La moda e le mode
Giorgio Armani Privé si veste di Giada, tra memoria e futuro
Il debutto di Silvana Armani per Giorgio Armani Privé, tra dettagli in giada, tailleur femminili, ricami preziosi e l’ultimo abito da sposa firmato dal Maestro, per una couture portabile e moderna
La sfilata Giorgio Armani Privé Primavera Estate 2026 si apre e si chiude nel segno del bianco, come un respiro circolare, come un rito di passaggio. È una collezione che non è solo moda, ma memoria, continuità e futuro. Un momento storico per l’Haute Couture a Parigi, che segna il debutto di Silvana Armani alla guida creativa della linea più preziosa della Maison, pochi mesi dopo la scomparsa di Giorgio Armani avvenuta il 4 settembre 2025.
Un passaggio di testimone silenzioso, rispettoso, profondamente emotivo.
Giorgio Armani Privé PE 2026: continuità e visione femminile
Silvana Armani firma una collezione che resta fedele al linguaggio estetico del fondatore, ma lo amplifica con uno sguardo più intimo e femminile. La sua couture non rompe, armonizza. La palette cromatica è il primo gesto rivelatore: il verde giada, scelto come porte-bonheur, diventa il colore simbolo della collezione. Delicato, spirituale, quasi talismanico, dialoga con il rosa pallido in una sinfonia visiva di rara grazia. I grafismi neri, da sempre cifra Armani, restano presenti ma arretrano, lasciando spazio a una nuova dolcezza cromatica. “La giada dà armonia. È delicata, equilibrante. Accostata al rosa pallido, per me, non ha eguali”, racconta Silvana Armani nel backstage.
Il pantalone come manifesto della nuova era Armani
Altro segno distintivo della collezione Giorgio Armani Privé Primavera Estate 2026 è la centralità del pantalone couture. Ampio, fluido, declinato in chiffon, organza e cady, sostituisce spesso la gonna e ridefinisce l’idea stessa di abito formale. È una scelta che ha il valore di un manifesto:
la donna Armani è libera, elegante, trasversale. “Con un tailleur puoi fare tutto: andare a un cocktail, vivere il giorno, persino sposarti.”
I tailleur dall’impronta maschile, le giacche piene, i bustini ricamati, gli abiti a colonna con drappeggi essenziali, le tuniche longuette e i pullover con frange disegnano una couture leggera, fluida, portabile. Una Haute Couture che non resta in una teca, ma accompagna la vita reale, anche di giorno.
L’Oriente, l’artigianato e la poesia del dettaglio
Come un filo che attraversa tutta la storia della Maison, l’Oriente amato da Giorgio Armani riaffiora nei dettagli: lanterne, ricami preziosissimi, realizzati da oltre 60 sarte, con fino a 40 ore di lavoro per ogni modello. Tra i dettagli più raffinati spiccano i fazzoletti da taschino trompe-l’œil applicati alle giacche: illusioni sartoriali che parlano di intelligenza creativa, di savoir-faire assoluto, di quella genialità discreta che ha reso Armani unico.
L’abito da sposa: l’ultimo capolavoro di Giorgio Armani
Il momento più intenso arriva alla fine. Nella sfilata Giorgio Armani Privé PE 2026 ritorna l’abito da sposa, assente da tempo.
A indossarlo è Agnese Zogla, musa amatissima dal designer, la stessa modella che apre lo show, sempre in bianco. Questo wedding dress couture è molto più di un abito: è l’ultimo lavoro firmato personalmente da Giorgio Armani. Un capolavoro solenne e luminoso: maniche lunghe, ricami integrali, collo alto, un velo regale che sembra sospendere il tempo. È un addio silenzioso, un gesto finale di pura eleganza, l’ultima carezza creativa del Re della Moda Italiana.
La collezione Giorgio Armani Privé Primavera Estate 2026 non celebra solo una nuova direzione creativa. Celebra una visione che sopravvive, una poetica dell’eleganza che non ha bisogno di clamore per essere eterna. Silvana Armani raccoglie l’eredità con grazia, rispetto e determinazione, guidando l’unica Maison diretta da una donna nel calendario dell’attuale Paris Haute Couture Week. E mentre il bianco apre e chiude la sfilata, resta una certezza:
Giorgio Armani non se n’è mai andato davvero. Vive in ogni linea, in ogni gesto perfetto della sua couture .





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