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Partiti e politici

Silvio insulta gli elettori: oggi il berlusconismo è davvero finito

di Jacopo Tondelli
20 Aprile 2018

C’è una cosa che Silvio Berlusconi ha sempre avuto solida, in 25 anni di onoratissima carriera politica, ed è il rapporto con la pancia del paese, coi suoi elettori. Mentre intellettuali, editorialisti e giornalisti arricciavano il sopracciglio e denunciavano l’aria mefitica, lui prendeva voti. Milioni e milioni e milioni di voti.
Guidava ininterrottamente il primo partito del paese per decenni, infatti, dopo averlo creato in meno di un anno. In tanti ne cantavano la morte, poi le urne ne decretavano la pienissima salute. Se non vinceva, pareggiava, rimontando sei, sette otto punti di vantaggio in pochi mesi. Perché? Perché mentre gli altri si parlavano tra di loro, o rinserravano faticosamente le fila per unire i voti di democristiani irpini e trotzkisti, lui parlava a un paese che conosceva come nessuno, avendone sondato, alimentato e conosciuto gli umori più profondi, dalla Sicilia alla Padania.

C’è qualcosa di simbolico e finale nel fatto che oggi, proprio oggi, sia arrivata la certificazione dello scollamento tra Silvio Berlusconi e la volontà popolare. Proprio nel giorno in cui una sentenza della corte di Assise di Palermo dice che la Mafia trattó con lo Stato, e che tra gli agenti di questa trattativa ci fu Marcello Dell’Utri, cofondatore di Forza Italia. Chi scrive non è tra quanti sacralizzano ogni dettame che esca da un tribunale, e anzi da queste parti crediamo che anche le sentenze giudiziarie sono figlie dei tempi in cui maturano, e ad essi sensibili. Nino di Matteo, il pm di Palermo che ha sostenuto la tesi e l’ha vista accolta dai giudici, è stato molte volte accostato all’onda grillina, e Luigi Di Maio è stato il primo politico a constatare che proprio la sentenza mette una pietra tombale sul berlusconismo.

Laicamente aspettiamo di leggere le motivazioni, ma dissentiamo sulla pietra tombale. La pietra tombale sul berlusconismo l’ha messa, oggi stesso, Silvio Berlusconi in persona. Quando, commentando coi cronisti la confusa situazione politica e la faticosa nascita di un governo, ha ancora una volta attaccato frontalmente gli elettori. No, non il movimento 5 Stelle, forza politica a lui frontalmente avversa e in quanto tale, ovviamente, attaccabile nella normale dialettica politica. Immaginando l’ipotesi di nuove elezioni, nel caso in cui il centrodestra non potesse ottenere i voti dell’amico Pd (ironia, beffarda, della sorte) ha infatti detto: “E speriamo che la prossima volta gli italiani scelgano meglio”.
Qui abbiamo qualche confidenza con la lingua e i tic della sinistra italiana. Questa sciocchezza l’abbiamo sentita molte volte, invano, su bocche che furono “comuniste”. Sentirla in bocca a Silvio ha il sapore di un certificato. Il berlusconismo è morto. Anche noi non ci sentiamo troppo bene, invero, ma questa è un’altra storia.

silvio berlusconi
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