Requisizioni a tappeto per fare arrivare mascherine e ventilatori agli ospedali

25 Marzo 2020

Era un carico di 170mila mascherine chirurgiche destinate a una società operante in Campania. Ieri i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli di Napoli, insieme con i militari della Guardia di Finanza, lo hanno intercettato e requisito per consegnarlo alla Protezione Civile.  Soltanto lunedì 23 marzo, all’aeroporto di Verona, i funzionari hanno requisito di 30mila mascherine importate da una società privata e le hanno destinate alla Protezione Civile e alle strutture sanitarie del territorio. Nello stesso giorno a Roma sono state requisite altre 50mila mascherine. È di poche ore fa la notizia che i funzionare dell’Agenzia delle Dogane di Parma e i Carabinieri del Nas hanno intercettato 23 aspiratori chirurgici destinati in Australia. Gli aspiratori sono stati requisiti e consegnati alla Protezione Civile. A Bolzano sono state invece rapidamente sdoganate 500mila mascherine e 430mila camici sterili destinati all’Azienda sanitaria dell’Alto Adige e alla Protezione civile nazionale. Di questi tempi alle dogane va così: da un lato si blocca e requisisce (in sostanza i beni vengono acquistati con provvedimento urgente dalle pubbliche autorità, dietro corresponsione di un indennizzo), dall’altro si cerca di minimizzare i tempi per “sdoganare” le merci. La procedura di emergenza adottata a livello nazionale dal direttore Marcello Minenna, in carica da fine gennaio dopo una lunga carriera in Consob, ha ridotto drasticamente i tempi.

La requisizione a Napoli

Proprio le mascherine, da quando è cominciata l’emergenza sanitaria da coronavirus, sono per molti introvabili. Ad averne più bisogno sono proprio i lavoratori del comparto sanitario: medici, infermieri, che spesso, negli ospedali, sono costretti a tenere una mascherina per otto ore senza poterla togliere neanche per bere perché non ne hanno un’altra da cambiare.

Per assicurare la disponibilità di alcuni presidi medici indispensabili e urgenti come mascherine e ventilatori  il governo ha previsto la possibilità di requisizioni temporanee o definitive anche per fare fronte a eventuali blocchi della produzione delle imprese: è l’articolo 6 del decreto Cura Italia a metterlo nero su bianco e le requisizioni hanno preso il via ormai da qualche giorno. Inoltre, il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri ha emanato un’ordinanza (la numero 1 del 20 marzo 2020) che nomina l’Agenzia delle Dogane come soggetto attuatore al fine di procedere alle requisizioni (che lo stesso Arcuri individua) dei beni mobili per esigenze sanitarie.

La requisizione a Bolzano

In Lombardia

Gli uomini dell’Agenzia delle dogane, all’aeroporto di Milano Malpensa e in tutti i punti nevralgici di ingresso del territorio in cui la merce extra Ue deve fare dogana, lavorano 24 ore su 24 ogni giorno. Le requisizioni fanno parte di una filiera che culmina per esempio con l’Ospedale Sacco di Milano o l’ospedale di Brescia ma inizia da quando la mascherina o il ventilatore atterrano in Italia.

«Dal momento in cui la merce arriva al momento in cui viene caricata sui camion non trascorre nemmeno un’ora e mezza. Ogni minuto guadagnato per  una mascherina significa una vita umana. Questo è il cuore della nostra missione», racconta Mauro Di Mirco, funzionario della direzione regionale delle dogane di Milano.

Gli uomini dell’Agenzie delle Dogane devono cercare di far entrare tutta la merce che serve soprattutto per la filiera sanitaria nel modo più veloce e trasparente. Le requisizioni vengono fatte su indicazione della Protezione civile, i cui vertici lavorano in simbiosi con l’Agenzia delle Dogane.

Per una questione logistica molta merce arriva a Malpensa sui voli cargo: quando arriva si vede a chi va: un conto è se è destinata a un ente pubblico, un conto a una società commerciale. Proprio su questo si sofferma l’attenzione della Protezione civile e del commissario straordinario Arcuri, per una ragione di equità. Tutto ciò che viene requisito viene comunque pagato. C’è un’esigenza di natura prioritaria che prevale sulla ragione commerciale dell’operazione e si dice al destinatario “io ti pago e ma in questo momento i respiratori servono agli ospedali”. Non si tratta quindi di sequestro o di una confisca.

Il 21 marzo a Milano Malpensa sono state requisite 900mila mascherine chirurgiche. «Marcello Minenna, direttore dell’Agenzia, ha emesso questo ordine di requisizione, nominandomi come soggetto attuatore e mi sono occupata della requisizione», racconta Tiziana Robustelli, capo Servizio intelligence e rapporti con la Procura dell’Ufficio dogane di Malpensa. È la prima ad aver gestito una situazione di questo tipo dopo l’ordinanza.

La requisizione a Milano Malpensa

Le mascherine, 450 scatole, arrivavano dall’Egitto su un volo cargo dopo aver fatto scalo a Ostenda, in Belgio, ma la loro destinazione finale era Milano Malpensa. Erano destinate alla società Aria S.p.A di Milano, l’Azienda Regionale per l’Innovazione e gli Acquisti di Regione Lombardia. Arcuri ne ha disposto la requisizione e le mascherine sono state consegnate alla Protezione Civile.

«Questo è un sistema per semplificare e migliorare l’approvvigionamento delle varie regioni in base ai bisogni, alle necessità», ci spiega la Robustelli, che si aspetta di seguire e assistere a molte altre requisizioni, non solo a Malpensa ma in tutta Italia. «La nomina di Arcuri consente infatti allo Stato di semplificare l’assegnazione dei beni. Arcuri dispone la requisizione per lo stato di emergenza e dispone poi a chi assegnarle. In un momento di emergenza come questo bisogna capire a chi dare priorità perché ci sono ospedali che sono in grande difficoltà».

Gli interventi stanno dando il loro frutti. I beni requisiti sono perlopiù dispositivi medici, e non solo mascherine. I finanzieri della Compagnia della Guardia di Finanza di Ancona, in collaborazione con i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli sono riusciti a sequestrare anche 1.840 circuiti respiratori, composti da tubo, pallone, valvola e maschera respiratoria, da utilizzare per i pazienti in condizioni critiche. L’operazione è stata eseguita nell’ambito di uno specifico piano di controlli finalizzato al rispetto dell’ordinanza della Protezione Civile che fa divieto alle imprese anche di cedere all’estero determinati dispositivi medici tra cui, in particolare, quelli di ventilazione utilizzati in terapia intensiva. I finanzieri e i doganieri hanno intercettato e sottoposto a controllo un autoarticolato in procinto di imbarcarsi su un traghetto diretto in Grecia che aveva già effettuato i controlli di sicurezza per l’accesso in porto ed era in coda, in attesa di salire sulla motonave. Il rappresentante legale della società italiana, con sede in provincia di Milano, che ha tentato la vendita di tali componenti ad una società greca, è stato denunciato all’autorità giudiziaria.

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TAG: Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, arcuri, coronavirus, Covid_19, epidemia, protezione civile, requisizioni
CAT: Sanità

3 Commenti

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  1. E’ una cosa veramente stupida, che avrà immediate conseguenze drammatiche per la salute pubblica, quella di aver previsto nel decreto legge n.18 del 17/3/2020 la requisizione dei dispositivi medici e dei DPI che le aziende italiane stanno importando in quantità. A fronte di tale requisizione infatti si prevede una indennità “liquidata, alla stregua dei valori correnti di mercato che i beni requisiti avevano alla data del 31 dicembre 2019 e senza tenere conto delle variazioni dei prezzi conseguenti a successive alterazioni della domanda o dell’offerta”. Questa frasetta sancisce un vero è proprio furto commesso dallo stato a danno delle aziende importatrici, degno di una “Repubblica delle banane” ; infatti come è noto a tutti, i prezzi di mercato attuali sono enormemente più alti di quelli del 31/12/2019 (anche 20 volte di più) e non certo a causa delle aziende italiane importatrici. Piuttosto le aziende produttrici, per lo più cinesi, hanno moltiplicato i loro prezzi approfittando della crescita esponenziale della richiesta. Senza contare che attualmente tutti questi dispositivi medici vengono importati in Italia, per ovvi motivi di urgenza, per via aerea ed anche i costi dei trasporti aerei sono aumentati vertiginosamente per carenza di voli (enormemente ridotti) e per l’eccesso di domanda. Ovviamente il calcolo dell’indennità cosi come previsto dal decreto legge non tiene conto neanche del costo del trasporto. Perché punire in questo modo chi sta importando prodotti così utili in questo momento? Veramente si pensa che possa avere un minimo di senso?
    L’effetto immediato di questa norma è stato quello di gettare nel panico gli operatori del settore perché rischiano di vedersi requisire (anzi derubare) i Dispositivi Medici importati e pagati molto prima dell’entrata in vigore del Decreto legge . Le dogane hanno già cominciato (https://www.adm.gov.it/portale/decreti-di-requisizione) e pare che nessuno si sia reso conto del danno che questo comporterà a brevissimo . Infatti la conseguenza più grave è che questo bloccherà immediatamente l’attività di importazione delle Aziende del settore con il risultato che i dispositivi medici in Italia non arriveranno più dai paesi produttori extra europei. Però gli stessi prodotti ci potranno arrivare da paesi Europei, come la Francia e la Germania. Le aziende tedesche e francesi infatti sono libere di importare dalla Cina senza rischi di requisizione/furto e di esportare in Italia, facendo tranquillamente il loro ricarico : noi italiani siamo sempre molto furbi.
    Alla fine avremo a disposizione ancora meno Dispositivi medici e di protezione, li avremo più tardi e li pagheremo ancora di più. Quanti morti in più per questo decreto?

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  2. E’ una cosa veramente stupida, che avrà immediate conseguenze drammatiche per la salute pubblica, quella di aver previsto nel decreto legge n.18 del 17/3/2020 la requisizione dei dispositivi medici e dei DPI che le aziende italiane stanno importando in quantità. A fronte di tale requisizione infatti si prevede una indennità “liquidata, alla stregua dei valori correnti di mercato che i beni requisiti avevano alla data del 31 dicembre 2019 e senza tenere conto delle variazioni dei prezzi conseguenti a successive alterazioni della domanda o dell’offerta”. Questa frasetta sancisce un vero è proprio furto commesso dallo stato a danno delle aziende importatrici, degno di una “Repubblica delle banane” ; infatti come è noto a tutti, i prezzi di mercato attuali sono enormemente più alti di quelli del 31/12/2019 (anche 20 volte di più) e non certo a causa delle aziende italiane importatrici. Piuttosto le aziende produttrici, per lo più cinesi, hanno moltiplicato i loro prezzi approfittando della crescita esponenziale della richiesta. Senza contare che attualmente tutti questi dispositivi medici vengono importati in Italia, per ovvi motivi di urgenza, per via aerea ed anche i costi dei trasporti aerei sono aumentati vertiginosamente per carenza di voli (enormemente ridotti) e per l’eccesso di domanda. Ovviamente il calcolo dell’indennità cosi come previsto dal decreto legge non tiene conto neanche del costo del trasporto. Perché punire in questo modo chi sta importando prodotti così utili in questo momento? Veramente si pensa che possa avere un minimo di senso?
    L’effetto immediato di questa norma è stato quello di gettare nel panico gli operatori del settore perché rischiano di vedersi requisire (anzi derubare) i Dispositivi Medici importati e pagati molto prima dell’entrata in vigore del Decreto legge . Le dogane hanno già cominciato (https://www.adm.gov.it/portale/decreti-di-requisizione) e pare che nessuno si sia reso conto del danno che questo comporterà a brevissimo . Infatti la conseguenza più grave è che questo bloccherà immediatamente l’attività di importazione delle Aziende del settore con il risultato che i dispositivi medici in Italia non arriveranno più dai paesi produttori extra europei. Però gli stessi prodotti ci potranno arrivare da paesi Europei, come la Francia e la Germania. Le aziende tedesche e francesi infatti sono libere di importare dalla Cina senza rischi di requisizione/furto e di esportare in Italia, facendo tranquillamente il loro ricarico : noi italiani siamo sempre molto furbi.
    Alla fine avremo a disposizione ancora meno Dispositivi medici e di protezione, li avremo più tardi e li pagheremo ancora di più. Quanti morti in più per questo decreto?

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  3. dona-casarotti 6 mesi fa

    Concordo con l’analisi di A.Calvario aggiungendo – per quanto in mia diretta esperienza – che la protezione civile non sa cosa rispondere (telefonisti disperati in postazione?) a chi come me chiede come poter accedere al “tesoretto” di mascherine dovendo proteggere lavoratori non sanitari che non risultano garantiti da questi sequestri. Senza nulla togliere alla doverosa protezione che è dovuta a chi è in prima linea…ma che doveva essere attuata ben prima e con ben altre misure.
    Evidenzio che ad oggi non risulta affidabile – in quanto ignote le ditte autorizzate – la filiera di produzione da art. 15 del DL 17 Marzo 2020, che dovrebbe consentire la produzione di mascherine da aziende italiane riconvertite (con potenziale accesso agli incentivi di cui all’art.5…se ci riescono). Non mi risulta che ISS o INAIL abbiano pubblicato elenchi di aziende accreditate alla produzione rispettivamente di dispositivi medici e dispositivi di produzione individuale. Un’informazione di questo tipo sarebbe un bel passo avanti visto il mercato di materiali dubbi accompagnati da certificati falsi di cui si occupa solo la guardia di finanza a valle del processo di immissione sul mercato e quindi ancora una volta a scapito del doppiamente buggerato piccolo negozio di vendita al dettaglio – e clientela afferente – cui non vengono forniti strumenti di verifica.
    In questo caos chi ha una mascherina ad hoc se la tiene cara igienizzandola più volte con procedimenti dubbi mentre i politici locali invitano i negozianti a rifornirsi dei materiali disponibili sul mercato (sic!)
    Solleva molto (in senso ironico) sapere che invece qualunque Signora Maria in qualità di “individuo” può proteggersi a mezzo di materiali non certificati a non passati per il vaglio dell’ISS (art. 16 comma 2, DL 17 Marzo 2020). Forse la Signora Maria sarà l’unica a salvarsi se le diremo che non è sufficiente un fazzoletto di tela, ma che in mezzo ci dovrebbe mettere del tessuto-non-tessuto…non la carta forno…
    Ma magari domani mi sveglio e scopro che era tutto uno scherzo…

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