Il nuovo Parlamento Europeo, gruppo per gruppo

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27 maggio 2019

Il voto del 26 maggio ci consegna un Parlamento Europeo molto più frammentato del precedente.

In base ai risultati ormai quasi definitivi, la gerarchia dei gruppi, non vedrà enormi sconvolgimenti (come avevamo ampiamente previsto): l’internazionale sovranista cresce grazie soprattutto alla Lega e al Rassemblement National, ma non diventa uno dei gruppi principali, e avrà enormi problemi a tessere alleanze a Bruxelles. L’estrema destra, comunque, guadagna 35 seggi, portandosi a 71. Sarà però da vedere quali saranno le dinamiche di leadership tra Marine Le Pen e Matteo Salvini. Se prima infatti il leader della Lega poteva rivendicare il grande risultato atteso per il suo partito, oggi la Le Pen può dire di essere primo partito nel suo paese, con enormi ricadute nei rapporti interni al gruppo sovranista all’eurocamera.

I Popolari del PPE e i socialdemocratici di Socialisti&Democratici rimangono rispettivamente primo e secondo gruppo, ma perdono entrambi 37 seggi. Il centrodestra avrà quindi 179 deputati, mentre i socialisti 150. I Popolari ottengono pessimi risultati in Francia e Italia, mentre tengono in Germania poco sotto il 30%. Molte perdite del gruppo S&D sono dovute al tracollo della Spd in Germania e al ridimensionamento della delegazione italiana, che alle scorse europee ottenne il 40%. Gli italiani del Pd, comunque, potrebbero essere la seconda delegazione all’interno del gruppo, secondi solo ai socialisti di Pedro Sánchez. In Spagna e Olanda, infatti, i socialisti hanno ottenuto buoni risultati.

Proprio a causa del ridimensionamento dei due gruppi principali, saranno fondamentali i liberali. All’ex gruppo dell’Alde si aggiungeranno i deputati di Renaissance, il partito di Emmanuel Macron che però, contrariamente ai sondaggi, arriva secondo in Francia, superato dall’estrema destra del Rassemblement National.

Per formare una maggioranza a Bruxelles, infatti, servono 376 seggi, ma S&D e PPE da soli arrivano a 329. I 108 seggi dei liberali, dunque, potrebbero divenire l’ago della bilancia per mantenere una maggioranza stabile ed europeista.

Anche i Verdi potrebbero entrare in questa dinamica. I buoni risultati in Francia, Germania (dove scalzano i socialisti e diventano secondo partito con il 22%), Belgio e Irlanda confermano il trend positivo visto anche alle scorse elezioni. Il gruppo cresce e si porta a 68 seggi (16 in più della scorsa legislatura), numeri sicuramente utili in ottica di alleanze.

Nonostante l’estrema destra cresca molto, dunque, il Parlamento Europeo dei prossimi cinque anni avrà comunque a una maggioranza europeista, quanto meno in termini assoluti. Chiaramente, le differenze tra socialisti, popolari e liberali si faranno sentire, e potrebbe divenire difficile, in alcuni casi, raggiungere accordi su dossier controversi. I Verdi e i liberali, in questo, potrebbero giocare un ruolo chiave. Un importante segnale sulle alleanze e le intese tra i gruppi si vedrà già nelle prossime settimane quando si voterà il Presidente della Commissione Europea e cominceranno le trattative.

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CAT: Istituzioni UE, Partiti e politici

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