La prossima guerra

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23 Luglio 2021

Guerra di religione. Guerra di fede. Guerra.
Assistiamo a qualcosa che non dovrebbe stupire eppure ne siamo sorpresi, quasi scandalizzati.
Come se scoprissimo oggi che il genere umano contiene opposti normalmente inconciliabili e artefici di conflitti violenti e sanguinosi.
L’umanità non esiste nella sua forma ideale di appartenenza e identità.
Esiste, invece a al contrario, come manifestazione della separazione e della contrapposizione.
A pensarci bene, da che il genere “sapiens” ha esperienza di sé ha fatto di qualsiasi elemento di varietà biologica, geografica, economica, religiosa etc. il pretesto per sferrare l’attacco fratricida.
Conquista, segregazione, sfruttamento, colonizzazione et similia.

Insomma, per gli uomini l’odio è più facile da nutrire dell’amore.
Ma l’odio porta con sé un problema estetico, è una parola brutta e un’emozione negativa. Per definizione, cioè sul piano formale, perché poi nella sostanza ci pare di sperimentare che è l’emozione più naturale da provare, la più facile da assecondare ed anche quella che sembra dare maggiore godimento quando viene soddisfatta.
Allora non possiamo essere onesti e non possiamo dire apertamente che preferiamo odiare gli altri – diversi da noi ovviamente – piuttosto che amarli, o anche più semplicemente sopportarli ed accettare le loro tante diversità.

In realtà, ci piace vivere in modo semplice e rispettare regole e schemi elementari.
Stabilito chi siamo per via del colore, del ceppo razziale, della classe sociale, della posizione economica, del credo religioso, delle preferenze sessuali e poche altre cose, possiamo dividere il genere umano. Apparteniamo ai giusti e combattiamo gli altri.
In questo vivere semplice sono ammesse tutte le mosse, giacchè la croce dipinta sulla nostra armatura è ben visibile, ci aiuta a distinguere gli alleati sul campo di battaglia e ci illumina con la sua verità assoluta.

Una conseguenza di questo modo di vivere (di vivere ?) è la possibilità di coltivare l’amore solo ed esclusivamente nel gruppo degli uguali; perché quello è il solo e vero amore, fatto di identità, similitudine e appartenenza. Amiamo il prossimo solo se è come noi, in sintesi amiamo soltanto noi stessi.
E oggi possiamo anche concederci qualche divagazione, dimostrando la completezza del nostro essere perfetti ed indulgendo ad atti di tolleranza e compassione. Falsi.
Giacchè il luogo della condivisione e della dimostrazione è ormai virtuale, ci basta essere virtualmente generosi, aperti e amorevoli per dimostrare l’equilibrio che mancherebbe alla scelta di odiare gli altri che ci da certezza e forza.
Quindi, odiamo sentitamente e realmente chiunque non somigli a chi siamo (o crediamo di essere), ma amiamo virtualmente chiunque altro. Dell’odio facciamo pratica quotidiana e dell’amore professiamo la teoria nel modo virtuale di FB & Co.
Erigiamo muri intorno alle nostre case e li armiamo per la guerra. Dall’interno di quella fortificazione e dietro un bello schermo 4K ci commuoviamo per ogni foto e video e storia dell’altra umanità.
Insomma la quadratura del cerchio è finalmente riuscita e siamo la sintesi perfetta dell’essere umano.

Fin qui il prologo.
Il tema sarà più breve.
Vaccinati contro non vaccinati.
Responsabili e diligenti i primi. Irresponsabili e riottosi i secondi.
Occorre scatenare subito la guerra che c’è in gioco la salute e la sopravvivenza dell’intero genere umano. O almeno di quello con la croce rossa sul petto.

Dimenticavo una cosa, che vale per il prologo e per il tema: a dirci chi siamo non siamo noi. Quasi sempre è qualcuno che sceglie il colore della croce e ce lo dipinge sull’armatura.
Naturalmente qui non c’è alcun complotto e nessuna cospirazione, ma un vero pericolo, una vera epidemia planetaria; a parte i pipistrelli che hanno osato farsi mangiare crudi, i popoli barbari e trogloditi che hanno ignorato le regole del bon-ton eccetera.
E poi c’è la cura. Certa, sicura, efficace e innocua.
La paura della morte l’abbiamo appresa e vissuta per bene e adesso ci tocca riconoscere la salvezza subito dopo la puntura provvidenziale.
Guai, però, a chiedere. A fare o farsi domande.
Perché i buoni e i giusti hanno fede. Ma mica in Dio o Allah e Buddha, bensì nella scienza perfetta.
E che dice la madre di tutte le sapienze?
Formalmente è detto e scritto e insegnato che servono almeno 2-5 anni di sperimentazione pre-clinica (dall’avvio delle ricerche sulla risposta immunitaria) ed altri due anni prima che questa inizi e conduca a quella clinica su un campione progressivamente più nutrito. Per non correre rischi.
Ma – in pratica – oggi tutto questo è obsoleto, passato, vecchio e inutile.
Adesso basta passare direttamente alla sperimentazione clinica sul campione dell’intera umanità perchè la causa è giusta. A poco più di 16 mesi dall’inizio ufficiale della pandemia hanno già trovato la soluzione perfetta per alcuni miliardi di persone.
E quelli che l’hanno trovata sembrano gli stessi che hanno scelto il colore della croce. Quella che stanno dipingendo sul petto degli uomini, delle donne, dei ragazzi e infine dei bambini vaccinati.
Così che l’esercito dei buoni e dei giusti si possa riconoscere e possa finalmente scatenare la guerra contro gli altri.
E tornare a odiare, com’è naturale e semplice fare.
Senza dubbi e per una buona causa.

TAG: coronavirus, umanità, vaccino covid
CAT: società

Un commento

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  1. andrea-lenzi 2 mesi fa

    Articolo non condivisibile. O la salute è importante, o non lo è: nel primo caso chi non si vaccina e chi rifiuta il greenpass è un pericolo, Circa la “fede”: la fede nella superstizione (in primis quella religiosa) ha sempre portato problemi alla società civile. Il metodo scientifico non è fede nella scienza, ma un approccio razionale ai problemi, iterativo e con teorie e prove RIPETIBILI.

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