Benessere
Paola Grand, il medico delle parole che cura con l’ascolto
Da medico di famiglia a volontaria nelle corsie e residenze per anziani: il racconto di una vita spesa ad ascoltare le persone
Paola Grand da sempre vive di storie. È conosciuta come il medico delle parole, da quarantacinque anni, da quando ha scelto di annotare i racconti di chi incontra e usare il lessico narrato per divulgare la bellezza. La sua storia è la dimostrazione che le parole possono toccare le corde più profonde dell’anima, curare e sorreggere.
Incontro Paola in una piovosa giornata di autunno. Lei racconta la sua vita come se fosse una delle tante storie che per anni ha scelto di ascoltare, prima dai suoi pazienti, oggi attraverso i suoi stessi racconti con l’Associazione Letture ad Alta Voce, andando nelle case di cura per anziani, nei mercati rionali, nei luoghi dove si consuma la vita di tutti i giorni, a leggere libri come i cantastorie di una volta. Luoghi nei quali si tocca con mano la sofferenza, dove vive spessissimo il dolore che non riesce a trovare pace.
Paola non si stanca di ripetere che dalle parole è sempre ripartita e, spesso, ha trovato la via d’uscita. Anche nelle situazioni più difficili. Lei è un medico curante, uno di quelli che ha scelto di vivere tra la gente in un piccolo comune piemontese di periferia portando la sua missione dove risiedono le persone semplici. A contatto con i tanti che ogni giorno oltre a portarsi dietro disagio, dolore e patologie offrono narrazioni e più spesso il bisogno nascosto di ascolto. Perché la medicina è anche e soprattutto ascolto.
Paola Grand ha iniziato la sua carriera in Piemonte, in un piccolo comune della Val Pellice, e lì ha scelto di tornare nella convinzione che la sua storia sia legata indissolubilmente alla provincia. L’Italia, in definitiva, è espressione di quella dimensione locale solo apparentemente minore. La semplicità che lei ha sempre cercato passa da quei territori periferici e dalle piccole comunità. Oggi, che con l’associazione Lettura ad Alta Voce racconta le storie che passano dai libri ufficiali, quelli “blasonati”, si rende conto che anche dentro quei passaggi letterari elevati c’è sempre la possibilità di un gancio alla semplicità delle persone umili. Di chi quelle storie le ha vissute in casa, le ha attraversate in famiglia.
Partiamo dalla professione di Paola: il medico di famiglia. Il medico che non vive le corsie degli ospedali, gli orari e i tempi di un mondo dove la medicina è anche una attività di passaggio. Fare il medico di famiglia significa vivere dentro una grande comunità dove oltre al rapporto professionale si creano legami personali unici. Dentro quell’umanità corrono tutte le storie che Paola negli anni ha raccolto. Tantissime. Che partono dagli spaccati di un piccolo studio di provincia per diventare il palinsesto di una grande narrazione.
Paola è un vulcano: il pomeriggio che mi dedica diventa un’esplosione di ricordi che guardando indietro la riportano a tanti volti e altrettante storie. Dietro le parole c’è anche la scienza, perché Paola è donna di scienza. Il suo ingresso nell’Associazione Letture ad Alta Voce lo deve a uno psicologo che le ha raccontato con il linguaggio medico cosa significhi, soprattutto per alcuni malati, avere il sostegno delle parole. Esistono studi scientifici che dimostrano quanto le parole possano fare la differenza nella cura di gravi patologie come la demenza senile e l’Alzheimer.
È per questo che con Letture ad Alta Voce, nel momento della restituzione delle tante parole ricevute in passato, lei ha scelto l’ospedale di Pinerolo. Il reparto psichiatrico diventa presto la sua seconda casa e lì coltiva la missione volontaria di lettrice ambulante per tanti pazienti. Lo fa dopo il lavoro, nei fine settimana, spesso accompagnata dalla figlia che suona, e ogni volta è come se fosse la prima.
Intanto l’album con i racconti si popola di storie inedite. Sfogliando ritroviamo il gruppo di pazienti psichiatrici che dice ai volontari di Letture ad Alta Voce di tornare presto perché per la prima volta avevano assaporato la bellezza di un ascolto che compensava esistenze troppo spesso vissute in silenzio. Le parole in loro avevano alleviato il peso di tante fatiche, perché chi frequenta quei luoghi non lo fa mai per scelta ma soprattutto non è lì per vivere momenti di leggerezza. Allentare la tensione con la musicalità delle parole aveva aiutato a rendere più sostenibile ogni giorno.
In parallelo c’è il tema medico, terapeutico, che affianca le emozioni e trasforma la lettura in un importante strumento di cura. La missione che Paola vive anche come resistenza alla medicina del monopolio degli esami e delle diagnosi sulla carta, la stessa che soprattutto negli ultimi anni ha limitato il ruolo del medico che cura anche con l’ascolto e, ancora prima, con il sostegno umano. È vero, infatti, che corpo e mente corrono di pari passo ed è dal sostegno di entrambi che una persona può sperare di migliorare la propria condizione. Parole che finiscono per curare ma che non di rado alimentano la paura.
Ancora una volta torniamo ai reparti psichiatrici dove non sempre il racconto è sinonimo di bellezza. È accaduto a una delle tante pazienti che Paola ha incontrato la quale per traumi pregressi non riusciva a sentire la parola tegola. Anche un semplice accenno a quel termine creava in lei una pesante reazione isterica. Il caso vuole che nella lettura scelta da Paola per i pazienti la parola tegola tornasse in modo ricorrente. È così che inizialmente spiazzata da quella reazione decide di non pronunciarla, però capisce che non è neanche giusto interrompere la lettura. Così quello che inizialmente era diventato un motivo di imbarazzo si trasforma in uno spunto per sorridere. Ogni volta che la parola tegola tornava nella storia lei trovava un sinonimo, un termine diverso pronunciato con tono allegro in grado di rompere la tensione. È stato un modo per coinvolgere maggiormente la paziente e creare una sintonia forte con tutti i partecipanti a quella lettura.
Sintonia, probabilmente è questa la chiave di lettura della storia di Paola. Le narrazioni quando scavano in fondo creano immedesimazione e questo accade anche se si parte da grandi storie. Così è stato quando Paola recentemente ha proposto un passo del libro “Lessico Familiare” di Natalie Ginsburg che parla di questione femminile e riscatto della donna. Parole che hanno portato la paziente di una casa di cura per anziani ad aprirsi raccontando il proprio rapporto conflittuale col padre e il riscatto avvenuto con l’affermazione di una crescita culturale malvista in un contesto sociale nel quale le donne erano costrette a un ruolo secondario.
Parecchi eroi minori dentro storie complesse, le stesse che Paola, il medico delle parole, ha scelto da sempre per far vivere meglio gli altri ma, in fondo, anche per trovare se stessa e affermare il proprio ruolo nel mondo.
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