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Media

L’ingovernabilità è l’unica nostra speranza

di Fabio Cavallari
3 Gennaio 2022

Nel finale di questa trilogia, in cui si sosteneva il Cav al Quirinale, e si metteva in allerta che il rifiuto a questa ipotesi porterebbe comunque ad una chiamata alle armi dello stesso per “calmierare” l’asse sovranista in fase di elezioni, non resta che tirare la conclusione di questo scenario assurdo e teatrale. La fantapolitica ha mille risvolti, che qui non hanno tenuto conto che uno nome per il Quirinale bisognerà pur farlo, e che tutti intendono giungere alla fine di questa legislatura, senza strappi che metterebbero nei guai tutti i gruppi politici. Quindi? Per non trovarci nella drammatica situazione di un Paese spostato pericolosamente a destra in conflitto con l’Europa, bisogna sperare in una scomposizione del partito del Cavaliere che con Calenda, Renzi e tutti i moderati oggi sparsi in rivoli di sigle, si assumano l’onere di spezzare il bipolarismo con un partito (cattolico, riformista) che riesca a raggiungere il 15% impedendo agli altri due schieramenti di sfondare quota 50%. Sarebbe la riedizione di un Parlamento ingovernabile dove, dopo un minimo di tarantella in cui qualcuno griderà ad “elezioni subito”, ci si ritroverà costretti nuovamente ad abbandonare armi e i bagagli di Palazzo Montecitorio, oramai virtuale dal governo Monti, affidandosi nuovamente ad un tecnocrate, capace di tenere assieme tutte le correnti e lavorare contro l’immobilismo dei nostri per governare il Paese e rassicurare il mondo economico, finanziario europeo, in fase di abbondante elargizione (Pnrr). Alla base di tutto ci dovrebbe essere però il distacco di Forza Italia dalla coalizione di destra-centro, ma questa è un’ipotesi che con Berlusconi al Quirinale si poteva anche ipotizzare. L’uomo ha 85 anni e non ce la farebbe da Capo dello Stato a mantenere anche le redini del Partito e potrebbe, nel finale trionfante della sua esistenza, lasciare campo libero ai suoi di tentare un’alleanza per un partito che spezzi il bipolarismo. La stessa cosa potrebbe avvenire se, offeso per la bocciatura al Quirinale  magari abbandonato in una fase delle votazioni dai due sovranisti, perdesse il controllo e volesse “farla pagare” a tutti. Insomma, a salvarci sarebbe sempre Silvio. In definitiva dovremmo davvero prendere atto che ciò che desideriamo è davvero una bella Monarchia assoluta, con tanti partiti che giocano a fare i rivoluzionari o i reazionari.

 

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