Quando immortalare un istante equivale a renderlo magico. Parola di fotografo

4 Dicembre 2022

Ritrarre i nostri giorni, fermandoli in immagini da ricordare è il desiderio di molti. L’idea di aggirare il tempo che fugge e tenta di cancellare ogni cosa, poi, è uno degli effetti più potenti e rivoluzionari della fotografia. Marco Morelli, fotografo professionista e salentino doc, ci ha raccontato il modo in cui è stato stregato da questo universo che ama definire “magico”

 

 

 

 

Il grandissimo genio della fotografia, Henri Cartier Bresonn, diceva che “Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo, un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere”. Un combinato, dunque, che oltre alla lucidità dettata dalla razionalità di avere la mano ferma e la mente in evoluzione costante, richiede anche e soprattutto, la capacità di filtrare le immagini che si immortalano, con lo sguardo illuminato del cuore, l’unico in grado di donare all’oggetto della foto, un’anima.

Un universo, quello della fotografia, dal quale siamo affascinati un po’ tutti e nel quale riponiamo la speranza di poter rivedere e raccontare la nostra vita nei suoi scatti più significativi. Come, per esempio, durante una tappa tanto importante dell’esistenza, rappresentata dal matrimonio, a qualunque orientamento sessuale esso si rivolga.

Non sempre ci si approccia alla fotografia professionista in tenera età, ma quando la si coltiva sin da bambini come una delle passioni più travolgenti mai incontrate, può capitare che si risponda ad una vera e propria vocazione, anche in età adulta, per non lasciarla

Questa è l’esperienza che è capitata a Marco Morelli, fotografo professionista e salentino doc, che ci ha raccontato il suo percorso di innamoramento dell’obiettivo fotografico e come ne abbia fatto una ragione di vita.

 

 

 

Marco, a quale età ti sei avvicinato al mondo della fotografia professionistica? Ovvero, per aggiungere un pizzico di sfrontatezza alla domanda: con quale fase della tua vita personale ha coinciso il diventare un fotografo di mestiere?

“Ho deciso di dedicarmi completamente alla fotografia nel 2014. È stato in conseguenza di un periodo non soddisfacente del mio vecchio lavoro, in tutt’altro settore. A quel punto ho deciso che era arrivato il momento di una svolta radicale e ho provato la strada della fotografia, mia passione da sempre.

 

Da dove nasce il tuo amore per l’arte di fermare gli istanti, incorniciandoli poi nelle immagini che le foto ci rendono immortali?

“Mio padre era un grande appassionato di fotografia. Ricordo che ero piccolissimo e lui sviluppava rullini in casa, con piccole camere oscure di fortuna. Vedere una scena materializzarsi su carta, mi sembrava una magia. E probabilmente lo era davvero.

Poi, anni dopo, ho ripreso in mano la fotocamera perché mi attraevano molto i paesaggi. Soprattutto, amavo dipingerli. Quindi li fotografavo e poi ricopiavo su tela quello che avevo fotografato. Successivamente, giorno dopo giorno, la pittura ha lasciato definitivamente spazio alla fotografia”.

 

Quali sentimenti provi nel rivedere i tuoi scatti più significativi, magari ricordando anche le situazioni in cui li hai realizzati?

 

“Alcuni matrimoni, per esempio, che sono il genere di reportage fotografici nel quale mi sono specializzato, rimangono nel cuore di più rispetto ad altri. È inevitabile, dipende dalle persone, da quanto si lascino coinvolgere dall’ evento e da quanto mi rendano partecipe delle loro emozioni. Ci sono matrimoni che ricordo nitidamente, anche se sono passati diversi anni. Basta una foto qualunque per farmi riprovare sensazioni belle”.

 

Di te si dice che sei un maestro nel confezionare reportage fotografici di matrimonio, uno dei momenti più significativi della vita di ciascuno di noi. In quale dimensione provi a condurre le sequenze di un giorno tanto importante, di due persone che si legano nel famoso “per sempre”?

 

“Credo che, per riuscire a catturare la vera spontaneità di un matrimonio, sia più opportuno “farsi guidare” dall’evento e intervenire il meno possibile. Naturalmente, ho sempre in mente la storia da raccontare, attraverso i preparativi, la cerimonia, il ricevimento ed il corso dei festeggiamenti. Ma da quel punto di vista, in fondo, i matrimoni sono tutti uguali. Per esaltare le differenze, devo assistere, un po’ da spettatore, come se fossi un invitato qualunque. I matrimoni sono tutti uguali, ma le persone sono sempre diverse. Se non lasci lo spazio alle persone, rischi davvero di pubblicare servizi di matrimoni in fotocopia”.

 

Quali sono le esigenze dei clienti di oggi? E la situazione del mercato della fotografia professionistica? Credi che il vostro lavoro, necessiterebbe di maggiori tutele fiscali per incentivarne competenza e competitività e di quante persone è composto il tuo team operativo?

 

Oggi i clienti sono diventati molto più attenti ed esigenti. Prima di contattarti ti studiano a fondo. Perlustrano il tuo sito, ti cercano sui social. Anche se gli piacciono le tue foto, vogliono capire anche che persona sei. Leggono quello che scrivi, come lo scrivi… Quando alzano la cornetta per fissare un appuntamento, sanno già tutto di te. Per certi aspetti questo è molto bello, perché non sei più un fotografo qualunque che fa le foto, ma il tuo nome e cognome, per loro, assume già una connotazione più familiare e vicina. Lo trovo molto gratificante. Dal punto di vista professionale, invece, credo che manchi un Albo professionale che ci tuteli. Ormai chiunque può comprare una fotocamera, fare foto e dichiararsi fotografo. Da una parte questa è concorrenza sleale nei confronti del fotografo professionista, ma anche una mancanza di garanzie per il cliente stesso. Riguardo il team, il numero di persone varia a seconda delle richieste del cliente. Possiamo essere solo in due nel caso di un servizio che prevede esclusivamente foto. Oppure di più, quando è previsto anche il video o le riprese col drone”.

 

 

Il fatto di essere nato in una terra così generosa paesaggisticamente come la Puglia, costituisce un incentivo nel mercato della fotografia, rispetto al tuo settore di specializzazione, cioè quello dei matrimoni? Insomma, d’estate soprattutto, il turismo è di casa in questa regione, baciata dal sole e dal mare. Cosa ci dici a riguardo?

 

La Puglia, da qualche anno, è la meta turistica preferita da italiani e stranieri. Questo si riflette positivamente anche sui matrimoni. Sempre più spesso mi capita di lavorare in matrimoni organizzati in Puglia da coppie che nulla hanno a che fare con questa terra. Oppure perché, ci sono stati solo in vacanza. A settembre scorso, per esempio, ho fotografato un matrimonio molto particolare: lui, romano, 3 anni prima era stato in Puglia in vacanza per fare il giro del Salento in bici. In quella settimana aveva soggiornato in un ostello di Lecce, dove aveva conosciuto la sua futura moglie, milanese, che viveva in quell’ostello in quanto studentessa universitaria. Salento e ostello, quindi, erano stati la culla del loro amore. Quindi hanno avuto la bizzarra idea di sposarsi proprio in quell’ostello. Il giorno del matrimonio hanno portato qui a Lecce più di 100 persone, da tutte le parti del mondo, invadendo letteralmente la struttura. Sia loro, che gran parte degli invitati, si sono preparati lì. Da un punto di vista fotografico sono andato a nozze anche io!“.

 

Come mai hai deciso di focalizzarti quasi esclusivamente sulla fotografia di matrimonio?

 

Mi sento un fotografo di reportage da sempre. Amo raccontare storie attraverso la fotografia, momenti di vita vera e catturare le emozioni spontanee che li compongono. Quando sono diventato professionista, fotografare i matrimoni è stato un passaggio molto naturale. Il giorno del matrimonio è un condensato di emozioni fortissime, spesso le più forti dell’intera vita di una persona. A me piace essere lì, per raccontarle. E, trovo molto entusiasmante e importante, l’idea di essere il narratore scelto dai protagonisti principali della storia“.

 

Quali sono le altre passioni che ti ispirano nel tuo lavoro quotidiano?

Adoro il cinema. Dico sempre che mi sarebbe piaciuto fare il regista. Sono soprattutto un amante dei film di nicchia. Per esempio adoro il cinema greco, che ha un’estrema cura proprio dell’aspetto fotografico. Solitamente, la prima volta, guardo il film in tv. Se lo trovo fotograficamente interessante, lo guardo una seconda volta al PC. In questo modo posso farmi gli screenshot e salvarmi le scene migliori. È un po’ da svitati, lo so…“.

 

La fotografia, per Marco Morelli, in una parola è…?

 

“Magia. Se non mi avesse stregato fin da piccolo, oggi non sarei un fotografo”.

 

Marco Morelli, custodisce con fierezza la sua indole mediterranea e salentina, a Lecce dove vive. Un’indole riservata, ma fondata sulla semplicità e la grande sensibilità nel rapportarsi con le persone che a lui si rivolgono per rendere indimenticabili i momenti più toccanti della loro vita, avendo cura di esaltare anche il resto del creato che incornicia una terra baciata dal sole e dal mare come la Puglia, e che mai come nei suoi scatti (provare per credere!), rimane scolpita nel cuore, in una dimensione senza tempo.

Marco è anche docente di fotografia ed è possibile seguire i suoi tutorial o corsi, contattandolo sulle sue pagine social come Istagram.

Di recente ha pubblicato anche un e-book  Foto come fare/composizione pratica , nel quale dispensa suggerimenti molto concreti e di facile apprendimento per chi si approccia al mondo della fotografia o desidera migliorare la propria tecnica fotografica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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CAT: Fotografia, Liberi professionisti

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