci interessa» e «bisognerebbe investire di più», però «tutte le volte mi chiedono perché non investite in Italia per fare più generazione» la risposta è «perché semplicemente non ci danno le autorizzazioni». Un confronto implicito con altri Paesi europei dove, ricorda, si è intervenuti sulle concessioni.

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