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Musica

I Dogstar in concerto a Roma, la seconda vita di Keanu Reeves

Il Roma Summer Fest resta uno degli appuntamenti di musica dal vivo più interessanti dell’estate romana. Lo spazio Cavea dell’auditorium consente concerti di band rilevanti. L’11 luglio ci hanno attirato i Dogstar, rock band nota per il suo bassista: Keanu Reeves.

12 Luglio 2026

Il Roma Summer Fest resta uno degli appuntamenti di musica dal vivo più interessanti dell’estate romana. Lo spazio Cavea contiene tra i 3.000 e i 5.000 posti, consentendo concerti di band rilevanti, ma che non riempiono gli stadi. Quest’anno, l’evento più atteso è il ritorno di Marilyn Manson, sold out da tempo. L’11 luglio ci hanno invece attirato i Dogstar, rock band nota per il suo bassista: l’attore Keanu Reeves.

 

Domrose Mailhouse Dogstar cavea Roma

Dogstar

Nel 1991, l’attore canadese prendeva la strada del successo, quello vero, perché uscivano film di culto come Point Break e Belli e Dannati. Nello stesso anno, Reeves ha incontrato per caso, in un supermercato di Los Angeles, il batterista Robert Mailhouse, che indossava un maglione della squadra di hockey su ghiaccio di Detroit, i Red Wings.

Grande appassionato e giocatore amatoriale di hockey, Keanu Reeves chiese a Mailhouse se avesse bisogno di un portiere. Nacque così un’amicizia. I due si trovavano abitualmente in un garage per improvvisare qualcosa, insieme al chitarrista Greg Miller. Nel 1994, Miller se ne andò e arrivò Bret Domrose, attivo nel gruppo punk The Nuns, che diventò chitarrista, cantante e frontman del gruppo. Pubblicarono due album e aprirono i concerti di David Bowie e Bon Jovi.

All’epoca, Reeves era al massimo della popolarità, considerato un sex symbol capace di interpretare ruoli importanti, fino al successo incredibile di Matrix. La fama del bassista aiutò lo sviluppo del progetto Dogstar, ma probabilmente diventò eccessiva, tanto che il gruppo si sciolse nel 2002.

I tre sono rientrati in contatto solo nel 2020, ritornando a scrivere e arrangiare canzoni. Nel 2023 è nato un nuovo album, un po’ scialbo e dal titolo complicato: “Somewhere Between the Power Lines and Palm Trees“. Il 29 maggio 2026 hanno invece pubblicato “All In Now“, a cui segue un lungo tour partito dal Canada, che continua in tutta Europa e che terminerà il 3 settembre dopo più di venti date negli Stati Uniti.

Bret Domrose Dogstar Roma Cavea

All In Now

Fin dal primo ascolto, “All In Now” dimostra maggiore carattere rispetto all’album precedente. Il produttore è infatti Nick Launay, vecchio volpone del rock, londinese che ha collaborato con tanti artisti importanti. Ha avuto un lungo rapporto con Nick Cave, ma ha prodotto anche album per Lou Reed, David Byrne, gli Idles e gli Arcade Fire.

Ascoltando “All In Now”, si sentono appunto gli echi degli Arcade Fire, soprattutto nelle canzoni “Exalted”, “Shards of Rain” e “Shallow Easy”. I Dogstar sembrano ritornare alle origini, assemblando sonorità che ricordano gran parte della scena alternativa degli anni ’90. Tra il grunge e il rock, si sente l’ombra del compianto Mark Lanegan.

Il disco conta 12 canzoni che scorrono in 37 minuti: un rock forse un po’ lamentoso, ma coinvolgente. Avvolge teneramente l’ascoltatore in cerca di riscatto, senza possedere il carattere dei Queens of the Stone Age o l’eleganza degli Arcade Fire. I testi raccontano proprio questo. Ad esempio “Shallow Easy” esclama:

 

Don’t be afraid of how you feel

We all need time to heal

The heaviness on your heart

Is tearing you apart

 

(Non aver paura di come ti senti

Abbiamo tutti bisogno di tempo per guarire

La pesantezza nel tuo cuore

Ti sta lacerando)

 

“All In Now” non sarà un disco che cambierà la storia del rock, ma convince, come anche l’esibizione dal vivo.

Bret Domrose Dogstar guitar Rome

Il concerto

Il concerto è un’ottima performance di chi sa cosa può e cosa non può offrire al suo pubblico. Diventa una serata coinvolgente e appassionante per chi è cresciuto con il rock degli anni ’90, con quelle atmosfere cupe create da band come i Nirvana e i Pearl Jam. Brett Domrose sa stare sul palco, riuscendo a trasmettere emozioni con la sua espressività e mimica facciale, pur muovendosi poco.

Le scenografie sono scarne e il pubblico è oggettivamente scarso, ma reagisce bene. Motiva la band, anche alzando le luci dei cellulari durante le ballate più coinvolgenti. Domrose introduce solo la canzone “This Sphere”, primo singolo estratto dall’ultimo album, un grido per l’unità della band, del pubblico, della società:

 

Happiness is bulletproof

All around this sphere

Our еnemies just disappear

(La felicità è a prova di proiettile

Tutto intorno a questa sfera

I nostri nemici semplicemente spariscono)

 

I Dogstar suonano praticamente tutte le canzoni di “All In Now”, più qualcos’altro, intrattenendo il pubblico per circa un’ora e quindici, con una piccola interruzione prima del gran finale. Ce ne andiamo con la sensazione che i Dogstar meritino più attenzione, in primis dalla critica musicale, che li ha completamente ignorati, quasi non fossero all’altezza perché il bassista è troppo popolare.

Nessuno si aspetti l’ambizione degli Arcade Fire o la potenza dei Queens of the Stone Age: i Dogstar restano un progetto onesto, senza pretese di grandezza. Ma, forse anche per questo sono sorprendentemente godibili.

Keanu Reeves Dogstar Cavea Roma

Keanu Reeves

Non è possibile non soffermarsi sul personaggio principale. Keanu Reeves, superati i 60 anni, da sex symbol degli anni ’90 si è tramutato in un allegro prepensionato che proprio non vuole coltivare l’orto. Preferisce andare in tour mondiale con i suoi amici. Come dargli torto! Così, si presenta spettinato e con la barba incolta e grigia. Si muove a scatti, come in preda a tic nervosi, tanto che il suo modo di suonare ricorda molto da vicino il tennis del campione russo Daniil Medvedev: irregolare e imprevedibile, ma efficace.

Entra sul palco sorridendo e indicando il pubblico come un bambino punta qualcosa che vuole. Un personaggio tanto strambo quanto simpatico. Un uomo che ha avuto un successo fuori dal comune, ma che si comporta con semplicità e genuinità. Ogni tanto spunta sui social network mentre offre il posto a una signora nella metro di New York, o si lascia fotografare seduto per strada mentre beve o mangia qualcosa.

In quelle foto è puro ma un po’ triste, come se si portasse dietro i lutti e le difficoltà familiari. Ma è anche un uomo che è riuscito a mantenere l’umiltà, che ha donato molto per la lotta contro i tumori, che può raccontare di aver interpretato alcuni dei ruoli più iconici della storia del cinema e che chiama Winona Ryder “moglie” perché il regista Francis Ford Coppola utilizzò un vero prete per sposare i loro personaggi nel film “Dracula”. Un personaggio simpatico e positivo dei nostri tempi.

Foto di Hua Wang

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