Medicina

Piedi torti: guarire senza chirurgia

31 Maggio 2026

Ogni anno in Italia nascono una media di 500 bambini con i piedi torti e nel mondo una media di un paio ogni mille nati, patologia nota come piede torto equino bilaterale e anche come piede torto congenito. Ce ne siamo occupati fin da quando, nel 2014, due genitori – i padovani Marco Scattolon – nato coi piedi torti congeniti – e Silvia Ghigna, genitori di una bimba affetta da piede torto congenito, hanno creato l’Associazione Nazionale Piede Torto Congenito per diffondere in Italia il metodo di cura di un ortopedico spagnolo, Ignacio Ponseti. Metodo nato in Uganda, diffuso in vari Paesi africani e che anziché essere a base di interventi chirurgici, non sempre risolutivi,  era ed è a base di fasciature dei piedi impostate strategicamente a seconda dei casi, che risolve quasi al 100%. L’Associazione è nota anche come Ponseti Italia. Domenica scorsa s’è tenuta – a Marmirolo, nel Mantovano – la decima edizione del Ponseti Day, festa e convegno, con 450 persone, 150 bambini e una decina tra medici e docenti universitari.  A dimostrazione della bontà del metodo Ponseti i bambini a ogni Ponseti Day corrono la Ponseti Race, gara di corsa a piedi.

Una buona occasione per intervistare Marco Scattolon.

Il miracolo della cura Ponseti

Ignacio Ponseti, medico spagnolo autore di un metodo innovativo per il trattamento del piede torto congenito

Domanda

Siete nati nel 2014. Ci descriva le tappe principali del percorso che vi ha portato al decimo congresso.

Risposta

La nostra associazione nasce ufficialmente nel 2014, ma il progetto prende forma già negli anni precedenti grazie a una rete di genitori con bambini nati con il piede torto congenito che si erano conosciuti online condividendo esperienze, difficoltà e speranze.

Il primo momento fondamentale arriva nel 2013, a Milano, con il primo congresso dedicato al piede torto congenito: un incontro in cui medici e famiglie poterono finalmente confrontarsi apertamente sul percorso di cura dei bambini. Da quell’esperienza nacque un dialogo sempre più forte tra specialisti e genitori, tanto che per i quattro anni successivi vennero organizzati congressi annuali dedicati a informazione, confronto e aggiornamento scientifico.

D – Sua figlia è guarita? E cosa fa oggi?

R – Mia figlia ha 21 anni, è guarita perfettamente grazie al metodo Ponseti e da tre anni studia astrofisica in Olanda. Con la mia compagna Virginia Carletti viviamo a Salzano, provincia di Venezia.

I primi dieci anni del Ponseti Day

D – Cos’è e come è nato il Ponseti Day?

R – Parallelamente ai convegni nacque anche un’iniziativa più informale ma altrettanto importante. Marco Lorenzini e sua moglie Federica, genitori che vivono a Verona, organizzarono un piccolo ritrovo tra famiglie per celebrare il compleanno del professor Ignacio Ponseti, nato il 3 giugno. Nel mondo questa ricorrenza è conosciuta come Ponseti Day.

Quella che inizialmente era una semplice pizza tra una decina di famiglie si è trasformata, anno dopo anno, in un grande evento nazionale di incontro e condivisione. Oggi il Ponseti Day è diventato un punto di riferimento per le famiglie italiane. Quest’anno, alla decima edizione, erano presenti oltre 450 persone e circa 170 bambini hanno partecipato alla Ponseti Race, la corsa simbolica che dimostra concretamente come un bambino nato con il piede torto possa correre, giocare e vivere normalmente se trattato correttamente secondo il protocollo Ponseti.

L’edizione 2026, ospitata nella splendida Villa Corte Peron di Marmirolo, ha visto anche la partecipazione del professor Antonio Andreacchio, già presidente SITOP e direttore dell’Ortopedia Pediatrica dell’Ospedale Buzzi di Milano, e del dottor Sergio Monforte, da oltre vent’anni punto di riferimento nazionale nella cura del piede torto.

Telefono SOS Piede Torto

D – Mi pare abbiate anche istituito un numero di telefono come riferimento per tutti i genitori con figli affetti da piede torto.

R – Sì, dal 2013 è attivo il numero SOS Piede Torto, diventato negli anni un importante punto di riferimento per centinaia di famiglie appena ricevuta la diagnosi. Da qualche anno a rispondere è la mia compagna, Virginia Carletti, anche lei nata coi piedi torti, che con grande sensibilità, esperienza e attenzione riesce ad ascoltare, rassicurare e tranquillizzare anche le mamme più spaventate e agitate nei momenti più difficili.

D – In questi anni sono stati fatti progressi nel metodo di cura?

R – In questi anni abbiamo raccolto migliaia di testimonianze dirette da parte delle famiglie che ci contattano e ci aggiornano costantemente sul percorso di cura dei loro bambini. Rispetto al 2005, anno in cui nacque mia figlia, che purtroppo subì cure errate che la resero temporaneamente invalida, la situazione oggi è sicuramente migliorata.

Oggi il Metodo Ponseti è riconosciuto ovunque come il trattamento di riferimento per il piede torto congenito e praticamente tutti gli ospedali dichiarano di applicarlo.  Tuttavia, non basta dire di utilizzare il metodo: servono esperienza, precisione e una formazione specifica.

Negli anni, anche grazie al lavoro di informazione della nostra associazione, al supporto della Ponseti International Association dell’Iowa e delle specialiste di Barcellona che ci hanno sempre sostenuto, molte pratiche chirurgiche aggressive sono state progressivamente abbandonate.

Oggi vediamo molti meno bambini sottoposti a interventi invasivi e sempre più piedi corretti in modo funzionale. Resta però fondamentale affidarsi a specialisti realmente esperti, perché un trattamento eseguito male può lasciare residui importanti o addirittura peggiorare la situazione del bambino.

Grandi progressi, ma si deve fare di più

D – Quanti ortopedici oggi seguono il metodo Ponseti? E quanti bambini ha guarito?

R – In Italia esistono oggi alcuni riferimenti molto precisi per la cura del piede torto congenito, anche se purtroppo ancora troppo pochi rispetto alle necessità delle famiglie. Molti genitori sono costretti a spostarsi fuori regione per ottenere cure realmente adeguate.

Tra i principali specialisti italiani possiamo citare il dottor Sergio Monforte dell’Ospedale Buzzi di Milano, che da oltre vent’anni segue migliaia di casi; la dottoressa Camilla Bettuzzi di Bologna; la dottoressa Giada Salvatori dell’IRCCS Don Calabria di Negrar; il dottor Manuele Lampasi, anch’egli a Bologna, con grande esperienza anche nei casi complessi; e il dottor Bellini di Orvieto, che ha studiato direttamente con il professor Ponseti in Iowa.

Accanto a loro stanno emergendo nuovi specialisti che continuiamo a monitorare attraverso le testimonianze quotidiane delle famiglie.

Il Metodo Ponseti, se applicato correttamente, permette nella grande maggioranza dei casi di ottenere piedi perfettamente funzionali, consentendo ai bambini di camminare, correre e praticare sport senza limitazioni.

Dall’Uganda al successo mondiale

D – In quali Paesi il metodo Ponseti ha attecchito di più?

R – La diffusione mondiale del Metodo Ponseti iniziò concretamente nel 1998 grazie a un progetto sviluppato in Uganda da medici vicini al professor Ponseti, con l’obiettivo di curare i bambini nati con questa patologia nei Paesi in via di sviluppo.

Fino a quel momento, nonostante la prima pubblicazione scientifica ufficiale del metodo risalisse al 1962, il lavoro di Ponseti non era stato realmente valorizzato dalla comunità ortopedica internazionale.

Furono proprio i risultati ottenuti in Paesi come Uganda, Kenya, Tanzania, Etiopia, Nigeria e Sudafrica a dimostrare al mondo l’efficacia straordinaria del metodo. Da lì iniziò la diffusione negli Stati Uniti e successivamente in Europa, favorita anche da internet, dal passaparola tra genitori e dal fatto che il Metodo Ponseti è molto meno invasivo e meno costoso rispetto alla chirurgia tradizionale.

D – Riconoscimenti ufficiali?

R – Oggi il Metodo Ponseti è considerato a livello mondiale il “gold standard” per la cura del piede torto congenito. Anche le principali organizzazioni internazionali lo riconoscono come il trattamento di riferimento per questa patologia.

Il metodo consiste in una serie di 4 o 5 piccoli gessi correttivi, sostituiti settimanalmente, accompagnati da manipolazioni molto precise e delicate eseguite nei primi giorni di vita del neonato.  È un trattamento apparentemente semplice, ma che richiede esperienza e competenze specifiche. Per questo il nostro lavoro come associazione continua a essere fondamentale: informare le famiglie, orientarle verso specialisti realmente preparati e garantire ai bambini le migliori possibilità di guarigione.

 

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