La moda e le mode

L’Alta Moda e il Palcoscenico: dal tutù couture agli abiti d’opera tra musica e danza classica

di Chiara Perrucci 19 Febbraio 2026

Molti degli stilisti più importanti si sono lasciati sedurre da un dialogo tra Alta Moda e musica che si può definire eterno, tra cui Giorgio Armani, Yves Saint Laurent, Valentino, Dolce & Gabbana 

Poco prima che il sipario si alzi, il tessuto incontra la musica classica, il costume respira insieme al danzatore o al soprano. Il legame tra alta moda, opera lirica e danza classica non è solo una questione di stile: è un dialogo antropologico profondo, un rituale culturale che attraversa i secoli e ridefinisce anche l’identità collettiva. La danza classica nasce nelle corti rinascimentali italiane e francesi come espressione di potere e raffinatezza. L’abbigliamento non era un semplice ornamento, ma un codice sociale. Il costume teatrale, come l’abito aristocratico, comunicava rango, simbolismo, gerarchia. Nel XIX secolo, con la nascita del balletto romantico — pensiamo a La Sylphide o Giselle — il tutù si alleggerisce, diventando emblema di eterealità. È la prima grande rivoluzione “modaiola” del palcoscenico: il corpo si emancipa dal peso, la leggerezza diventa linguaggio. Non è un caso che, nel Novecento, gli stilisti abbiano guardato al teatro musicale come a un laboratorio creativo libero dalle logiche commerciali. Il palcoscenico diventa così uno spazio sperimentale, dove il costume non deve vendere ma raccontare. Alcuni dei più grandi stilisti di tutti i tempi hanno nutrito di bellezza assoluta un legame magico tra Couture e Palcoscenico, realizzando creazioni operistiche indimenticabili. Come Giorgio Armani, Saint Laurent, Valentino o Dolce & Gabbana, solo per citarne alcuni.

Yves Saint Laurent: il teatro come manifesto artistico

Tra i pionieri di questo dialogo spicca Yves Saint Laurent, che collaborò con coreografi e registi d’opera portando la propria visione cromatica e grafica nella danza contemporanea. Celebre la sua collaborazione con Roland Petit, per cui disegnò costumi capaci di fondere sensualità, modernismo e rigore sartoriale. Per Saint Laurent, il teatro era una tela tridimensionale: il corpo in movimento trasformava l’abito in architettura dinamica. L’esperienza teatrale influenzò a sua volta le sue collezioni prêt-à-porter, dimostrando come il confine tra couture e costume fosse sempre più permeabile.

 

 

Bozzetto dei costumi Yves Saint Laurent per il tableau Venise nello spettacolo di music-hall Zizi Je t’aime! 1972. Nella foto: Guazzo e pennarello su carta. 44,5 x 64,9 cm  Courtesy of Fondation Pierre Bergé — Yves Saint Laurent.

Giorgio Armani: al Ballo dell’Opera di Vienna 2026: alta moda e danza alla Wiener Staatsoper

 

Alla Wiener Staatsoper, il Ballo dell’Opera di Vienna 2026, ha visto protagonista Giorgio Armani , che ha realizzato i costumi delle sedici coppie di debuttanti che hanno poi inaugurato la serata più iconica della tradizione viennese. Creazioni candide, impeccabili nelle linee e leggere nei volumi, hanno reinterpretato il rigore del dress code storico attraverso l’estetica essenziale dello stilista, trasformando il valzer in una coreografia visiva di straordinaria eleganza. Accanto ai debuttanti, il Wiener Staatsballett diretto da Alessandra Ferri, ha dato vita a una performance corale in cui moda e movimento si sono fusi in un unico linguaggio scenico. Ferri ha indossato un abito azzurro polvere in tulle di seta firmato Giorgio Armani, mentre la prima ballerina Cassandra Trenary, ha scelto un modello nero ricamato della linea Giorgio Armani Privé , tra memoria e futuro, suggellando un raffinato ponte tra luce e ombra, leggerezza e intensità. L’evento conferma il legame profondo tra Armani e le arti sceniche, già consolidato nelle collaborazioni con il Teatro alla Scala: una visione in cui il costume non veste soltanto il corpo, ma interpreta la musica, amplifica il gesto e trasforma la tradizione in contemporaneità.

Un dettaglio degli abiti delle ballerine. Courtesy of Giorgio Armani.

 

 

 

Il Corpo di Ballo dell’Opera di Vienna 2026. Courtesy of Giorgio Armani.   

Valentino: il romanticismo in scena

L’estetica lirica di Valentino Garavani adattatta al teatro. Il suo rosso iconico, la ricchezza dei ricami, la teatralità delle silhouette trovano una naturale collocazione nell’opera e nel balletto. Valentino ha collaborato con importanti teatri internazionali, creando costumi che esaltano la dimensione fiabesca della danza classica. Nei suoi lavori scenici, il romanticismo non è nostalgia, ma celebrazione del mito e della bellezza— una tensione che accomuna l’alta moda e il repertorio ballettistico ottocentesco.

I costumi realizzati nel 2016 da Valentino, per “La Traviata” di Giuseppe Verdi, in un allestimento con la regia di Sofia Coppola. Courtesy of Valentino.

Dolce & Gabbana: barocco, identità, tradizione

Il duo Dolce & Gabbana ha portato sul palcoscenico, negli anni,  la propria visione mediterranea, fatta di sacralità, folklore e stratificazioni culturali. Le loro incursioni nel mondo dell’opera si distinguono per l’uso sontuoso di broccati, pizzi e riferimenti alla tradizione siciliana. Nel teatro musicale, la loro estetica trova un terreno fertile: l’opera è già di per sé un’esplosione emotiva, un rito collettivo che unisce musica, parola e immagine. Dolce & Gabbana hanno  valorizzato questa dimensione rituale, restituendo al costume la sua funzione originaria di simbolo identitario.

Un bozzetto con due costumi, realizzato da Dolce & Gabbana sempre per “La Traviata” in una rappresentazione al Teatro alla Scala di Milano nel 2020. Courtesy of Dolce & Gabbana.

L’aspetto antropologico: il corpo vestito come rito

Per comprendere davvero il legame tra moda e danza classica, occorre spingersi oltre l’estetica. Il costume scenico è un dispositivo culturale: trasforma il corpo in archetipo. Nella danza classica, il tutù non è solo un capo tecnico; è un segno. Evoca disciplina, sacrificio, purezza. Nell’opera lirica, l’abito costruisce il personaggio prima ancora che canti. Il pubblico legge il tessuto come un testo simbolico. Gli stilisti che lavorano per il teatro partecipano a un rito collettivo: vestire il mito. La scena diventa uno spazio liminale — per dirla con l’antropologo Victor Turner — in cui l’identità quotidiana si sospende e si entra in una dimensione altra. L’alta moda, con il suo carattere esclusivo e cerimoniale, condivide questa natura liminale. Oggi il dialogo continua. Le compagnie di balletto contemporaneo collaborano con maison di moda per ridefinire l’immaginario della danza. Al tempo stesso, le passerelle si ispirano sempre più alla disciplina e all’estetica del balletto: body, scarpette, corsetti, chiffon impalpabili. La danza classica incarna valori che la moda contemporanea ricerca con insistenza: controllo del corpo, estetica della linea, tensione tra forza e fragilità. In un’epoca dominata dalla velocità digitale, il balletto rappresenta lentezza, rigore, tradizione. L’alta moda, con i suoi tempi lunghi e la sua artigianalità, è il suo naturale alleato. Moda e musica classica condividono una stessa aspirazione: rendere visibile l’invisibile. La prima attraverso il tessuto, la seconda attraverso il suono. Nel punto in cui queste due arti si incontrano — il palcoscenico — nasce una forma totale di espressione. Dalla visione modernista di Yves Saint Laurent al minimalismo raffinatissimo di Giorgio Armani, dal romanticismo di Valentino alla teatralità identitaria di Dolce & Gabbana, il costume scenico si conferma territorio di sperimentazione e cultura.

Perché, in fondo, ogni abito è una coreografia. E ogni danza è un abito che prende vita.

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