Obbligazioni, quasi 8 consumatori su 10 vogliono gli scenari bocciati da Consob

9 Marzo 2016

Con numeri schiaccianti (77%), gli scenari probabilistici sono stati confermati come metodo più intuitivo di rappresentazione dei rischi. Solo il 23% dei rispondenti al test ha preferito la rappresentazione what-if sponsorizzata dalle lobby finanziarie europee. Sono questi i risultati del consumer test proposto da Gli Stati Generali ai propri lettori, in collaborazione con il Movement for Risk Transparency, il movimento internazionale di accademici, associazioni di consumatori, sindacati che si batte per la trasparenza dei rischi dei prodotti finanziari. Cosa non meno rilevante è il fatto che chi ha scelto le probabilità come metodo di rappresentazione dei rischi finanziari, è stato quasi sempre in grado di valutare correttamente (87,21%) la rischiosità relativa di due investimenti finanziari alternativi, invividuando correttamente il più rischioso fra due alternative proposte, a differenza di chi ha invece scelto la rappresentazione what-if (oltre 52% sbaglia risposta).

 

IL TEST

Il test on line prevedeva 2 domande: nella prima lo stesso prodotto finanziario – obbligazione strutturata a tasso fisso della durata di 7 anni – è stato presentato secondo le due modalità alternative. Da una parte, i noti scenari probabilistici di rendimento: una tabella di 2 colonne e tre righe in grado di fornire ai partecipanti al test le probabilità di ottenere un determinato rendimento fatto 100 l’investimento iniziale. Dall’altra, gli scenari di performance what-if. Una scelta casuale, visto che questo strumento sta per diventare l’informativa ufficiale fornita a corredo di ogni prodotto finanziario venduto in Europa. Anche in questo caso, all’investitore partecipante al test viene mostrata una tabella, priva però di ogni indicazione relativa alle probabilità, così come previsto da questo approccio. Nella tabella compaiono soltanto dei possibili scenari (definiti “pessimistico”, “medio”, “ottimistico”) a cui viene associato un rendimento percentuale.

Il test ha chiesto ai partecipanti quale fosse tra le due la modalità di presentazione dei risultati più chiara. Una vola ottenuta questa prima risposta, il/la rispondente ha dovuto individuare  tramite la modalità di rappresentazione scelta (scenari di probabilità, o scenari di performance what-if) quale fosse il prodotto più rischioso tra due alternative proposte. In altre parole, abbiamo voluto verificare – al di là della percezione di chiarezza che l’investitore può avere in prima battuta sulle alternative proposte – quale fosse la concreta capacità di utilizzare lo strumento per identificare concretamente i rischi. È evidente infatti che un metodo può essere solo apparentemente chiaro, ma non permettere di valutare con efficacia i rischi di un investimento finanziario. Se così fosse, sarebbe di ben limitata utilità.

 

I RISULTATI

Il test ha avuto un buon livello di partecipazione con un totale di 1.178 partecipanti che, oltre ad affrontare le domande, hanno fornito i loro dati personali relativi a sesso, età, regione di provenienza e livello di istruzione. La stragrande maggioranza dei rispondenti è di sesso maschile (77,59%), età compresa tra i 25 ed i 64 anni (71,73%) e laureata (70,37%). Significativo è anche il fatto che il 64,26% dei partecipanti viva al Nord e solo l’11,46% al Sud e sulle Isole. Si tratta peraltro di un dato in linea con le statistiche nazionali sulla ricchezza disponibile delle famiglie.

Con numeri schiaccianti (77%), gli scenari probabilistici sono stati confermati come metodo preferito. Solo il 23% dei rispondenti al test ha preferito la rappresentazione what-if (che è peraltro il metodo confermato in Italia dalla Consob, dopo l’abolizione degli scenari).

Chi ha scelto le probabilità come metodo preferito, è stato quasi sempre in grado di valutare correttamente (87,21%) la rischiosità relativa di due investimenti finanziari alternativi. Cioè, appare chiaro dai dati che l’investitore preferisce la rappresentazione probabilistica per una ragione fondata, dato che questa gli consente di decodificare correttamente i rischi finanziari.

Ben diversi sono i risultati per quei pochi che si sono lasciati affascinare dagli scenari what-if, magari per via della presenza di meno numeri in tabella. La percentuale di coloro che hanno individuato correttamente il prodotto finanziario più rischioso è assai bassa (47,23%), molto vicina al lancio di una monetina (50/50). In altre parole, si sarebbero potuti ottenere gli stessi risultati senza fornire informazioni e lasciando gli investitori scegliere a caso. Questo risultato dovrebbe gettare più di un dubbio sulla reale efficacia di questa tipologia di informazione.

Né il fatto di avere un titolo di studio superiore, addirittura una laurea specialistica o un master in finanza o analoga esperienza, ha consentito di trovare più facilmente la risposta giusta con gli scenari what-if: anzi, la probabilità di individuare il prodotto più rischioso per i laureati è addirittura più bassa (43,21%) rispetto al campione generale. In sostanza i risultati del test appaiono suggerire che si può avere tutta l’esperienza in materia che si desidera, ma se le informazioni non sono adeguate non si può decidere per il meglio.

Al contrario, gli scenari probabilistici consentono anche alle persone con un livello di istruzione più basso di discriminare correttamente i rischi: l’82,7% dei non-laureati che ha utilizzato le probabilità è stata in grado di individuare l’investimento più rischioso.

In definitiva, i risultati del test ci hanno reso ancora più consapevoli dei seri limiti degli scenari di performance what-if e ci hanno convinto della necessità di rilanciare gli scenari probabilistici per i prodotti strutturati a livello europeo.

I risultati di questo test saranno trasmessi da Stati Generali e da Movement for Risk Transparency alle Autorità italiane ed europee.

 

* * *

GRAFICI

NUMERO PARTECIPANTI: 1.178

 

Preferenza modalità presentazione del prodotto

A:b

 

Capacità di individuare la rischiosità con approccio Scenari

A1:A2

 

Capacità di individuare la rischiosità con approccio What-if

B1:B2

 

Dati socio-democrafici – Sesso

sesso

 

 

Dati socio-democrafici – Età

età

 

 

 

Dati socio-democrafici – Provenienza

provenienza

 

Dati socio-democrafici – Istruzione

istruzione

 

LE DOMANDE

Domanda 1, sottoposta a tutti i rispondenti

test 8

 

Domanda 2, sottoposta a chi ha scelto A alla Domanda 1

a1-a2

 

Domanda 3, sottoposta a chi ha scelto B alla Domanda 1

b1-b2

 

TAG: consob, consumer test, esma, Movement for risk transparency, obbligazioni bancarie, prodotti finanziari, risparmio, scenari probabilistici, what-if
CAT: gestione del risparmio

Un commento

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  1. federico-carrea 4 anni fa

    beh speriamo che questi risultati vengano presi realmente in considerazione dalle autorita’ competenti…complimenti a chi ha promosso il test.

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