Dopo 46 anni fitta nebbia sulla tragedia di Punta Raisi

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3 Maggio 2018

La sera del venerdi 5 maggio 1972, su Palermo calava un’atmosfera tiepida, rannuvolata solo dalle ultime schermaglie della campagna elettorale per le politiche che si sarebbero tenute due giorni dopo. Per chi non lo ricordasse le prime elezioni con Berlinguer segretario del PCI, la prima elezione di Pio La Torre in Parlamento, l’inizio del cosidetto “compromesso storico”.

Alle 22:20 la tragedia. Il Volo AZ 112 proveniente da Roma si schianta sul pianoro del Monte Pecoraro detta Montagna Longa, tranciando la vita di 115 tra passeggeri ed equipaggio. Lì morirono con gli altri, il regista Indovina, il Magistrato Ignazio Alcamo, il figlio dell’allenatore di calcio Vycpaleck, e, più vicini a chi scrive, Carla Colajanni, la figlia di Gino e sorella del Sen. Napoleone ed un compagno di scuola, Roberto Pottino. Ed infine su quel volo avrei dovuto esserci anch’io ma, proveniente da Milano in ritardo, ho perso l’aereo insieme ad altri conoscenti. Ho serbato per anni il biglietto, poi, l’ho gettato via con i ricordi dell’infanzia maturata nella mia Palermo.  Uno di questi è…

Punta Raisi, l’aeroporto maledetto

Quando, dopo la guerra, si sviluppò il traffico aereo passeggeri con LAI (Linee Aeree Italiane) poi Alitalia, il vecchio aeroporto di Boccadifalco, alle falde di Monreale, si rivelò insufficiente. Nacque una diatriba su dove erigere il nuovo aeroporto per il quale sembrava confacente la piana di Lascari, a est di Palermo, prima di Cefalù e sul percorso della Targa Florio. Quest’area offriva la possibilità di costruire un aerodromo intercontinentale a piste lunghe, vicino al centro-città. Invece qualcuno volle favorire i terreni incolti adiacenti a Monte Pecoraro, Montagna Longa nei pressi dell’abitato di Cinisi, un luogo impervio, privo di comunicazioni e soprattutto dove Eolo & Venti associati si danno congresso un giorno sì e uno no. La zona è ben nota, per intenderci lì viveva e poi fu ucciso Peppino Impastato, uno dei primi a denunciare alcune opacità su quella infrastruttura.

Erano gli anni del sacco di Palermo, la bella Palermo liberty dei Florio fu massacrata in quegli anni, c’è ancora un fiume di sangue, con delitti eccellenti, che chiede vendetta. La costruzione di quell’aeroporto destò ovviamente attenzione, perché costruirlo proprio lì in un’area impossibile per le raffiche di vento? Si prestava perfettamente per incidenti clamorosi come quello del 1972, e come il successivo del 23 dicembre 1978, un drammatico ammaraggio, con 21 sopravvissuti e 108 decessi ed ancora poi altri incidenti per fortuna non mortali. Quasi tutti dovuti anche alle difficili condizioni di atterraggio.

Ma per il crash del 5 maggio, non furono escluse altre possibilità tra cui l’ipotesi di un attentato. Questa pista fu avvalorata dal rapporto del vicequestore Giuseppe Peri, per sedici anni dirigente della Squadra di Polizia Giudiziaria di Trapani. Con questo rapporto Peri firma in data 22 agosto 1977 una proposta di denuncia a carico di 32 persone, in testa il noto fascista Pierluigi Concutelli, che, in combutta con la mafia, avevano organizzato 4 sequestri di persona verificatisi fra gennaio e settembre 1975. Fu ad Alcamo, in un territorio dove più forte è la presenza mafiosa, che Peri si occupò dei quattro clamorosi sequestri. E, guarda caso, sul volo era presente il magistrato Ignazio Alcamo che indagava sui riflessi siciliani della strategia della tensione.

Estrapoliamo dal Rapporto Peri…..” Il 5-5-1972, verso le 22.30, si ebbe la tragedia di Montagna Grande con la morte dei 108 passeggeri del DC 9. Non è convincente per lo scrivente che sia un caso fortuito che proprio il 5 maggio del 71 (il truce assassinio del Procuratore Pietro Scaglione nda) e del 72 si verifichino rispettivamente un grave duplice omicidio per discreditare l’Autorità dello Stato ed un disastro aereo che getta nel lutto e nell’angoscia numerose famiglie generando giudizi perplessi sulla causa. Ci si pone il dilemma: attentato o disgrazia causata da improvviso guasto?

L’ipotesi dell’attentato è corroborata dalle seguenti circostanze obiettive:

— quella sera era l’ultimo giorno della campagna elettorale;

—    parecchi cittadini di Carini, mentre erano in piazza a sentire l’ultimo comizio, insolitamente videro un aereo che sorvolava la zona e, come scrisse la stampa, già in fiamme;

—    i cadaveri, secondo i medici legali, si presentavano disintegrati, cosa che non avviene, invece, a seguito di urti violenti;……”

Ed ancora “…che anche il disastro di Montagna Longa, come la strage del treno Italicus ed altre stragi del Nord attribuite a trame eversive (come quella di Piazza della Loggia a Brescia nel giugno del 1974, o di Piazza Fontana a Milano nel dicembre del 1969), fosse un anello della Strategia della tensione”….

Secondo l’ipotesi del vicequestore Peri, inoltre, anche gli omicidi eccellenti del procuratore capo di Palermo, Pietro Scaglione (5 maggio del 1971), del giudice romano Vittorio Occorsio (10 luglio del 1976) e del procuratore generale di Genova, Francesco Coco (8 giugno del 1976) andrebbero inscritti nel quadro più generale della strategia della tensione.

Anni dopo il generale dei carabinieri Borzì chiede alla Procura di Catania la riapertura del fascicolo per un possibile ruolo di esercitazioni militari (contestuali) cui attribuire alcuni fori rinvenuti nell’ala del veicolo. Secondo lo storico Giuseppe Casarrubea, deceduto qualche anno addietro, ci sarebbe stata anche un’esercitazione Nato denominata “Down Patrol”.

Insomma tante ipotesi, nessun fatto certo e adesso, dopo 46 anni, sarebbe opportuno dare una versione esaustiva che i familiari dei 115 deceduti aspettano da troppo tempo.

TAG: Punta Raisi, sacco di Palermo, strategia della tensione
CAT: Palermo, trasporti (aerei, ferrovie, navi, bus)

4 Commenti

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  1. gianmario-nava 2 anni fa

    “Ci si pone il dilemma: attentato o disgrazia causata da improvviso guasto?”
    E’ straordinaria la competenza del poliziotto sul tema degli incidenti aerei. Ed è straordinario come eventi sparsi diventino cause o concause di un incidente aereo, E’ detto bene delle condizioni anemologiche del sito e dei ripertuti inconvenienti ed incidenti avvenuti a causa delle condizioni anemologiche del sito. Non conosco l’inchiesta, se è stata portata avanti con la compedtenza del nostro poliziotto è facile che sia stata quantomeno incompetente. Ma che la verità stia in ulteriore incompetenza e in fatti sparsi, lontani, non legati da nessuna relazione causale evidente o almeno verosimile con l’incidente, mi sembra poco probabile.

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  2. aldo-ferrara 2 anni fa

    Caro Nava , concordo sul fatto che gli eventi siano sparsi e poco collegabili tra loro. Nessuno può dire, sulla base delle certezze acquisite, cosa sia realmente avvenuto. Tuttavia vi sono particolari che non sono mai stati chiariti. Il ruolo dello spostamento del radiofaro, la presenza del velivolo su una rotta incomprensibile, etc. Si chiede solo perchè la vicenda resti ancora avvolta nell’incertezza delle cause reali. e dopo 46 anni sarà ben difficile averla.

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  3. gianmario-nava 2 anni fa

    Il punto è che la domanda non è mai “cosa è successo?” ma sempre “cosa c’è dietro quel che è successo?”. Un radiofaro spostato non è un mistero, ci deve essere corrispondenza, c’è una procedura, c’era uno o più responsabili. Il fatto che “non si sappia” non vuol dire che “non si possa sapere” e tanto meno che “non si vuol fare sapere”. Almeno fino a che qualcuno non dica che ha chiesto alle istituzioni competenti, nei modi corretti ed ha ricevuto risposte documentali. Analogamente velivoli su rotte “incomprensibili” ce ne sono a iosa ogni giorno, il punto è quale livello di competenza e comprensione abbia l’osservatore, prima di tutto, o se non si sia di fronte a normale dispersione di comportamenti (gente che va in giro un po’ a caso…).
    Quando si entra in una certa logica il rasoio di Occam ha belle che perso il filo…
    La mafia come principio esplicativo che demolisce ogni altra spiegazione e genera incertezza è un bel paradosso.
    Infatti, come dice Ingroia, un Presidente della Repubblica che non celebra una sentenza (di primo grado!) che lui (personalmente di persona) ritiene “epocale” si espone ai peggiori “sospetti”, pur essendo fratello di uno sparato dalla mafia.
    Ma le sembra?

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  4. aldo-ferrara 2 anni fa

    Ma certo lei ha ragione. Perfettamente ragione. Ma fino al 38° parallelo, poi il vademecum da seguire è Leonardo Sciascia e, mi creda Signor Nava, anche per me che sono nato in quella terra e poi -pro bono pacis sicilianorum- vissuto a Milano molto resta nella fascia dell’incomprensibilità.

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