Volkswagen vs Usa: la lotta per il potere economico

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25 settembre 2015

Mi accodo ai tanti interventi pubblicati su questo sito riguardo al caso Volkswagen (VW). Ognuno di essi evidenzia delle possibili chiavi di lettura. Ne propongo un’altra. Il caso VW potrebbe essere un esempio di lotta per il potere economico perseguita con strumenti non economici. Uno dei tanti casi accaduti lungo la storia “economica” dell’ umanità.  

I fatti sono noti a tutti: Usa vs VW, le centraline che riducono le prestazioni del motore, le reali emissioni di ossido di azoto 40 volte superiori al limite imposto dalla legge, la supermulta miliardaria.

Partiamo da qualche numero che descrive l’industria automobilistica tedesca, quella USA e il posto di VW.

Tutti sanno del grande potere della Germania come esportatore: i prodotti tedeschi sono richiestissimi fuori dalla Germania poiché sono migliori di altri. Di tutto quello che la Germania esporta le auto costituiscono la quota maggiore: il 10% circa delle esportazioni totali per un valore di 128 miliardi di dollari. I paesi verso i quali la Germania esporta maggiormente sono Francia, USA e Italia. Il valore delle esportazioni verso USA è di 83 miliardi di dollari.

Il fatto che la Germania esporti massicciamente auto e componentistica per autoveicoli è dimostrazione dell’alto livello di investimenti in innovazione e tecnologia del sistema industriale tedesco. Come mostrano questi dati Istat, la spesa in innovazione e la capacità brevettistica dei tedeschi raggiunge livelli superiori rispetto a tutti i diretti competitori. Anche riguardo le vendite di auto di lusso la competizione è solo tedesca. Sia nel mercato europeo che nel mercato USA si giocano lo scettro Audi, Mercedes e BMW.

L’industria automobilistica tedesca costituisce non solo il fiore all’occhiello ma anche il motore determinante dell’economia del paese. Il fatto che a breve si potrà avvalere della manodopera a basso costo di molti immigrati (che arriveranno in seguito alle politiche migratorie) non farà altro che aumentare la competitività del settore a livello internazionale.

Dall’altra parte abbiamo industria automobilistica USA, la quale vive un momento di leggera crescita ma a fronte di continui investimenti e salvataggi pubblici. Il Dipartimento del Tesoro di Washington ha parlato recentemente di dieci miliardi di dollari persi per salvare l’industria dell’auto. Nonostante la crescita nelle vendite, le scorte di auto invendute sono aumentate in modo massiccio e sono ai massimi storici. Non è totalmente scampata la possibilità di un altro intervento pubblico. Inoltre, il settore prende molto ossigeno dai meccanismi finanziari di credito al consumo e da ingenti acquisti da parte di Istituzioni pubbliche; cioè molti ricavi arrivano da una base di vendite non sicura.

Nell’industria automobilistica tedesca VW è il principale attore. Come si piazza VW sui tre maggiori mercati (Europa, USA, Cina)? In quello europeo è leader assoluto con il 12% delle quote di mercato; in quello cinese è leader assoluto con 2.435.127 unità vendute nel 2014, pari al 18,73% in più rispetto al 2012; in quello USA è “solo” 7 con il 3.8% di quote di mercato. A livello mondiale il gruppo VW è saldamente leader con quasi 10 milioni di veicoli venduti nel 2014.

Morale: gli USA non possono permettersi di perdere quote di mercato visti gli ingenti investimenti fatti nel recente passato e il ruolo strategico che possiede l’industria automobilistica. VW è il competitore più difficile da battere poichè il suo valore proviene direttamente dalla sua qualità politico-economica. VW, agli occhi delgi USA, è la vera “minaccia” per la conquista dei mercati emergenti e per un aumento di quote nel mercato europeo.

Beninteso: non voglio parlare di complotto ma di strategia politica o, se vogliamo, geopolitica. Infatti: non è più facile mettere i bastoni tra le ruote ad un competitore piuttosto che aumentare la propria produttività? Se hai alle spalle una agenzia del governo degli USA assolutamente si. Vediamo qualche altro argomento a favore della tesi della strategia politica:

– Come ricorda anche Stefano Gatto, gli ossidi di azoto non hanno un devastante impatto inquinante. Si tratta di irritanti polmonari che non agiscono nello stesso modo su tutti gli individui.

– Le case automobilistiche usano da anni diversi trucchi per barare sulle emissioni. Ne sono stati contati almeno 12. A riprova di questo ogni lettore di riviste automobilistiche sa bene che esiste una differenza colossale tra consumi dichiarati e consumi misurati nel ciclo.

– Gli USA hanno molti interessi a fare in modo che non aumentino le produzioni di motori a gasolio (i motori incriminati) permettendo così alle multinazionali petrolifere di casa di continuare a pompare nonostante i prezzi bassi del greggio. E’ probabile che il caso VW induca i costruttori ad abbandonare gradualmente il gasolio.

– La multa a VW si aggirerebbe attorno ai 18 miliardi di dollari. Esistono precedenti? Qualcuno si: General Motors è stata condannata come responsabile di 174 morti dovute ad un difetto di fabbricazione di alcuni veicoli; Toyota responsabile per la morte di 5 persone. Hyundai e Kia erano già state condannate per la stessa truffa contestata a VW. La prima ha pagato 900 milioni di multa; la seconda 1,2 miliardi; la terza e la quarta una multa di 100 milioni di dollari. Insomma, non pare ci siano proporzioni ragionevoli nelle multe.

Cosa concludere?

Ripeto che non voglio parlare di complotti contro i tedeschi da parte degli USA. Ricordo solo, per la cronaca, i brutti rapporti che ormai intercorrono tra le due potenze già dai tempi del datagate. Inoltre non intendo sminuire l’accaduto negando la gravi colpe di VW, le quali sono state ammesse dai suoi stessi dirigenti. Ho voluto solamente evocare qualche argomento a favore della tesi della lotta per il potere economico combattuta con mezzi non economici.

Avevo scritto qualche mese fa sulla necessità per USA e Europa di firmare un TTIP dal valore strategico, in grado di avviare e guidare un processo di uniformazione della regolamentazione secondo i principi economici e i valori etico-politici dell’Occidente. Imporre al mondi certi standard è una sfida geopolitica che USA e Europa non possono lasciarsi sfuggire.

Come ha scritto l’Economist l’Europa è la capitale mondiale della regolamentazione in molti campi, tra cui quello ambientale. Come ricorda Stefano Gatto è anche l’unico grande attore internazionale che è riuscito a ridurre le emissioni di circa il 18% rispetto al 1990. Gli Usa soffrono molto questo divario nei confronti del Vecchio Continente e tutti i problemi legati alla stesura definitiva del TTIP provengono da divergenze di visioni su questioni di standard come quelli ambientali e alimentari.

Chissà se il caso VW è il segno di un inaspettato ed intransigente impegno ambientalista degli USA o solo un capitolo della lotta per il potere economico giocata con strumenti non economici.

Se fosse vera la prima ipotesi sarà molto facile trovare accordi sul TTIP; se fosse vera la seconda ipotesi significherebbe che Washington vede l’Europa come un diretto competitore più che come un alleato nella competizione globale. E quando a Washington si dice Europa, si pronuncia Germania.

TAG: ambiente, auto, europa, usa, volkswagen
CAT: Inquinamento

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