Carlo Calenda Venturina Villa Mussio

Partiti e politici

Carlo Calenda agli incontri di Villa Mussio

Carlo Calenda è intervenuto agli incontri di Villa Mussio. Una serie di iniziative con cui il quotidiano “Il Tirreno” si coordina con le associazioni Sei Venturinese se e Ama Campiglia Marittima; una vetrina di incontri con importanti personaggi, a Venturina Terme (LI).

8 Luglio 2026

La mia infinita curiosità mi ha portato agli incontri di Villa Mussio per l’intervento di Carlo Calenda. Una serie di iniziative con cui il quotidiano “Il Tirreno” si coordina con le associazioni Sei Venturinese se e Ama Campiglia Marittima; una vetrina di incontri con importanti personaggi delle istituzioni.

Siamo ormai alla terza edizione di questa rassegna, in cui le interviste sono a cura di Stefano Zurlo del Giornale, affiancato dal direttore del Tirreno Cristiano Marcacci. Non saranno in linea con le mie idee, ma è piacevole osservare questi incontri a Venturina Terme, il luogo dove sono cresciuto.

Calenda stefano Zurlo Venturina Mussio

Carlo Calenda e l’Ucraina

Non è semplice riassumere l’intervento del leader di Azione, anche a causa della distanza ideale. Forse è più interessante ricostruire i punti di forza del suo ragionamento, per osservare come finiscono spesso per incartarsi.

Gli intervistatori pongono le prime domande sulla guerra in Ucraina, in quanto Calenda è il principale sostenitore italiano della resistenza contro la Russia. Inizia con un ragionamento sacrosanto, ovvero che la soluzione più logica sia la cosiddetta “coreana”, cioè un congelamento della linea del fronte, con una tregua indefinita. Secondo lui, Vladimir Putin non è favorevole a questa soluzione, perché non ha ancora conquistato la cintura delle fortezze, il punto più fortificato dell’Ucraina, che riparerebbe Kiev da invasioni future.

Calenda, inoltre, rappresenta bene l’unico vero rischio per noi europei. La Russia potrebbe testare l’articolo 5 della NATO, che obbliga tutti gli stati a unirsi in caso di attacco esterno. Per dimostrare che la NATO non è una vera alleanza, sarebbe infatti sufficiente far esplodere alcuni droni sui paesi baltici.

Tutto corretto, ma per Calenda non esiste una soluzione politica o diplomatica. Elabora un refrain che continua per tutto l’intervento, buttando il discorso sul personale. Nelle sue parole, Putin è un uomo cattivo che disprezza l’Occidente e Donald Trump è una marionetta nelle mani del Cremlino.

Calenda Cristiano Marcacci villa Mussio

Verso la vittoria?

Nasce così un profluvio di aneddoti non particolarmente rilevanti, oltre ai soliti sproloqui sulle similitudini tra Putin, Hitler e Stalin. Nella sua visione, non esiste un ampio negoziato con la Russia che preveda sacrifici da parte della NATO in cambio del mantenimento della cintura delle fortezze da parte dell’Ucraina.

Per Calenda, l’unica soluzione è una sconfitta di Putin, dovuta alle difficoltà della guerra: umane, sociali ed economiche. Ritiene che il malcontento salirà alle stelle a causa di un’economia devastata, di una guerra che tocca Mosca e San Pietroburgo e della leva obbligatoria. Credo però che non sia così scontato che l’economia militarizzata di Putin collassi. Il passato ci ha dato esempi di economie di guerra molto efficienti. Forse sarebbe opportuno comprendere le esigenze del nemico e intavolare un negoziato, anziché sperare eternamente nel suo collasso.

Calenda comprende bene la situazione drammatica in cui versa la democrazia europea. Il capitale ha sopravanzato completamente il lavoro come perno dell’economia, mentre globalizzazione e transizione digitale hanno stravolto le vite dei cittadini, a partire dalla caduta del muro di Berlino. Oggi manca un senso di comunità, eroso ancora di più nei paesi anglosassoni.

Calenda Marcacci Zurlo Mussio pubblico

L’enigma della democrazia

Ma qual è la soluzione? Calenda ne indica due. La prima è istituzionale, ovvero la creazione degli Stati Uniti d’Europa, che porterà a una difesa comune contro i nemici esterni. La seconda è sociale, ovvero il ritorno di una classe politica seria e preparata, anche grazie all’educazione della cittadinanza. Uno dei pochi esempi pratici è il divieto di utilizzare i social network per i minori di 14 anni.

Nelle sue parole, manca una visione economico-sociale che possa fare da perno per costruire gli Stati Uniti d’Europa e favorire la maturazione dell’elettorato. Qui entra in evidenti contraddizioni: sembra voler difendere l’industria, i posti di lavoro a valore aggiunto, il welfare e tutto ciò di cui necessitano i cittadini europei. Ma come? La risposta sembra ancora essere il libero mercato, dato che si pone come il vero erede del partito repubblicano di Ugo La Malfa.

Peccato che il partito repubblicano fosse un tempo necessario per stemperare la rigidità delle politiche dominanti, socialiste e keynesiane. Oggi rischia di accelerare le politiche ultraliberiste di destra, in pratica di allontanare gli elettori dal modello europeo che si vuole difendere.

Da una parte si tacciano gli interventi pubblici nell’economia come una minaccia bolscevica, dall’altra i privati difficilmente trarranno profitto da una reindustrializzazione massiccia dell’Europa. La situazione è talmente tragica che gli incentivi non bastano: i costi sono troppo alti rispetto ai benefici che possono comportare gli investimenti privati. Il tema dell’intervento pubblico nell’economia e della necessità di regolare i fenomeni è enorme, oltre che necessario per frenare il fascino che gli europei provano per l’estrema destra e per Putin.

Calenda villa Mussio Venturina Terme

Il populismo dei capitani d’azienda

Dove servirebbe un ripensamento del sistema economico, Calenda si limita ad affermare che “servono politici bravi”. Invoca “gente che ha lavorato”, ovviamente dirigenti d’azienda come lui. Non ricorda però che, in alcuni casi, quelli bravi hanno governato senza lasciare tracce rilevanti.

Entra nel discorso populista del superamento di destra e sinistra, nel quale dovrebbero riemergere i capitani d’azienda: una riedizione del 1994, quando i quadri di Publitalia ascesero a politici di rango grazie a Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Stefano Zurlo non può che pungolarlo, insistendo sulle domande meno rilevanti, ma che accendono il dibattito. Chiede insistentemente se Azione si schiererà con uno dei due poli e quali siano i rapporti con Matteo Renzi.

Calenda non evita le punzecchiature del giornalista, invischiandosi in invettive poco politiche. Afferma di voler essere alternativo ai due poli e di voler costruire un centro con Luigi Marattin, Pina Picierno e chiunque ci voglia stare. Sulle alleanze ci penserà dopo le elezioni, sulla base di programmi fatti in parlamento e non in campagna elettorale.

Fuori dai pochi nominati, intorno a Calenda c’è però il deserto. Nella sua ottica, Matteo Renzi è una sorta di mercante truffatore, a destra sono tutti incapaci e a sinistra c’è un gruppo di comunisti pauperisti. Si mostra efficace quando smonta le panzane di Roberto Vannacci sulla remigrazione.

In mezzo ci sono le querele che ha preso per le sue affermazioni sopra le righe. Questa è la parte più divertente, perché qui si smuove, attacca, anche in maniera simpatica da guascone romano. Politicamente, però, rimane solo un personaggio che rientra nella media degli attuali politici italiani, pur credendo di essere il migliore di tutti.

 

Foto di Lorenzo Manzini

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