Parlamento
Il “Melonellum”, degenerazione oligarchica fuori misura
Il tentativo di schiacciare la rappresentanza delle minoranze indebolisce il controllo democratico e la legittimità delle leggi stesse.
La massima delfica μηδὲν ἄγαν (medèn ágan), che vuol dire “niente in eccesso” è uno dei precetti morali più celebri iscritti nel pronao del tempio di Apollo a Delfi, insieme a “Conosci te stesso”.
E, infatti, nella vita si rende necessario l’equilibrio che vieta ogni cosa sproporzionata, non in armonia con la giusta misura, e per questo sgraziata e non funzionale. Sul piano politico, la sproporzione si traduce quasi sempre in abuso di potere e ingiustizia, poiché rompe il patto di fiducia tra istituzioni e cittadini e altera i pesi e contrappesi necessari alla democrazia. Lo “Stabilicum” o “Melonellum” che dir si voglia, di fresca approvazione, non è altro che una risposta asimmetrica del governo in carica rispetto ai problemi incresciosi che vive il paese. Sistemi elettorali con premi di maggioranza eccessivi possono alterare la volontà popolare, trasformando una maggioranza relativa esigua di voti in una maggioranza assoluta e schiacciante di seggi in Parlamento. Questo crea un deficit di rappresentanza dove milioni di elettori si trovano di fatto esclusi dalle decisioni. Sovrarappresentare, dunque, la forza vincente servirebbe, nelle intenzioni di chi ha voluto la legge, a dare a chi ha ottenuto la maggioranza, anche per qualche voto in più, la forza numerica per governare indisturbati, al riparo da ogni ribaltamento e in barba al mero confronto politico con l’opposizione. Ecco, la domanda che a questo punto si presenta: il Parlamento è, o non è, lo specchio fedele del pluralismo sociale e politico della nazione?
Pare abbastanza ovvio, tranne ai sostenitori della destra al governo, che alterare in modo eccessivo il peso dei voti tradisca la volontà degli elettori, poiché si finisce per consegnare il controllo totale delle istituzioni a una forza politica che rappresenta in realtà solo una minoranza della popolazione. La legge elettorale (incostituzionale?) appena approvata osserva che la coalizione premiata dal 42% dei voti validi ottiene un consistente premio di seggi (fino a 70 deputati e 35 senatori, con tetti del 55% alla Camera e 56,5% al Senato). Considerando l’abituale astensione, chi arriva al 42% dei voti potrebbe rappresentare (ancora una volta) una frazione minoritaria del corpo elettorale complessivo (circa il 25% degli aventi diritto).
Va da sé che in questa prospettiva, schiacciare la rappresentanza delle minoranze viene a coincidere con un indebolimento del controllo democratico e della legittimità delle leggi stesse.
A ogni modo, voglio ricordare, qui, che quando il potere è concentrato nelle mani di una minoranza (camuffata da maggioranza) composta dai meno competenti, il termine filosofico e politico specifico per determinare la forma di governo è “cacistocrazia”, che significa letteralmente “il governo dei peggiori”, dal greco kàkistos, il peggiore, e krátos, potere o governo).
Se invece al comando si accomoda una minoranza disonesta e corrotta, orientata solo al proprio guadagno personale a scapito della massa (ignara?), l’aggettivo corretto è “cleptocrazia”, ossia il “governo dei ladri”, da kléptes, che vuol dire “mariuolo”.
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