Medicina
A Padova un bambino di 9 anni è stato operato al cervello da sveglio
All’Azienda Ospedale-Università di Padova un bambino di 9 anni è stato sottoposto a un raro intervento di neurochirurgia cerebrale da sveglio. La tecnica “asleep-awake-asleep” ha permesso la rimozione della lesione al cervello preservando le funzioni linguistiche e cognitive
Un bambino di 9 anni è stato sottoposto a un intervento neurochirurgico al cervello restando sveglio presso l’Azienda Ospedale-Università di Padova, dove una equipe multidisciplinare ha utilizzato una procedura avanzata per rimuovere una lesione profonda senza compromettere funzioni cognitive e linguistiche. L’operazione è stata eseguita con la tecnica denominata “asleep-awake-asleep”, consolidata a livello internazionale ma rara in pazienti così giovani.
Secondo quanto riferito, si tratta del primo caso documentato in Veneto di neurochirurgia pediatrica con paziente sveglio. La lesione al cervello, localizzata nella regione parieto-temporale sinistra e associata a difficoltà nell’integrazione sensoriale e linguistica, è stata asportata completamente senza segni di deficit residui. Il bambino è già stato dimesso in buone condizioni e i medici prevedono per lui una qualità di vita paragonabile a quella dei suoi coetanei.
Come funziona la procedura “asleep-awake-asleep”
La tecnica utilizzata combina anestesia e monitoraggio intraoperatorio delle funzioni neurologiche: il paziente viene inizialmente addormentato, poi risvegliato durante la fase critica della chirurgia per consentire ai neuropsicologi e ai logopedisti di testare funzioni come linguaggio e integrazione sensoriale, e infine sedato nuovamente per completare l’intervento. Questo approccio permette di ridurre al minimo il rischio di danni neurologici, grazie al feedback diretto del paziente durante la fase di asportazione.
In letteratura medica, operazioni di questo tipo – dette “awake brain surgery” per il mapping del cervello attivo – risultano poco frequenti nei bambini, soprattutto sotto i 10-12 anni, e sono state riportate solo in una piccola serie di casi a livello mondiale, per condizioni come tumori cerebrali, epilessia farmacoresistente o lesioni vascolari.
Il ruolo dell’équipe e reazioni
L’intervento è stato coordinato dal professor Luca Denaro, direttore della Neurochirurgia Pediatrica e Funzionale dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, insieme alla dottoressa Marina Munari, direttrice dell’Anestesia e Rianimazione. Il successo dell’operazione è stato attribuito alla stretta collaborazione tra neurochirurghi, anestesisti, neuropsicologi e logopedisti.
Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha espresso un riconoscimento formale all’équipe per l’adozione di tecnologie avanzate e l’impegno clinico, sottolineando l’importanza dell’innovazione nella sanità pubblica regionale.
Contesto e tecnologie nella sanità padovana
L’Azienda Ospedale-Università di Padova è nota per la sua attività in neurochirurgia pediatrica e funzioni correlate, nonché per l’adozione di tecnologie chirurgiche d’avanguardia. Nel recente passato la struttura ha effettuato interventi complessi anche in sala ibrida, che integra strumenti diagnostici durante l’operazione per monitoraggi in tempo reale, e ha investito in tecnologie per la stimolazione profonda e la neurostimolazione cerebrale per esigenze pediatriche.
Inoltre, il polo padovano ospita unità operative dedicate alla salute infantile e alla neuropsichiatria, integrando l’offerta assistenziale per i pazienti più giovani anche in ambiti diagnostici e riabilitativi.
La chirurgia “awake” nei bambini: prospettive e limiti
La chirurgia del cervello con paziente sveglio è una metodologia riconosciuta soprattutto negli adulti per il mapping delle aree del linguaggio e delle funzioni motorie durante l’intervento. Gli studi clinici disponibili indicano che, se selezionata in modo appropriato, può migliorare la sicurezza di resezioni in aree cerebrali “eloquenti” senza aumentare i rischi neurologici. Tuttavia, negli ambiti pediatrici la documentazione è ancora limitata e richiede un’attenta valutazione multidisciplinare prima dell’applicazione. Nei bambini è infatti molto più rara per vari motivi: difficoltà di collaborazione, intraoperatoria, maggiore stress psicologico, necessità di team altamente specializzati, letteratura scientifica ancora limitata. Generalmente viene presa in considerazione per tumori cerebrali in aree del linguaggio, per epilessia farmacoresistente e malformazioni vascolari complesse.
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