Lavoro

ETHICAL HR: a Milano è partito l’evento sul lavoro etico

Oggi, presso il WAO Romolo C30 a Milano, è partito l’evento ETHICAL HR: il lavoro come spazio di senso, dignità e benessere. 

21 Gennaio 2026

Oggi 21 gennaio, presso il WAO Romolo C30 a Milano, è partito l’evento ETHICAL HR: il lavoro come spazio di senso, dignità e benessere.

L’evento, di cui vi avevamo parlato qui, è un susseguirsi di talk, interviste, tavole rotonde, workshop e presentazioni che indagano sulle principali sfide etiche del mondo del lavoro di oggi: dalla salute mentale alla genitorialità, dalle identità (di genere e non) ai nuovi linguaggi, dagli impatti ambientali alla progettazione del welfare.

Insomma uno spazio di incontro e dialogo tra persone, manager e organizzazioni virtuose. Un luogo dedicato a chi crede che il lavoro abbia un potenziale educativo, di crescita e responsabilità sociale.

Il senso profondo di ETHICAL HR

Lavorare non dovrebbe farci star male. Eppure sempre più persone, soprattutto giovani, raccontano una fatica profonda: stanchezza emotiva, senso di vuoto, perdita di entusiasmo, la sensazione di essere “fuori posto” rispetto a ciò che fanno ogni giorno.
Qui entrano in gioco fenomeni sempre più diffusi: la salute mentale è sotto pressione.
Per questo TeamDifferent ha realizzato, insieme a MAW, un percorso tra grandi ospiti, nozioni e storie tangibili che raccontano come al mondo del lavoro non basti più solo la performance, ma necessiti di cura delle persone e del territorio, inclusione, responsabilità condivisa, benessere psicosociale e molto altro.

La prima giornata

Ad aprire i lavori è stato Lorenzo Tedeschi, fondatore e AD di TeamDifferent, che poi ha gestito i panel con interviste e presentazioni.

Con Alessia Cappello, Assessora allo Sviluppo Economico e Politiche del Lavoro del Comune di Milano, che ha portato i saluti istituzionali, Tedeschi ha posto l’attenzione sulla condizione dei lavoratori milanesi e sul rapporto tra la Città di Milano e il lavoro.
Ecco un estratto delle risposte dell’Assessora:
Milano, in quanto città centrale nel mondo del lavoro, si deve confrontare con il tema del lavoro etico, ma è indispensabile capire che per attuare un vero cambiamento che faccia la differenza serve l’impegno di tutto il Paese.
Dopo il Covid le aspettative sul mondo del lavoro sono cambiate, e non solo per i giovani. Già prima i lavoratori chiedevano  maggiore flessibilità, smart working e welfare, ma adesso c’è un tema salariale (a Milano il costo della vita è esploso) e uno valoriale. I lavoratori cercano aziende che abbiano politiche serie sulla diversità e inclusione e in particolare sulla genitorialità.
Come stanno le persone a Milano?
Fanno fatica, ma non solo a Milano. Qui ci sono grosse possibilità di carriera e la cultura del lavoro ha fatto grossi passi avanti.
Esiste ancora il sogno milanese? Milano accoglie ancora?
Secondo me si. Io stessa sono arrivata a 18 anni e qui ho costruito la mia vita. Adesso è sicuramente più faticoso ed esiste un grande problema abitativo che va risolto. Per farla continuare ad essere quel tipo di città occorre un lavoro di squadra.
Il secondo panel  di ETHICAL HR ha visto protagoniste Marcella Loporchio, autrice di TU NON PUOI CAPIRE (2023, Edizioni &100), Sonia Zappitellifounder de La Luna del Grano, Chiara MontaldiAD di Working Mom e Elena Mazzola, People Career Leader di MAW.
Un interessante dibattito che ha messo al centro la necessità di costruire organizzazioni a misura di genitore. Si è parlato di motherhood penalty, del senso di colpa e del carico di cura.
Per Chiara Montaldi è fondamentale sottolineare che la genitorialità riguarda entrambi i genitori, e non è una emergenza ma un percorso che va gestito dalle aziende a 360 gradi, ad esempio pensando i giusti spazi (asili ecc) e cercando di evitare il burnout. Proprio per il burnout, ma anche per i costi legati all’assunzione di una baby sitter, una donna su cinque lascia il lavoro nel primo anno dopo la maternità.
Per Sonia Zappittelli il welfare aziendale non deve essere una concessione, ma una politica che riguarda tutti. La certificazione della parità di genere è un costo che va utilizzato nella maniera corretta. Questo porta una ricaduta positiva sulle prestazioni dei lavoratori, che altrimenti sarebbero demotivati e lascerebbero il lavoro.
Per Elena Mazzola purtroppo anche alcune aziende che vantano una certificazione di parità cercano lavoratrici che non siano a “rischio maternità”.
Secondo Marcella Loporchio se un’azienda ha quella certificazione non può fare certe domande in sede di selezione, e contemporaneamente non può e non deve discriminare chi non ha figli. Un esempio tipico è quello dei turni nel periodo natalizio: chi non ha figli (e magari è persino caregiver di un proprio caro) si vede assegnare i turni peggiori.

Nel terzo frammento dell’incontro, Silvia d’Angelo (People Career Director di Maw) ha dialogato con Lara CarreseVice Presidente regionale AIDP Lombardia, sull’urgenza sociale del burnout. In futuro sarà fondamentale il ruolo degli HR, in particolare nella transizione verso il benessere psicosociale.

È stata poi la volta di Matteo PerchiazziFondatore e Direttore della Scuola Italiana di Mentoring, Consulente e referente scientifico dell’Aeronautica Militare Italiana ISMA, e NATO Training Mission in Afghanistan. Perchiazzi ha parlato della cultura del mentoring e del suo ruolo nel costruire una cultura “umana” educando alla responsabilità reciproca.

Leonardo Capotosto, CSO FunniFin, ha parlato dello stress finanziario, del rapporto tra lavoratori e denaro e dell’impatto delle dinamiche finanziarie sull’urgenza sociale del burnout.

Marco Milanesio, CEO Ollipay, ha affrontato il tema: “Riprogettare il welfare partendo dai territori. I benefit aziendali come motore per la prossimità”.

Infine, a chiusura della mattinata, Carlo Massarutto, psicoterapeuta esperto in Performance & Antifragilità, ha spiegato il concetto di Leadership agonistica e quello di Flow, ossia l’impegno profondo senza cedere alla frenesia competitiva.

La seconda parte della giornata

Il pomeriggio di ETHICAL HR è iniziato con un interessante intervento di Alessandro NoèCEO Men At Code.

Noè si chiede cosa succederebbe se un giorno spegnessimo l’AI.

Quello che qualche anno fa era un futuro inverosimile, adesso è già il passato. L’IA è andata avanti molto velocemente e noi abbiamo consegnato nelle mani di uno strumento tutta una serie di cose.

Non è necessariamente un male, anzi.

Pensiamo a tutto il tempo che risparmiamo grazie all’AI (e non si parla certo solo di Chat GPT) e che possiamo dedicare alla famiglia e ai nostri interessi. Nei prossimi due anni tra l’80 e il 90% delle attività lavorative saranno svolte dall’AI e noi potremmo gestire in modo completamente diverso il nostro tempo libero.

Il punto è quindi essere in grado di capire e controllare i processi dell’intelligenza artificiale, che deve essere uno strumento a nostra disposizione e non un nostro sostituto.

Marco Vigini, Vice Presidente Nazionale AIDP e Presidente AIDP Scuola ha affrontato il tema: “Dal banco al senso: riscrivere il lavoro partendo dalle new generations“, e lo ha fatto coinvolgendo proprio le nuove generazioni. Con lui c’erano Sofia Bagnoli, Matteo Berengan, Martina Santarella e Filippo Calabrò di JA Italia.

In chiusura Marcella Loporchio ha moderato l’ultimo panel. Il Prof. Giuseppe Torluccio, Vicepresidente Fondazione Yunus, con Marco Muggiano e Alessandra PiliaPresidente & Vicepresidente IULM Alumni,hanno parlato del lavoro come costruttore di dignità, e del ruolo delle organizzazioni nel promuovere libertà, stabilità sociale e pari opportunità.

L’appuntamento è per domani, stesso posto stessa ora.

Le immagini della prima giornata di ETHICAL HR

 

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