Finanza
Mps vara il piano con l’integrazione di Mediobanca: 3,7 mld di utili nel 2030
Montepaschi ha approvato il piano industriale con l’incorporazione di Piazzetta Cuccia, con conseguente delisting e la nascita del «terzo player italiano» nel settore bancario. Si prevedono 3,3 miliardi di utili netti nel 2030.
Banca Monte dei Paschi di Siena ha approvato il piano industriale 2026-2030 per l’integrazione con Mediobanca e la creazione del terzo player italiano nel settore bancario, con oltre 7 milioni di clienti. L’utile netto è atteso a 3,3 miliardi nel 2028 e a 3,7 miliardi nel 2030, con distribuzioni complessive agli azionisti per circa 16 miliardi nell’arco di piano.
Integrazione e nuovo assetto del gruppo
L’operazione prevede la piena integrazione di Mediobanca nel gruppo Montepaschi attraverso una fusione per incorporazione, con conseguente delisting. Le attività retail confluiranno in Mps, mentre quelle di corporate & investment banking e private banking saranno concentrate in una nuova Mediobanca non quotata, interamente controllata dal Monte.
Entrambi i consigli di amministrazione – quello di Mediobanca, riunito sotto la presidenza di Vittorio Grilli, e quello di Mps, presieduto dall’avvocato Nicola Maione – stanno proseguendo, con il supporto degli advisor, le attività istruttorie e di analisi finalizzate alla definizione del progetto di fusione e del relativo concambio. I lavori dei cda e dei Comitati per le parti correlate dovrebbero concludersi entro il 10 marzo 2026. Il processo «continuerà ad essere condotto nel rispetto dell’applicazione dei presidi richiesti dalla disciplina per le operazioni con parti correlate».
Partecipazione in Generali
Nel perimetro del gruppo resterà la quota di circa il 13 per cento in Assicurazioni Generali. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio ha dichiarato che la partecipazione nel Leone «garantisce diversificazione e stabilità negli utili del gruppo» e che «questa attività è indipendente dal nostro ciclo bancario principale e funge da riserva strategica di capitale, migliorando la visibilità degli utili e sostenendo la solidità a lungo termine del gruppo». Il contributo atteso crescerà con un tasso medio annuo (cagr) dell’8 per cento fino a 0,8 miliardi nel 2030.
Obiettivi economici e patrimoniali
A fine piano l’utile netto adjusted è previsto a circa 3,7 miliardi, con una redditività del capitale (Rote) intorno al 18 per cento. Il rapporto costi/ricavi è stimato in riduzione al 38 per cento, mentre il margine di intermediazione dovrebbe salire a circa 9,5 miliardi nel 2030, dai 7,6 miliardi stimati per il 2025, grazie soprattutto alla crescita delle commissioni.
Il Cet1 ratio (il principale indicatore patrimoniale) è atteso intorno al 16 per cento lungo l’intero orizzonte del piano. È indicato un payout del 100 per cento, con distribuzioni di utili per circa 16 miliardi complessivi. Per il 2026 il gruppo «sta considerando la possibilità» di un anticipo sul dividendo. Il buffer di capitale in eccesso, pari a 3 miliardi, «ci garantisce flessibilità strategica e una potenza di fuoco per gli azionisti che poche banche in Europa possono eguagliare», ha affermato Lovaglio, sottolineando che «il cuscinetto patrimoniale consente ampia flessibilità strategica per valutare nuove opportunità sia di crescita che di remunerazione agli azionisti».
Sinergie, digitale e risorse umane
Le sinergie stimate dall’integrazione con Mediobanca ammontano a circa 700 milioni di euro a regime, con completamento del percorso previsto entro il 2026.
Sul fronte tecnologico sono previsti investimenti per circa un miliardo di euro entro il 2030. La strategia «è incentrata sull’implementazione di un unico motore digitale e di AI a supporto di customer journey end-to-end, di processi decisionali e di concessione del credito più rapidi e di una maggiore efficienza operativa. Questo approccio tecnologico – prosegue la nota – è atteso generare una leva operativa sostenibile, accelerare l’esecuzione a livello di gruppo e supportare il successo dell’integrazione del perimetro combinato».
È inoltre previsto un costo complessivo di «60/70 milioni» nei prossimi tre anni per trattenere i banker di Mediobanca. «Mediobanca ha già avviato e sta rafforzando queste azioni con iniziative supplementari», ha dichiarato Lovaglio, aggiungendo che «una volta che la situazione in termini di organizzazione sarà chiarita anche certe incertezze verranno meno per cui saremo in grado, come già vedo, di avere un’inversione di tendenza quindi banker che entreranno in Mediobanca e in Premier piuttosto che andarsene», pur prevedendo «un certo turnover perché ci sono società con politiche aggressive di reclutamento».
Le dichiarazioni dell’amministratore delegato
«Il nuovo piano industriale rappresenta la naturale evoluzione del percorso di trasformazione realizzato con successo negli ultimi anni. Abbiamo disegnato una struttura di gruppo chiara ed efficace, in grado di valorizzare pienamente le piattaforme di Banca Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca per migliorare l’esperienza dei clienti su tutti i canali. Stiamo costruendo un gruppo bancario solido, diversificato e profittevole, capace di generare una crescita sostenibile e rendimenti molto attraenti per tutti i nostri azionisti», ha dichiarato Lovaglio.
«Insieme, Banca Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca rafforzano l’eccellenza della tradizione bancaria italiana, combinando la solida rete commerciale di Mps con la cultura di advisory altamente riconosciuta di Mediobanca, il cui brand e le cui competenze vengono preservati come pilastro fondamentale del nostro gruppo. Con chiarezza strategica, disciplina nell’esecuzione e una solida posizione patrimoniale, siamo pronti per una nuova fase di creazione di valore, facendo leva su radici profonde e guardando a nuove ambiziose frontiere», ha concluso.
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