Finanza
Orcel punta al 2030: “Entusiasta di restare in UniCredit” per sfidare i colossi del Fintech
Tra record storici e ambizioni continentali, l’Ad traccia la rotta a Bloomberg TV. Dall’utile netto di 10,6 miliardi all’opzione Commerzbank, fino al patto con i dipendenti: la banca si prepara a sfidare i colossi del fintech.
MILANO – Non è solo una questione di numeri, per quanto imponenti. È una questione di visione, di “blueprint” e di una trasformazione che Andrea Orcel, Amministratore Delegato di UniCredit, definisce senza mezzi termini come una “nuova avventura”. Intervistato oggi da Bloomberg TV, il manager ha delineato i contorni di un gruppo che punta a ridisegnare i confini del settore bancario europeo entro il 2030. Un percorso che parte da basi solidissime: i risultati record pubblicati ieri e un clima di rinnovata coesione interna sancito da un accordo sindacale.
La linea Orcel: “Più forti in Europa, ma senza compromessi”
Orcel ha parlato con la consueta schiettezza su Commerzbank, ribadendo che la strategia di Piazza Gae Aulenti non è dettata dall’ansia di espansione, ma dalla disciplina finanziaria. «Rispettiamo Commerzbank e siamo soddisfatti del contributo della nostra partecipazione – spiega – ma siamo in situazioni differenti», ha esordito il banchiere.
Il messaggio inviato ai soci dell’istituto tedesco è cristallino: UniCredit si muoverà solo se l’operazione verrà riconosciuta come un generatore di valore condiviso. «Per quanto ci riguarda, se gli azionisti di Commerzbank decideranno di voler aderire a ciò che siamo in grado di generare e riconosceranno che il nostro blueprint crea valore, per noi va bene«. Ma l’a.d di Unicredit ha subito posto un limite invalicabile: «Ciò che non faremo è compromettere i rendimenti e il razionale industriale del core di UniCredit lanciandoci in un’acquisizione che sia diluitiva per gli azionisti di UniCredit. Se questa fosse la situazione, continueremo semplicemente a non muoverci».
Secondo Orcel, l’investimento in Commerzbank era basato su premesse precise che oggi, in un contesto mutato, continuano comunque a dare frutti: «Siamo soddisfatti del contributo che questa partecipazione ci offre», aggiungendo che le quote detenute serviranno a sostenere e «compensare interamente la compressione legata alla Russia». La visione di fondo resta però quella di un’Europa che deve necessariamente consolidarsi: «Credo in banche più forti, più grandi, soprattutto in Europa. Non credo che l’Europa possa trasformarsi senza banche più grandi, più forti e più solide». In questo scacchiere, UniCredit vanta una flessibilità unica: «Abbiamo più opzionalità di chiunque altro perché siamo presenti in 13 mercati. I nostri concorrenti tendono a essere presenti in uno o due, quindi noi abbiamo una base numerica più ampia e meno volatilità».
Infine, una nota personale e strategica sul suo futuro alla guida del gruppo oltre l’attuale scadenza: «Spetta deciderlo agli azionisti, ma io sono entusiasta. Sono davvero molto entusiasta». Orcel ha descritto il clima interno come elettrizzante: «Insieme al team abbiamo iniziato un’avventura. Abbiamo sbloccato risultati, abbiamo ottenuto molto più di quanto pensassimo fosse possibile. E ora stiamo iniziando un’altra avventura. Tutti in UniCredit sono piuttosto entusiasti, motivati, galvanizzati dai nuovi risultati. E io vorrei restare», ha ammesso, concludendo con un secco: «Non ho altri piani».
2025 da incorniciare: i dettagli del bilancio record
Le ambizioni di Orcel poggiano su un pilastro di cemento armato: i conti dell’esercizio 2025 presentati ieri, che testimoniano una crescita senza sosta. UniCredit ha archiviato l’anno con un utile netto di 10,6 miliardi di euro, un incremento del 13,6% rispetto al 2024. È il ventesimo trimestre consecutivo in cui la banca batte le aspettative del mercato, dimostrando una capacità di generare capitale che ha pochi eguali nel continente.
«UniCredit ha conseguito ancora una volta una crescita e una redditività da record nel 2025 raggiungendo 10,6 miliardi di utile netto, in rialzo del 14% rispetto allo scorso anno, ed un RoTE del 19,2%, segnando 20 trimestri consecutivi di crescita redditizia e in grado di generare capitale, e superando le nostre stesse aspettative», aveva commentato ieri Orcel.
Il dato è ancora più significativo se si considera che la banca ha deciso di assorbire 1,4 miliardi di euro di poste straordinarie (tra oneri di integrazione e proventi da negoziazione) proprio per blindare la traiettoria di crescita futura. I ricavi netti, pari a 23,9 miliardi, hanno mostrato una tenuta eccezionale nonostante la pressione sui margini dovuta all’evoluzione dei tassi. La solidità patrimoniale, testimoniata da un Cet1 ratio del 14,7%, ha permesso di annunciare distribuzioni agli azionisti per un totale di 9,5 miliardi di euro, di cui la metà (4,75 miliardi) in dividendi cash.
Ma lo sguardo è già rivolto al 2030. Orcel ha avvertito che il panorama competitivo non vedrà più la distinzione classica tra banche e tecnologia: «Non ci saranno banche tradizionali da una parte, fintech e hyperscaler dall’altra, ma un ambiente competitivo combinato. E dobbiamo fare un passo avanti per essere in grado non solo di essere sfidati, ma di sfidarli a nostra volta». In questa direzione che, lasciato alle spalle il piano strategico 2021-2205 “Unicredit Unlocked”, si muove il nuovo piano “UniCredit Unlimited“, che punta a un utile di 13 miliardi nel 2028 e a un RoTE superiore al 23 per cento. UniCredit ha indicato distribuzioni totali cumulate per circa 30 miliardi (26% della capitalizzazione di mercato attuale) nei prossimi 3 anni e 50 miliardi (43% della capitalizzazione di mercato) nei prossimi cinque, con distribuzioni aggiuntive che saranno valutate di anno in anno sulla base dell’excess capital a disposizione.
«Il Gruppo – si legge nella nota diffusa ieri – ha fissato un’ambizione per un utile netto di circa 11 miliardi di euro nel 2026 e di circa 13 miliardi nel 2028, un CAGR (tasso annuo di crescita composto) eccezionale pari al 7%. La nostra strategia mira ad accelerare la nostra crescita redditizia, guadagnando quote di mercato e ulteriore business dalla nostra base di clienti già in essere, facendo leva sul nostro slancio commerciale senza pari e sui nostri canali di assoluto livello, estraendo valore dalle iniziative già intraprese, potenziate da ulteriori investimenti nella prima linea, da una maggiore connessione tra fabbriche prodotto e rete distributiva, dall’Intelligenza Artificiale e dalla tecnologia». Tutto questo si traduce nell’ambizione di incrementare i ricavi netti ad oltre 25 miliardi nel 2026 e a circa 27,5 miliardi nel 2028, per un Cagr del 5% nel periodo 2025-28 nonostante la riduzione dei proventi da negoziazione e dagli altri oneri/proventi.
Sul fronte delle “storie” di mercato, Orcel ha invece stroncato le voci su un possibile interesse per Generali: “Sono solo fantasie di persone che hanno bisogno di creare storie”, ha precisato, ricordando che il Leone di Trieste è un partner fondamentale per la distribuzione di prodotti assicurativi e di gestione patrimoniale.
Accordo sindacale e premi ai dipendenti
La “nuova avventura” di UniCredit non può prescindere dal coinvolgimento dei suoi lavoratori. Nella notte, dopo una trattativa serrata, l’azienda e i sindacati (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin) hanno raggiunto un’intesa storica sul premio di produttività 2025.
L’accordo prevede un riconoscimento economico che valorizza il salto di qualità dei conti del gruppo. I dipendenti potranno contare su un premio fino a 2.770 euro (comprensivo di copertura assicurativa e polizza dentaria) se optano per il “conto welfare”. Per chi sceglierà la liquidazione in busta paga, l’importo sarà di 2.270 euro, con il vantaggio di un’aliquota fiscale agevolata. Si tratta di un incremento superiore al 10% rispetto allo scorso anno, che rende il premio UniCredit il più alto nel sistema bancario italiano.
Un altro tassello fondamentale è l’aumento del valore del buono pasto, che raggiungerà i 10 euro giornalieri a partire dal 1° gennaio 2027. «Si tratta di un incremento strutturale, frutto della precisa volontà di garantire ai lavoratori un beneficio economico certo e stabile», ha commentato Stefano Cefaloni, coordinatore Fabi. Rosario Mingoia (Uilca) ha invece sottolineato come il «profondo senso di responsabilità« delle parti abbia permesso di tradurre i record finanziari in benefici tangibili per chi, ogni giorno, contribuisce ai successi del gruppo.
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