Il terremoto, l’umanità e i suoi scarti

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27 Agosto 2016

Come sempre accade, anche la tragedia che ha colpito il centro Italia ha puntato i riflettori sulla grande contraddizione che ci distingue dalle altre bestie, sulla costante della nostra presenza su questo pianeta. Siamo capaci di compiere gesta straordinarie, ma possiamo anche risultare nulli, inutili e dannosi verso i nostri simili e l’ambiente circostante. Non è provocazione dunque dividerci in due macro categorie, separando con un immaginario setaccio l’umanità (che per quanto imperfetta ha un suo scopo e una sua utilità) e i suoi scarti: le plebi diffuse che in un contesto globale di sovraffollamento influiscono in negativo sui destini dei popoli, portandoli, di fatto, alla loro regressione. Una zavorra biologica ormai sempre più pesante ed estesa.

Tornando al terremoto che ha devastato intere località e ucciso oltre 280 persone, è bene mettere ordine, avere le idee chiare sulle diverse reazioni scaturite dalla tragedia. Dividere chi ne ha sofferto davvero e chi l’ha utilizzata per esternare la propria viscerale rabbia animale, come fa con qualsiasi altro evento amplificato dal clamore mediatico. Lo scopo non è puntare il dito contro qualcuno (sarebbe anche una perdita di tempo vista l’inconsistenza di molti soggetti), ma capire meglio il fenomeno e – di conseguenza – la composizione della nostra comunità. Un discreto osservatorio del nostro tempo sono ovviamente i social network, ma ciò che accade in rete – nell’anonimato di migliaia di profili fake – è solo un’immagine sbiadita di qualcosa di assai più complesso.

Umanità. Come quella delle tante persone che si sono mobilitate sin da subito per aiutare le popolazioni colpite dal sisma. C’è chi ha donato il sangue, chi ha partecipato alle raccolte di beni di prima necessità, chi si è messo in viaggio per affiancare i soccorritori. Sia chiaro: in molti casi l’istinto di aiutare, se non coordinato da chi lo fa di mestiere, ha prodotto anche viaggi a vuoto, merci non richieste, persino intralcio. Ma come non commuoversi di fronte alla foto di quel pallone da calcio con quel messaggio attaccato con il nastro adesivo, scritto sul foglio di un quaderno a quadretti: “Spero che tu ti diverta con il mio pallone. Auguri da Lorenzo” o di fronte al pacco di riso, al sapone, al bagnoschiuma, allo spazzolino e al dentifricio donati da una pensionata che ha aperto la sua povera dispensa a chi non ha più nulla. Sono solo alcune delle tante immagini della raccolta organizzata dal PD a Roma con una mobilitazione che non si vedeva da tempo, malgrado la città fosse ancora semi vuota. In tutta Italia associazioni, partiti di ogni colore, parrocchie, comunità locali, gruppi spontanei, hanno animato una macchina della solidarietà che in poche ore ha coperto il fabbisogno dei primi giorni di emergenza.

Scarti. Come chi ha pensato di utilizzare il click bating (soldi per ogni click ricevuto…) pubblicando un post dove segnalava i numeri verdi di Protezione Civile e Regione Lazio (Beppe Grillo dal suo Yacht non lo avrà neanche visto, ma qualcuno del suo staff dovrebbe vergognarsi…). Come chi ha diffuso in rete bufale su presunte magnitudo falsate per evitare i risarcimenti statali ai cittadini. Come chi ha diffidato dal mandare aiuti economici tramite i conti bancari riproponendo le consuete teorie del complotto. Come chi non ha perso occasione per ribadire il suo “piove, governo ladro” in modo più o meno esplicito.

Umanità. Come quei richiedenti asilo che si erano integrati nella comunità di Amatrice, che come tutti hanno scavato per salvare italiani e non da sotto le macerie. Come i migranti di “Umana Solidarietà” della provincia di Ascoli Piceno che stanno lavorando per la costruzione di un centro operativo comunale nelle vicinanze di Arquata, uno dei centri più colpiti dal sisma.

Scarti. Come quelli che hanno utilizzato anche questa tragedia per dividere il mondo tra “noi e loro”, chiedendo di cacciare i rifugiati dai fantomatici “hotel a cinque stelle” per mandarci i terremotati italiani, usati come merce di scambio per la loro ottusa rivendicazione. Come quelli che pur di legittimare la fantomatica teoria dell’invasione stanno invano cercando di aizzare le comunità colpite dal sisma contro i migranti che scappano da guerre che – va sempre ricordato – anche i nostri governi hanno contribuito a far scoppiare.

L’umanità e i suoi scarti. Il giorno e la notte dell’unica specie vivente che avrebbe le potenzialità per vivere in totale armonia con i suoi simili e con il pianeta che abita, ma che troppo spesso sceglie la strada opposta, cannibalizzando se stessa e divenendo il cancro della terra che calpesta.

TAG: Facebook, immigrazione, italia, politica, terremoto
CAT: Integrazione

Un commento

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  1. evoque 4 anni fa

    I sottoprodotti dell’umanità sono sempre esistiti, credo: li incontravi in treno, in tram, al mercato, in qualche bar, complice qualche bicchiere di troppo, magari neanche un granché. E tutto si esauriva lì in quei ristretti confini. Oggi, con la diffusione della rete, una moltitudine di persone fa sentire la propria voce. Spesso sgraziata. Spesso violenta. Questa moltitudine ce l’ha con tutti, o quasi. Ecco, il punto sta nel quasi. Il quasi è rappresentato da chi istiga, fomenta la rabbia, la coltiva per interesse. Che non è mai quello collettivo, ma esclusivamente di tipo personale. Non voglio dire che la colpa sia solo di un certo tipo di “politica”, ma certamente anche di essa. Mi limito all’Italia e mi riferisco ai due partiti populisti che abitano la scena: Lega e M5s. Entrambi hanno un comune modus operandi: urlare, lanciare invettive, inventarsi un nemico al giorno (se no come riuscirebbero a stare in piedi?), presentarsi come gli unici anti-sistema (in realtà nel sistema ci sguazzano), ma privi di una qualche proposta seria. Questi partiti fanno leva su questa moltiitudine in buona parte priva delle più elementari conoscenze circa il funzionamento delle istituzioni nostrane: per loro: presidente della repubblica, ma soprattutto governo e parlamento hanno le medesime funzioni. Gente che non ha mai aperto un libro sulla costituzione, che non ha idea di come vengano formate le leggi, che pensa che il presidente del consiglio venga eletto dal popolo, che pensa che il presidente della repubblica possa sciogliere, se così gli va, il parlamento, che pensa che si possa indire un referendum per uscire dall’euro. Gente che è frustrata, rancorosa perché non è stata in grado di combinare molto e, non essendo un fulmine di intelligenza, non è neppure in grado di fare auto-critica e di capire i motivi dei propri fallimenti (avendo frequentato piuttosto a lungo sia il blog di Grillo sia il Fatto, ho avuto modo di verificare quanto sto scrivendo, insulti compresi). E prima di Lega e Cinquestelle c’era un certo Mr B. che, sempre per i propri inconfessabili interessi personalissimi, faceva credere di essere sotto attacco dei comunisti. E la gente, certa gente ci cascava (20 anni…). E prima ancora c’era l’Uomo Qualunque (con poca fortuna in verità). E prima ancora Benito. Il comune denominatore di questi accadimenti è uno solo: la fascinazione per l’uomo solo al comando. Che vendicherà i frustrati, i falliti. Fascinazione innestata su tifo, quando non fanatismo, irrazionalità, disinformazione, spirito gregario, scarsa o nulla autonomia di giudizio. Io sono molto preoccupato per questa deriva. Pur non avendo mai votato Pd e ascendenti, penso che al momento Renzi sia un punto fermo per questo paese. Mi auguro pertanto che d’ora in poi possa compiere un cammino istituzionale meno ondivago rispetto al passato e anche più produttivo. Pur riconoscendogli un certo dinamismo e una certa capacità di concludere. E mi auguro anche che i vari Bersani, Speranza, Cuperlo and so on la piantino, una volta per sempre, con i balletti, i balbetti, le puntualizzazioni farlocche. Ne va del futuro del nostro paese.

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