Germania

“No alla leva e militari fuori dalle aule”

Intervista a Lisa, studentessa e attivista di Schulstreik gegen Wehrpflicht, che venerdì porta in piazza per la quarta volta gli studenti tedeschi contro il nuovo servizio militare di Merz. Le critiche all’ipocrisia dell’AfD sull’argomento e un appello agli studenti italiani.

23 Settembre 2026

Venerdì gli studenti tedeschi scioperano per la quarta volta contro il nuovo servizio militare approvato a dicembre dal Bundestag e con cui il cancelliere Merz vorrebbe “dare alla Germania”, per usare le sue parole, “le più grandi forze armate d’Europa”. Abbiamo chiesto a Lisa, studentessa e attivista di Schulstreik gegen Wehrpflicht, qual è la strategia del movimento per il nuovo anno scolastico, un giudizio sull’AfD, che cavalca il desiderio di pace dei tedeschi, e in ultimo se e come è possibile sostenere la loro lotta dall’Italia.

Venerdì si terrà il primo Schulstreik del nuovo anno scolastico. Qual è il vostro bilancio dopo un anno di lotta? Quali sono i vostri punti di forza e le vostre debolezze? E qual è la vostra strategia per questa nuova stagione?

Venerdì sarà ormai il quarto sciopero scolastico contro la reintroduzione della leva. A ciascuna delle prime tre giornate di sciopero hanno partecipato circa 50 mila studenti e studentesse di oltre 100 città tedesche. È la conferma che c’è una forte opposizione all’idea che i giovani debbano essere costretti di nuovo a prestare servizio militare!

La nostra forza sta nel fatto che siamo un movimento giovane, nato nelle scuole e radicato al loro interno. Abbiamo iniziato a tessere relazioni coi sindacati, coi lavoratori e la lavoratrici e con altri movimenti sociali. La ragione è che c’è un legame tra servizio militare, riarmo e tagli alla spesa sociale: mentre per le armi e l’esercito vengono stanziati miliardi, su scuola, casa e sulle infrastrutture pubbliche si va al risparmio.

Naturalmente di fronte abbiamo anche delle sfide da superare. Dobbiamo costruire la nostra struttura organizzata in un numero ancora maggiore di scuole e coinvolgere nuove persone nella lotta.

La nostra strategia per il prossimo periodo è chiara: vogliamo ampliare ancora la resistenza contro la leva militare e le visite di idoneità. Queste ultime non sono un innocuo passaggio amministrativo, ma il presupposto per poter poi arruolare i giovani. Noi le rifiutiamo. Allo stesso tempo vogliamo cacciare la Bundeswehr dalle scuole. Le scuole non devono essere luoghi di propaganda e di arruolamento, ma devono rimanere luoghi di formazione e di pensiero autonomo.

In che misura vi aiuta il fatto che solo 530 dei 300 mila 18enni tedeschi interpellati dalla Bundeswehr si siano arruolati e che il cancelliere Merz appaia sempre meno credibile?

Il dato mostra che l’interesse dei giovani nei confronti della Bundeswehr è davvero scarso. Se, su circa 300 mila 18enni, solo 530 entrano nelle forze armate volontariamente, vuol dire che il governo federale non può risolvere il problema della carenza di personale con la pubblicità, la partecipazione alle fiere del lavoro o le visite nelle scuole. Perciò è probabile che si proceda ulteriormente verso le visite di idoneità e il ripristino della leva obbligatoria.

La crescente insoddisfazione nei confronti di Merz inoltre mostra che in molti capiscono che smantellamento dello stato sociale, tagli e militarizzazione non sono nel nostro interesse. Mentre si spendono soldi in armi mancano risorse per le scuole, la sicurezza sociale e per dare un futuro decente ai giovani.

Tuttavia l’obiettivo del nostro movimento non è agire contro singole persone. Che a farlo siano Merz, Pistorius o chiunque altro se si va avanti col riarmo, la militarizzazione e la reintroduzione del servizio militare, noi ci faremo sentire e organizzeremo la resistenza.

Come valutate l’ascesa dell’AfD, che al Bundestag ha votato contro la leva militare, ma nel proprio programma prevede il servizio militare per i giovani tedeschi?

Noi collaboriamo con chiunque, persone e gruppi organizzati, si impegni con coerenza a contrastare servizio militare, visite di idoneità e militarizzazione. L’AfD non è tra questi. Il suo rifiuto degli attuali piani per reintrodurre la leva non significa che sia contraria per principio al servizio militare obbligatorio al riarmo. Al contrario: l’AfD chiede il servizio militare per i giovani tedeschi e sostiene una politica autoritaria e nazionalista.

L’AfD, insomma, non si oppone ai piani del governo perché è contraria alla leva, ma perché chiaramente pensa che queste misure non siano abbastanza radicali. Allo stesso tempo, però, sostiene una politica che avvantaggia i ricchi, una politica di tagli ai danni dei lavoratori e delle lavoratrici e dunque incarna posizioni chiaramente contrarie ai nostri interessi di giovani.

Noi non permetteremo alle forze di destra di presentarsi come parte del movimento per la pace. E andiamo in piazza contro la leva e contro una politica guerrafondaia a nome di tutti i giovani, indipendentemente dalla loro origine, dal loro passaporto e dalla loro nazionalità.

Nella storia la lotta contro la guerra e il militarismo è stata un punto centrale dello scontro politico, ma anche un elemento di contraddizione all’interno della sinistra. Anche oggi una parte della sinistra politica sostiene la militarizzazione e una politica estera aggressiva. Come si può reagire?

Per noi è centrale agire concretamente contro la leva, le visite di idoneità e la militarizzazione. Vogliamo concentrare le nostre forze sull’organizzazione dei giovani, sulla convocazione degli scioperi e sulla difesa dei nostri diritti.

Spesso si cerca di rivestire le politiche di riarmo che fomentano la guerra con un’apparente patina di progressismo. Ma la militarizzazione non crea né pace né sicurezza. Non è nel nostro interesse combattere contro i giovani di altri Paesi che condividono con noi gli stessi interessi: una vita sicura, una buona istruzione, la sicurezza sociale e un futuro senza guerre.

Per questo collaboriamo con tutti coloro che prendono sul serio la lotta contro la leva militare. Una politica estera aggressiva, il riarmo e il servizio militare obbligatorio mettono in pericolo la pace e la nostra sicurezza e questo vale non solo in Germania, ma a livello internazionale.

C’è qualcosa di concreto gli studenti medi e universitari e antimilitaristi italiani possono fare per sostenere la vostra lotta?

Anche l’Italia va verso il riarmo. Per questo, per molti versi, stiamo portando avanti la stessa lotta. Dobbiamo unirci a livello internazionale e lottare, ciascuno nel suo paese, per porre fine al servizio militare, al riarmo e alle politiche di guerra.

In termini concreti poi ci farebbe piacere ricevere dichiarazioni di solidarietà su Instagram e altri social media. Ci aiuterebbe a rendere visibile il fatto che la nostra resistenza non è isolata. Sarebbe altrettanto importante organizzare azioni comuni, scambi tra i movimenti studenteschi delle scuole e delle università e il sostegno reciproco quando ci sono scioperi e proteste.

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