Lavoro

Il lavoro domestico in Lombardia vale 3,9 miliardi di PIL

I lavoratori domestici registrati in Lombardia nel 2025 sono stati 158.378, con una lieve prevalenza di colf. Sono perlopiù donne e stranieri. Diminuiscono le badanti anche se la popolazione anziana è in forte aumento

5 Marzo 2026

Nel 2024 le famiglie lombarde hanno destinato al lavoro domestico una spesa complessiva di 1,7 miliardi di euro, contribuendo a generare un valore di 3,9 miliardi sul PIL (corrispondente allo 0,9 per cento del totale regionale). Nello stesso anno i lavoratori domestici registrati in Lombardia sono stati 158.378, con una lieve prevalenza di colf (55,6 per cento) e nell’ultimo triennio si registra una flessione sia per colf che badanti, rispettivamente del -23,2 per cento e del -3,6 per cento.

È questa la fotografia che emerge dalla presentazione che si è tenuta oggi presso il Palazzo Lombardia, alla presenza di Elena Lucchini, assessore regionale per la Famiglia, Solidarietà Sociale, Disabilità e Pari Opportunità, e che ha messo al centro i nuovi dati sul lavoro domestico in Lombardia, relativi al 7° rapporto annuale promosso dall’Osservatorio DOMINA, associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico. L’appuntamento si è rivelato un’importante occasione per approfondire dati inediti e tendenze che delineano un settore in continua trasformazione.

Famiglie datori di lavoro domestico

La regione Lombardia registra 169.984 datori di lavoro domestico, con una flessione del 13,6 per cento rispetto al 2021. L’età media dei datori si attesta a 68,1 anni. Le donne rappresentano la maggioranza con il 54,3 per cento, mentre gli uomini costituiscono il 45,7 per cento. I grandi invalidi incidono per il 9,8 per cento. La composizione per cittadinanza mostra una prevalenza netta di datori italiani (92,9 per cento), a fronte di un 7,1 per cento di stranieri. La spesa media annua per nucleo familiare si attesta a 9.796 euro. In Lombardia si contano 328.362 fra datori e lavoratori domestici, che incidono con una quota pari al 3,3 per cento della popolazione regionale. I dati evidenziano infine che il 26,6 per cento dei lavoratori convive con il proprio datore di lavoro.

Non solo, il lavoro domestico in Lombardia ha una forte connotazione femminile (88,2 per cento) e una prevalenza straniera (79,7 per cento), con il gruppo più numeroso proveniente dall’Est Europa (30,1 per cento), seguito da Asia (21,6 per cento) e America Latina (21,1 per cento). Gli italiani rappresentano invece un quinto del totale (20,3 per cento).

lavoro domestico

Distribuzione territoriale

La concentrazione nel capoluogo è piuttosto accentuata, con quasi il 60 per cento delle colf e oltre il 40 per cento delle badanti localizzate in provincia di Milano. Rispetto alla popolazione residente, mediamente in Lombardia si registrano 8,8 colf ogni 1.000 abitanti, con un picchio di 16,0 a Milano. Le badanti sono mediamente 9,2 ogni 100 anziani, con punte superiori al 10 per cento a Milano e Monza.

Politiche fiscali e agevolazioni

La Regione finanzia diversi incentivi per l’assistenza domestica di persone non autosufficienti, come le cosiddette misure B1 e B2 e i voucher mensili. Inoltre, la Regione contribuisce alle spese previdenziali della retribuzione dell’assistente familiare con il bonus assistenti familiari. In Lombardia sono attive diverse buone pratiche territoriali a supporto del lavoro di cura, che mirano a valorizzare il ruolo sociale del lavoro domestico.

Scenari demografici

Le proiezioni demografiche ISTAT (scenario mediano) portano a stimare una popolazione anziana in forte aumento nel 2050 (+72,7 per cento). In questo caso, gli anziani arriverebbero a 1,3 milioni, pari al 12,9 per cento della popolazione. Allo stesso tempo, si registrerebbe un calo di circa 100 mila bambini (-2,4 per cento, da 1,3 milioni a 1,2 milioni).

lavoro domestico

“L’elevato livello di irregolarità continua a rappresentare uno dei principali ostacoli allo sviluppo di un mercato del lavoro domestico equo, trasparente e sostenibile. Troppe famiglie, spinte dalla necessità di contenere i costi, ricorrono ancora al lavoro sommerso, esponendosi a rischi legali ed economici e privando i lavoratori di tutele fondamentali” – dichiara Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA. “Per invertire questa tendenza DOMINA propone un insieme di misure strutturali che premiano la regolarità e la continuità dei rapporti di lavoro. Interventi come un meccanismo di cash back sui contributi INPS, il trasferimento parziale e differito di una mensilità di NASpI come incentivo all’assunzione stabile e, infine, la detrazione fiscale pari al 10 per cento dei costi per il lavoro domestico, possono trasformare la regolarità da obbligo formale a scelta realmente conveniente per tutti” – conclude Gasparrini.

“Ringrazio DOMINA per il lavoro puntuale di analisi e approfondimento che, anche quest’anno, offre uno strumento prezioso per comprendere l’evoluzione del lavoro domestico in Lombardia. I dati ci aiutano a leggere con maggiore consapevolezza i bisogni delle famiglie e le trasformazioni in atto in un settore strategico per il nostro sistema di welfare.” – dichiara Elena Lucchini, assessore regionale per la Famiglia, Solidarietà Sociale, Disabilità e Pari Opportunità.

“Come Regione abbiamo scelto di intervenire in modo concreto attraverso il Bonus Assistenti Familiari, una misura che contribuisce alle spese previdenziali sostenute dalle famiglie e che incentiva l’assunzione regolare del personale di cura. Il nostro obiettivo è duplice: sostenere economicamente i nuclei familiari e, allo stesso tempo, promuovere legalità, qualità del lavoro e tutela dei diritti degli assistenti familiari. In uno scenario demografico che vede crescere la popolazione anziana, investire sulla domiciliarità e sulla regolarizzazione del lavoro di cura significa rafforzare la coesione sociale e costruire un sistema più equo e sostenibile. Il confronto con DOMINA e con tutti gli attori del settore è fondamentale per migliorare le politiche e rendere sempre più efficace il sostegno alle famiglie lombarde.” –conclude l’assessore Lucchini.

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